Viaggio nel Subbuteo – L’evoluzione delle miniature dagli anni ’70 ai giorni nostri

Come abbiamo scritto la scorsa settimana, le miniature sono alla base del successo del Subbuteo. E non solo perché si gioca con quelle, ma per l’indiscusso fascino che emanano, oggi come allora. Ripartiamo, dunque, da dove eravamo rimasti, vale a dire dalle HW (Heavy Weight) che quasi tutti quelli che erano ragazzi, negli anni ’70, hanno imparato a conoscere.

La base delle riproduzioni era formata dall’inner di una tinta completata dall’outer (la semisfera) di un’altra, riproducenti i colori sociali delle squadre. Chi non ricorda quelle italiane, nelle loro scatole accattivanti, che facevano bella mostra nelle cartolerie di allora le quali, come ben ricordiamo, vendevano anche giocattoli?

Ancora una volta sarà Maurizio, webmaster del sito https://conankrom.jimdofree.com/, a guidarci in questa meravigliosa passeggiata nella nostra infanzia e adolescenza che, sarà, lo speriamo, occasione, anche per i più giovani, di scoprire un mondo che non conoscevano. Lasciamo quindi a lui la parola.

“Si creò, con l’allargamento della produzione, una specie di codice cromatico. La base era del colore della maglia, e l’inner riportava quello dei pantaloncini. 60 anni più tardi, vale a dire ai giorni nostri, sarebbero diventati oggetti rari (e bramati dai collezionisti) gli abbinamenti di basi errati. In realtà, questo accadeva per la grande richiesta da parte del mercato, causa talvolta dall’irreperibilità immediata della combinazione giusta di basi inner.” Come sappiamo, ogni cosa che si discosta dalla produzione standard, in ogni ambito collezionistico, scatena un’asta. Per informazioni più dettagliate, chiedere agli appassionati di filatelia.

Foto: https://conankrom.jimdofree.com/

“La produzione aveva aspetti artigianali curiosi, perlomeno vista dagli occhi di noi uomini del 2020. Le squadre venivano infatti verniciate a mano da casalinghe del Kent, remunerate in base alla quantità di ‘squadre’ complete consegnate. In questo modo, venne prodotto un catalogo che comprendeva qualcosa come 350 squadre.”

“Per una ventina d’anni, vale a dire sino agli ’80, questa sarebbe stata la base della produzione delle miniature. Ci furono delle piccole variazioni rispetto agli originali, cercando di adeguarli a un mondo che, lentamente, cambiava. I ‘moulded’ presenti nelle confezioni complete di gioco, per esempio, divennero ‘moulded – walker’: l’omino impettito presentava così un piede più avanti rispetto all’altro. Molto più riuscito il ‘moulded – windged’, bellissima miniatura con baricentro basso e pantaloncini che sembravano mossi dal vento. Discutibile, invece, il ‘moulded – scarecrow’, con braccia leggermente allargate e una capigliatura lunga.”

Foto: https://conankrom.jimdofree.com/

Il grande limite delle miniature era però la loro fragilità. Se rovinavano al suolo dall’alto di un tavolo, per esempio, la loro sorte era quasi sempre segnata. C’erano solo due modi per ovviare all’inconveniente: fissare il campo a una base di legno, mettendo delle protezioni laterali (ma ci volevano madri permissive e, soprattutto, spazi adeguati che, a quell’epoca, nei piccoli appartamenti in città, erano spesso utopici), oppure giocare con il campo steso sul pavimento: un’eresia che avrà fatto rabbrividire i puristi che ci stanno leggendo.

Chi ha la nostra età, ed è stato possessore del Subbuteo, ricorderà i tanti omini con i piedi affogati nella colla o (orrore!) fusi con un accendino sopra le basi da parte di chi credeva, così facendo, di migliorane la tenuta. In ogni caso, sono stati in molti a piangere, ai tempi: le squadre costavano, le mance dei nonni erano contingentate. Vita difficile, insomma.

Il problema, tuttavia, era sentito anche nel Regno Unito. Facciamoci quindi raccontare da Maurizio come si cercò di risolverlo. Negli anni ’80 venne seriamente affrontata la questione della fragilità delle miniature. La connessione tra omino e barretta era infatti troppo fragile e quando gli stessi, inevitabilmente, cadevano dal tavolo di gioco, finivano così per fratturarsi o rompersi. Purtroppo la soluzione non fu la migliore: si decise infatti di cambiare le fattezze delle miniature, con l’idea di migliorarne la resistenza all’urto, facendo anche un restyling, nell’ottica di ampliare la quota di mercato.”

