Lugano, panchina corta e attacco deficitario


Il Lugano, domenica, ha perso la “Partita che non si doveva perdere”. Il fondo classifica resta a distanza di sicurezza (7 lunghezze): tuttavia, il Lucerna, alla terza vittoria consecutiva, si è momentaneamente allontanato dalla zona calda, lasciando ai soli ticinesi e al Sion l’onere di tenere a distanza Thun e Xamax.

La situazione è ancora matematicamente sotto controllo: il vantaggio e la buona differenza reti consentono alla compagine di Jacobacci di guardare al futuro prossimo senza troppi patemi. Però è oggettivo che i ticinesi, nel girone di ritorno, sono la squadra che, con Sion e Xamax, ha fatto meno punti (solo 1 in 3 partite). Invertire la rotta appare quindi fondamentale, per guadagnare la permanenza in massima serie prima possibile.

Discorsi già fatti in altre occasioni. La realtà è che un risultato positivo nel Berner Oberland, unito alla sconfitta casalinga dello Xamax, avrebbe permesso di trovare una tranquillità che poteva consentire di affrontare il futuro con un animo diverso. Con 6 punti in queste 2 partite, la salvezza, per i sottocenerini, sarebbe stata quasi certa. Al contrario, ne è arrivato solo uno, come sappiamo: il resto è conseguenza.

Jacobacci, a fine partita, è apparso rammaricato (FC Lugano): “Andare subito in doppio svantaggio per due palle ferme ci ha sorpresi. Però abbiamo reagito, trovando il rigore. Peccato il loro terzo gol: secondo me andava annullato per un fallo di mano, ma il VAR è stato di un altro avviso. Sotto di due gol non abbiamo però mollato: ci abbiamo provato sempre, siamo mancati negli ultimi 30 metri.”

“Non è semplice intervenire a partita in corso, soprattutto quando sei sotto. Ai ragazzi non posso rimproverare niente: ci hanno creduto sino in fondo, hanno cercato in tutti i modi di pareggiare. E lo avrebbero meritato.”

Nella partita che abbiamo visto noi, seppure non dal vivo, la squadra è apparsa invece deficitaria nella quasi totalità dei suoi elementi. A salvarsi, Baumann (nessuna colpa sulle reti subite e, anzi, qualche buon intervento nel corso dell’incontro), Sulmoni, Marić (ancora in gol) e, seppure per pochi minuti, Holender.

Il Lugano appare spesso incapace di cambiare ritmo. Poche idee, difficoltà a concretizzarle e, dall’inizio del ritorno, anche una certa fragilità difensiva (7 gol incassati in 3 partite). In definitiva, fa bene il presidente Renzetti a non essere del tutto tranquillo, fermo restando il vantaggio in classifica, ancora rassicurante.

I problemi sono concentrati sulla rosa. Costruita per affrontare tre competizioni, è stata ovviamente sfoltita dopo la sosta invernale. Tuttavia, a partire sono stati elementi che, oggi, a causa di infortuni e squalifiche, fanno sentire la loro mancanza, soprattutto in mezzo al campo e davanti.

C’è poi anche la scarsa fiducia nei giovani: il San Gallo, in fondo, è in testa alla classifica con una formazione verde, e non solo per il colore delle maglie. Stergiou, per dire, è un 2002; Mulheim un ’98, come Lethard, Bakayoko, Guillemenot e Demirović. Fazliji è un ’99, Babic un ’97 e lo stesso Itten, a voler ben vedere, è un ’96. Guidotti, definito spesso in Ticino giovane e inesperto, è tutto sommato un ’99.

Di fatto (lo diciamo da tempo, in buona compagnia naturalmente, visto che è un fatto oggettivo) i sottocenerini stanno giocando senza una prima punta. Gerndt (con problemi fisici che lo stanno limitando moltissimo), Bottani e Holender, infatti, non lo sono. Domenica, nell’assalto finale, addirittura Čovilo si è trovato a cercare il gol: ma, fuori forma, non è stato in grado di arrivare per primo su una ghiotta seconda palla che, se insaccata, avrebbe potuto rendere la trasferta nel Berner Oberland meno amara.

Si parla, quindi, di mercato. Tuttavia, non è facile per la società trovare un attaccante che rientri nelle caratteristiche necessarie: capacità di trovare la porta, facilità di ambientamento, adeguata forma fisica. Appare evidente che chi ha giocatori in queste condizioni se li tiene stretti o, per cederli, chiede cifre fuori portata. A queste condizioni, il lavoro di Renzetti diventa davvero complesso; ed è giusto domandarsi se non abbia più senso non portare nessuno a Cornaredo, piuttosto che fare arrivare un profilo inadatto.

Per il tecnico il momento attuale è soprattutto frutto di una questione di testa: la squadra è deconcentrata, impaurita e poco fiduciosa dei propri mezzi. Noi vediamo anche un problema fisico e atletico (scarsa lucidità sottoporta, incapacità di cambiare ritmo quando serve, qualche infortunio muscolare di troppo): ma, a nostra precisa domanda, Jacobacci ha negato che la problematica esista.

Certo, il primo tempo di San Gallo ci era piaciuto parecchio: avevamo visto una squadra capace di tenere il campo, di rompere le trame offensive avversarie, di cercare anche gli affondi, sfruttando gli spazi lasciati dagli avversari. Poi, quei 5′ della ripresa hanno fatto precipitare i bianconeri in un baratro dal quale, finora, non sono stati capaci di uscire. E lì, probabilmente, ha ragione il tecnico, quando parla di atteggiamento mentale.

Domenica, a Cornaredo, arriverà lo Young Boys: cliente difficilissimo. All’andata, fini 0-0, con i bianconeri che si fecero preferire per larghe parti dell’incontro. Oggi, i bernesi non sono ancora del tutto a posto, come ha dimostrato la partita di Lucerna della scorsa settimana. Tuttavia, per fare risultato bisognerà sfruttare gli spazi che i gialloneri, di solito, concedono agli avversari.

L’altro aspetto con il quale i ticinesi dovranno confrontarsi è la grande fisicità dei campioni svizzeri i quali, normalmente, tendono a sovrastare chi si trovano di fronte, soprattutto a centrocampo, in virtù di questa loro caratteristica. In definitiva, ci sarà da lottare per fare risultato; tuttavia, questo potrebbe regalare ai bianconeri gli stimoli giusti per fare una buona prestazione.

Chiudiamo con un lutto: è morto ieri Remo Pullica, ex difensore del Lugano negli anni ’60. Originario del modenese, dov’era nato nel 1938, con i sottocenerini si aggiudicò la Coppa Svizzera nella stagione 1967-68. Al termine della carriera rimase legato all’ambiente, dov’era molto conosciuto e apprezzato per le sue doti umane. Alla sua famiglia e al FC Lugano vanno quindi le nostre condoglianze e quelle della redazione tutta.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.