Buon compleanno, Italia ’90 – Vicini azzecca ancora i cambi, gli azzurri volano con Totò Schilla-tris e Aldo Seren-ità. Con Vialli, invece, è Guerra Fredda

Due delle otto partite degli ottavi di finale di Italia 90 sono vetrine luccicanti di coppe, trofei e allori di ogni tipo. Propongono confronti tra i maggiori detentori della Coppa del Mondo. Se a Torino, infatti, si gioca il “superclasìco” tra Brasile e Argentina, a Roma va in scena la sfida tra Italia e Uruguay. Per un totale di cinque coppe del mondo a partita, dieci sulle quattordici edizioni fin lì disputate. Comandano italiani e brasiliani con tre titoli, seguono i cugini argentino-uruguagi con due.

La partita contro la Cecoslovacchia, che ci ha regalato spettacolo, certezze e primato nel girone, consente ad Azeglio Vicini di ripartire, cinque giorni dopo, con un’idea più chiara sull’undici da schierare. Innanzitutto la coppia d’attacco che, anche a furor di popolo, non può che essere composta da Baggio e Schillaci. Quanto a Vialli, tenuto fuori per un misterioso infortunio e, con il passare dei giorni, tacciato dalla stampa di mali immaginari per coprire i dissapori con il Ct, il 22 giugno, a tre giorni dalla partita, esplode con i cronisti: “Vi prego di credermi, sono un uomo completamente felice, non un giocatore distrutto. E certi giudizi medici li prendo con beneficio d’inventario”. La sua battaglia personale contro il mondo continua. La difesa è blindata, con Zenga estremo difensore ed una linea “Maginot” di ferro armata da Bergomi, Baresi, Ferri e Maldini. A centrocampo, Vicini deve fare a meno di Donadoni per un infortunio muscolare, così gioca Nicola Berti. Al suo fianco, Giannini e De Napoli in cabina di regia, il diligente De Agostini sulla sinistra. La formazione è servita. Italia (4-4-2): Zenga; Bergomi, Baresi, Ferri, Maldini; Berti, Giannini, De Napoli, De Agostini; Baggio, Schillaci. Ct. Azeglio Vicini. 

L’Uruguay si è qualificato con agilità ai mondiali, nel gruppo A della Conmebol ha fatto fuori Bolivia e Perù, sostenuta dai cinque gol di Ruben Sosa, la stella della Lazio. Una volta in Italia, però, la Celeste ha fatto molta fatica nel suo girone con Spagna, Belgio e Corea del Sud. Dopo lo 0-0 dell’esordio contro gli iberici, è arrivata una sonora sconfitta per mano dei fiamminghi, un 3-1 mai messo in discussione. Per trovare il pass degli ottavi, dunque, serve battere la Corea del Sud e sperare negli incastri degli altri gironi per risultare tra le migliori terze. Ai piedi degli spalti semi-deserti dello Stadio Friuli di Udine, la partita è scialba e senza emozioni. Al 91’, però, la svolta: Daniel Fonseca conquista un calcio di punizione sulla trequarti. Arriva un pallone in area troppo alto per i mingherlini difensori coreani, così lo stesso Fonseca, senza nemmeno saltare, orienta la testa verso l’angolo lontano e la palla finisce in rete. 1-0 soffertissimo e qualificazione strappata per i capelli.

Sull’onda dell’entusiasmo per il brillante girone di qualificazione, invece, l’Italia approccia a questa partita con sicurezza, ma un pizzico d’ansia c’è. Siamo i padroni di casa e la partita è pur sempre secca: fallire l’occasione significa andare a casa, un’umiliazione da evitare a tutti i costi. In più, la nostra tradizione contro l’Uruguay, fin lì, è tutt’altro che lusinghiera. La prima sfida risale al 1928, Olimpiadi di Amsterdam: finirà 3-2 per la “Celeste”, che rimonta il gol del nostro Baloncieri e rende vano il punto finale di Levratto. Poi il pari senza gol del ’70 al mondiale messicano, l’unica vittoria in amichevole dieci anni più tardi, a Milano, con gol di Ciccio Graziani e un’altra sconfitta nel 1981 al Mundialito per 2-0. Per ultimo, il pari del 1989, a un anno da Italia ’90. Al Bentegodi di Verona la partita finisce 1-1 e firma il suo primo gol in nazionale Roberto Baggio. E che gol, un calcio di punizione perfetto che spiazza il portiere, immobile e sconsolato Pato Aguilera, su assist di tacco di Ostolaza, fisserà il risultato.

Fin lì comparsa, ci si aspetta che Rubèn Sosa viva finalmente una notte da protagonista, ma il Ct Tabarez davanti ha grande scelta ed il laziale non rientra nell’undici titolare. Il suo 4-4-2 molto abbottonato prevede Alvez in porta; in difesa Pinto, Gutierrez, de Lèon e Dominguez; a centrocampo Ostolaza, Perdomo e Pereira, con il grande Enzo Francescoli a fare la spola tra le linee e liberare spazi per gli inserimenti di Pato Aguilera. La punta è il cagliaritano Fonseca. Uruguay (4-4-2): Alvez; Pinto, Gutierrez, de Lèon, Dominguez; Ostolaza, Perdomo, Pereira, Aguilera; Francescoli, Fonseca. Ct. Tabarez.

L’arbitro è l’inglese George Courtney, uno dei più famosi e longevi direttori di gara internazionali degli anni ottanta. In Premier League dal 1974, divenne arbitro FIFA nel 1977, restandovi per ben 15 stagioni, fino all’età di 50 anni. L’IFFHS lo porrà nel 1990 al terzo posto tra i migliori fischietti della stagione. Attualmente svolge il ruolo di delegato UEFA durante le partite di Champions League ed Europa League.