“Nacquero così gli ‘Hybrid’. Le miniature mantenevano la morfologia degli HW: tuttavia, presentavano le gambe più chiuse e avevano i piedi appoggiati non più su una barretta, ma su un piolo. Per questo motivo, era stato modificato l’inner, che non aveva più la fessura in cui veniva incastrata la barretta ma un foro, dove veniva collocato il sostegno.”

“Le riproduzioni avevano però perso la precisione degli omini HW. Il viso era infatti incavato; pochi dettagli di scarpe e mani. In definitiva, una figura nuova, più lineare e leggera ma ugualmente amorfa, come una foto mossa. In omaggio ai film che andavano allora per la maggiore, venne coniato per loro l’affettuoso nomignolo di ‘Zombie’. Altra caratteristica di questa produzione erano la testa tonda a fiammifero, non più caratterizzata da una pettinatura finemente cesellata, nonché le braccia dritte e non minuziosamente scolpite in posa plastica e naturale. Niente scarpe o calzettoni, tutto liscio.”

foto da https://conankrom.jimdofree.com/

Questa produzione interlocutoria non incontrò particolarmente il successo del pubblico, che era più esigente. Venne così accantonata fino alla creazione della miniatura LW (Light Weight), caratterizzata da una forma più snella rispetto all’HW. Portava i capelli a caschetto, ma era sicuramente meglio definito nei dettagli della scultura e, soprattutto, più resistente.

Ma la grande novità, il punto di forza della nuova produzione fu la stampa di colore a macchina. L’innovazione tecnologica mandò in pensione le signore che dipingevano a mano le squadre ma, soprattutto, consentì la creazione di un catalogo enorme. La scelta era tra oltre 1300 squadre, che presentavano dettagli difficilmente riproducibili a pennello.

A credere nello sviluppo del gioco fu la Hasbro che, a metà degli anni ’90, come vi abbiamo già riferito nella prima parte di questo fantastico viaggio, effettuò l’acquisizione del marchio Subbuteo. La tecnologia consentiva infatti una produzione adeguata ai continui cambi delle divise da parte delle compagini originali e finezze come la riproduzione di giocatori di colore. Le miniature riproducevano le divise delle compagini militanti nella Premiership, con tanto di sponsor.

Foto: https://conankrom.jimdofree.com/

Nuvole nere, però, si addensavano sul futuro del calcio in punta di dito: i videogiochi. Le versioni sempre più aggiornate dei programmi di simulazione di calcio elettronico consentivano (e consentono) di giocare con effetti, simulazioni, squadre e fisionomie dei giocatori sempre più simili alla realtà. Può non piacere, ma è il presente e il futuro (perlomeno prossimo) dei passatempi in casa. Il destino del Subbuteo era quindi segnato.

È ancora Maurizio a raccontarci degli anni più bui: Nel 2004 si cercò di resuscitare il Subbuteo, morto per soffocamento dovuto all’ormai stabile successo di videogiochi e passatempi digitali, riproponendo quello delle origini. L’idea fu quindi di creare omini in cartone plastificato riproducenti le foto dei giocatori veri, rincorrendo la realtà virtuale dei vari FIFA e PES, appoggiati alle basi. L’idea si rivelò un flop clamoroso, visto che non fu accettata dai vecchi appassionati, e non ne avvicinò di nuovi.”

“Nel 2009, in un’epoca dove in edicola, allegato ai giornali, si trovava di tutto, fu la casa editrice Fabbri a fare un tentativo. Venne così creata ex-novo una collana di squadre storiche, strizzando l’occhio ai vecchi appassionati e ai ragazzi di oggi. Le miniature erano delle classiche LW, con basi più leggere. Non si trattava di una produzione eccelsa dal punto di vista delle prestazioni di gioco: tuttavia, le ricordiamo per l’eccellente stampa di colorazione delle squadre. Degne di nota, in particolare, le riproduzioni di Boavista e Croazia.”

Foto: https://conankrom.jimdofree.com/

A livello personale, le avevamo viste,e più di un pensierino ce lo avevamo fatto. Ma la paura di dover affrontare le ire della consorte per una riduzione degli spazi in casa e, soprattutto, il poco tempo disponibile per giocare e la mancanza di sodali interessati, ci avevano fatto desistere prima ancora di partire.

L’ultima produzione di squadre Subbuteo ufficiali è datata 2012. Le miniature, tuttavia, hanno poco da spartire con quelle classiche. sono infatti realizzate in gomma (quindi indistruttibili…), con basi non più semisferiche e basculanti ma piatte, stampate ovviamente a macchina. La produzione è a cura della Netcam che ha acquisito il marchio Subbuteo dalla non più interessata Hasbro.

Foto: https://conankrom.jimdofree.com/
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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.