Svezia: il calcio insorge contro il governo

In Svezia, ormai, dopo l’incontro di venerdì tra i rappresentanti del governo e le rappresentanze del calcio professionistico, è guerra aperta tra le parti. Come vi avevamo anticipato via Twitter nell’immediato, le reazioni al mancato via dei campionati da parte delle autorità sanitarie nazionali (piuttosto veementi, a dire il vero) da parte della Svenks Elit Fotboll e di qualche dirigente di società non si sono fatte attendere.

La posizione da parte delle autorità è stata infatti chiara e inequivocabile. Ai rappresentanti della SEF e della SvFF (Lega e federazione svedese) che chiedevano disco verde per far disputare, dall’1 giugno, i quarti di finali della Svenska Cupen, preludio del via, a metà dello stesso mese, dei campionati professionistici, il governo ha però opposto un diniego.

“Trovo difficile capire il disinteresse mostrato dalla FHM (l’autorità sanitaria svedese – ndr) rispetto al fatto che tutti gli sport professionistici in Svezia siano stati sottoposti a un divieto, a differenza di altre attività”, ha dichiarato il presidente della SEF Lars-Christer Olsson in un comunicato stampa. Che ha poi rincarato la dose:“Abbiamo elaborato un protocollo dettagliato. Trovo difficile capire perché qua si arrivi a conclusioni diverse da quelle di altri Paesi europei.”

La risposta delle autorità svedesi non si è fatta attendere. Nel pomeriggio di venerdì, nel corso della conferenza stampa quotidiana sulle problematiche imposte dalla pandemia, alcuni giornalisti hanno posto all’epidemiologo di stato Anders Tegnell delle domande sul calcio.

Ecco la risposta del medico (Fotboll Sthml): “Non vediamo il calcio come situazione particolare: vogliamo evitare di trattarlo separatamente dal resto. È nostra opinione che solo alla fine di maggio avremo una quadro più preciso di quale sarà la diffusione dell’infezione in diverse parti della Svezia. A quel punto, potremo fare la scelta migliore.”

Chi non l’ha presa per niente bene (tra gli altri) è stato Björn Wesström, dirigente dell’AIK, che ha tuonato tramite il sito ufficiale del club. Ecco cosa riporta Fotboll Shtml: “Personalmente, credo sia una gestione poco chiara (a dire il vero è stato molto, molto più esplicito: ‘Jag kan tycka på ett personligt plan att det är jävligt nonchalant hanterat’ –  ndr). Il calcio ha impiegato tempo, energia e tante risorse per spiegare come svolgere la propria attività senza contribuire alla diffusione dell’infezione. Quindi penso che le autorità dovevano rispondere in modo più dignitoso rispetto all’invio, in trattativa, di due avvocati senza competenze specifiche.”

Il dirigente ha quindi continuato sulla stessa frequenza“Abbiamo anche chiesto all’Agenzia di sanità pubblica di non vedere il calcio nella sua interezza, ma di ragionare diversamente su chi fa di questo una professione, e che può dare garanzie precise su uno svolgimento fatto in modo tale da non contribuire alla diffusione dell’infezione. A oggi, siamo l’unica categoria professionale che non può lavorare. Abbiamo quindi deciso di alzare il livello del dibattito pubblico: vogliamo dare risposte precise a chi ci chiede come intendiamo lavorare senza mettere a rischio la salute pubblica.”

Il presidente dei gialloneri Robert Falck, in una lettera aperta pubblicata sul sito del club, è stato molto più esplicito: “Se la chiusura continuerà, non ci si dovrà porre la domanda se i club falliranno, ma quando. Il calcio professionistico è a un livello differente da quello amatoriale: investe molto denaro, dà lavoro a migliaia persone, i cui impieghi oggi sono a rischio. Non è solo il divertimento nostro e dei tifosi che vengono allo stadio.”

Anche in Scania la situazione è vista con preoccupazione. Fotboll Skåne ne ha parlato con Joel Sandborg, direttore sportivo dell’Helsingborgs. “Non riusciamo a comprendere perché i campeggi aprano e non si possa giocare a pallone. Ci è stato detto che il calcio creerebbe problemi anche se giocato a porte chiuse, per via degli assembramenti nei bar dove vengono trasmesse le partite. Questi esercizi hanno loro regole, che rispetteranno. Non siamo responsabili per ciò che accade in realtà diverse dalla nostra.”

“Stiamo lavorando su un piano che prevede la ripresa a metà giugno. Andare oltre ci creerebbe grossi problemi. SEF e SvFF hanno fatto un grande lavoro in appoggio alle società. Purtroppo, abbiamo una controparte che non ha una conoscenza adeguata del calcio professionistico. Il prossimo passaggio sarà sensibilizzare tutte le parti interessate (sponsor, tifosi e, speriamo, le nostre città e i comuni) in modo che siano consapevoli delle responsabilità che ci assumiamo.”

“Ci siamo dati delle regole attraverso un protocollo. Speriamo che tutte le parti interessate diano vita a un dibattito. Abbiamo un divieto professionale, non possiamo lavorare. Oltre un certo limite, c’è il fallimento. A pagarne le conseguenze, sarebbero anche persone che non c’entrano nulla. Penso ai tifosi più anziani, che ci contattano dicendo ‘Non si può andare allo stadio, non c’è calcio in TV. Siamo così tristi a casa!’ “

“Il calcio va visto in una prospettiva più ampia, visto che abbiamo un ruolo sociale. Si parla di calcio, sia guardando una partita, sia in altri posti: al telefono, in ufficio durante le pause. Ora porti via quella gioia e quel valore. In un momento in cui molti anziani sono costretti a stare in casa, potremmo perlomeno far loro vedere le partite in TV, prima di riaprire gli stadi al pubblico.”

Situazione difficile, quindi. Come sappiamo, la Svezia (a oggi circa 30.000 contagiati e quasi 3.700 deceduti – Fonte: https://gisanddata.maps.arcgis.com/) ha avuto un approccio differente al virus, che oggi viene criticato da una larga parte dell’opinione pubblica, ma difeso dalle autorità. Restando sul calcio, come sappiamo sabato è partita la Bundesliga ma, soprattutto, in Danimarca e Norvegia, quindi in realtà sociali paragonabili, ma dove le chiusure erano state più rigide, c’è il via libera per iniziare i campionati tra poche settimane. Ed è questo il fatto che non va giù ai dirigenti delle società calcistiche.

A oggi, quasi sicuramente, la Svenska Cupen non potrà riprendere. Tuttavia, si spera che il dibattito che s’infuocherà nei prossimi giorni porterà a una svolta. O, perlomeno, questo si augurano gli addetti ai lavori.

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.