Comincia la partita e subito la coppia frizzante Baggio-Schillaci costruisce un’azione in velocità in cui il fantasista arriva a pennellare un bel cross in area ed il bomber siciliano, in semi-rovesciata, manda la palla fuori di poco, scatenando “l’oooohhhh” dei tifosi dell’Olimpico. Pizzul sentenzia: “L’avvio è promettente”. L’Uruguay pensa solo a difendere e a distruggere le iniziative degli avversari, mordendo anche alle caviglie se è necessario. Al 5′ Schillaci, servito sempre da Baggio con un colpo di nuca, ha un’altra occasione, ma si lascia anticipare dal portiere Alvez. Gli azzurri attaccano, ma non segnano e, pian piano, finiscono nelle sabbie mobili del palleggio corto uruguagio. A soffrire, più di tutti, è Giannini, che non riesce ad entrare in partita e non ispira la manovra. L’assenza di Donadoni pesa, De Napoli sembra goffo sul pressing avversario e, su un suo avventato retropassaggio, innesca malauguratamente Aguilera. Bergomi lo rincorre e prova a falciarlo alla vecchia maniera, ma senza fortuna. Per nostra buona sorte l’attaccante genoano non calcia bene e per Zenga la parata è più per i fotografi. Si va al riposo, dunque, sullo 0-0 e il nervosismo già si misura con il termometro.

Ancora una volta, però, Vicini azzecca le mosse nella ripresa: fa scaldare Ancelotti, Vierchowod, Vialli e Serena e al 7’ entra in campo l’interista, fin lì un comprimario, per dar vigore all’attacco. Esce, infatti, uno spento Nicola Berti e adesso giochiamo con due punte (c’è già Schillaci), più due fantasisti (Baggio e Giannini). Un atteggiamento spregiudicato, ma doveroso. Da buoni padroni di casa. Entra, per i sudamericani, anche Ruben Sosa. Al 10’ Schillaci si avventa su un lungo lancio dalle retrovie di Baresi, giudicato innocuo, e prova a dare la zampata vincente, ma Alvez in uscita riesce a deviare la palla con il braccio. Viaggiamo ora sulle ali dell’entusiasmo, riusciamo a creare con maggior velocità e al 21’ la partita cambia: spalle alla porta Baggio addomestica docile un bel pallone, lo serve a Serena che subito vede l’inserimento di Totò. L’assistenza gli arriva puntuale, passando tra le gambe di Gutierrez e Schillaci, dal limite dell’area, scaraventa tutta la potenza del suo sinistro e buca violentemente Alvez. La rete si gonfia, gli spalti dell’Olimpico ululano e fanno schizzare i sismografi alle stelle. Gol, 1-0 e siamo in vantaggio! Per Schillaci è il terzo gol nel mondiale, è indubitabilmente lui il nostro bomber. Durante l’esultanza, Baggio gli tira la maglia così forte da scaraventarlo a terra, si forma un capannello di gambe e busti azzurri. La sensazione è di esserci tolti di dosso la paura. L’Uruguay dovrebbe cercare di riversarsi in avanti per arrivare al pareggio e portare la sfida ai supplementari, ma le gambe non seguono ciò che la testa suggerisce, la stanchezza si fa sentire. Le idee, soprattutto, scarseggiano. Così, all’83’, chiudiamo i conti: punizione dal vertice destro dell’area di rigore di Giannini, palla crossata al centro dell’area e inzuccata di Serena, nemmeno troppo difficile, che manda la palla in rete alla destra di Alvez. Gol, 2-0, le porte dei quarti di finale si spalancano!

A fine partita piovono complimenti sulla Nazionale e su Schillaci, perfino Gigi Riva si emoziona e commenterà: “Il gol di Totò? Un tiro come quelli dei miei”. Sulla stessa linea anche Azeglio Vicini: “Il gol di Schillaci é stato molto importante. Totò non si e ancora meritato un monumento, ma è sulla buona strada…”. Il ct, quasi come a prevenire le solite discussioni, gonfia subito il petto per il cambio vincente di Serena: “Ora mi dite che è stata una scelta azzeccata, però io credo che le scelte, quando si vince, sono sempre azzeccate”. Lancia, poi, la solita frecciatina a Vialli, in quella che è una vera e propria Guerra Fredda: “Gianluca si scaldava con altri tre giocatori. Poi ho deciso di non farlo entrare. Ora spero che recuperi. Per la verità, spero che recuperi anche Donadoni. Uno come lui, in una partita come questa, ci sarebbe stato utilissimo”. Infine, fornisce un presagio che, ahinoi, si rivelerà azzeccato in seguito: “Mi auguro che la fatica non esca fuori alla distanza, perché io ho paura che un po’ di fatica già ci sia”.

Non può che pavoneggiarsi anche il presidente federale, Antonio Matarrese: “La vittoria contro l’Uruguay, se posso dirlo, ha un nome: quello di Vicini, io Vicini l’ho cominciato a conoscere agli Europei di Germania, ora lo conosco meglio. E devo dire che è un uomo fortunato che ama la sfida: mi piace”.

La quarta notte magica ci ha dato ancor più convinzione. Per vincere la coppa servono solo tre partite, si comincia sabato 30 Giugno contro l’Eire. Sarà stanca, dopo aver prevalso soltanto ai rigori contro la Romania a Genova? E noi, come staremo?

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Laureato in Scienze della Comunicazione, a Salerno. Master in Giornalismo IULM, a Milano; Giornalista professionista.