Il triste inverno di Giroud

Alla fine di gennaio, nessuno si sarebbe aspettato di vedere Olivier Giroud ancora con la maglia del Chelsea. Nemmeno lui, che con tanta ansia aveva atteso l’inizio del calciomercato invernale per scappare da Stamford Bridge e salvare il salvabile della peggior stagione della sua carriera, vissuta ai margini della rosa come non gli era mai capitato prima. Del francese si è parlato per tutta questa sessione, senza che mancasse un giorno in cui fosse avvicinato a questa o quell’altra squadra. Giustamente, perché l’ex Arsenal e Montpellier è un attaccante che, nonostante l’età avanzata, può garantire ancora esperienza, tanto ottimo gioco spalle alla porta, fisicità e anche gol pesanti, pur non essendo particolarmente prolifico. E, alla fine, invece, si è scoperto che tutte quelle parole erano vuote di qualsiasi risvolto pratico.

Per metà mese, anzi, è stato praticamente un giocatore dell’Inter, a sentire giornali e televisioni. Un affare che era già scritto, bisognava soltanto trovare gli accordi formali, se si doveva attendere così tanto era giusto per i dettagli. Hanno aspettato tutti, convinti che prima o poi la trattativa sarebbe andata in porto: ci sperava Giroud, ma soprattutto Conte, che tanto a lungo ha ricercato una punta alternativa a Lukaku, che ora si ritroverà a dover gestire di fatto da solo quel ruolo, con gli impegni di Europa League, campionato e Coppa Italia in arrivo. E, invece, proprio negli ultimi giorni di mercato ci si è accorti che quell’attesa non avrebbe più portato a nulla. Una questione economica, secondo alcuni, mentre per altri era il Chelsea che aveva fatto muro, perché senza un nuovo arrivo in attacco non ci sarebbe stata nessuna cessione.

Proprio su questo punto, Lampard è stato intransigente fino alla fine. È vero, il francese ha trovato poco spazio nella prima parte di stagione (appena 282′ in tutte le competizioni), perché il tecnico inglese aveva dato il via già dall’estate a un rispolvero di quei giocatori ormai non più considerati utili ai Blues, soprattutto in ottica futura. Ma, dal punto di vista numerico, la rosa dei londinesi non è certo abbondante e, in un modo o nell’altro, una terza punta può sempre tornare utile. Poco importa che non abbia minuti nelle gambe, che sia di fatto separato in casa e con un contratto in scadenza in estate destinato a non essere rinnovato. Giroud serviva ormai solo per questo e senza sostituto, tutte le offerte sarebbero state respinte.

Nelle ultime ore di mercato, sono arrivati anche Tottenham e Lazio per proporre al francese una via d’uscita. Quello con i biancocelesti sarebbe stato quasi un matrimonio romantico, un po’ sulla linea di quanto accadde con Klose: un attaccante di livello internazionale che, ai termini della sua carriera, si gode gli ultimi anni nella Capitale, dando personalità ed esperienza alla rosa. Caratteristiche che, nella corsa almeno alla Champions League, se non addirittura al titolo, avrebbero fatto comodo alla squadra di Inzaghi.

No, no e ancora no: il Chelsea non ha fatto un passo indietro, anche per non scontentare ulteriormente un Lampard già irritato per il mercato immobile in entrata dopo le promesse di grandi colpi. Giroud resterà nella sponda blu di Londra, non si sa bene a fare cosa. Salvo sorprese, non gli rimarrà che osservare dalla panchina o dalla tribuna i compagni, nella speranza di una chiamata che diventa sempre più difficile. Perdere una stagione intera a 33 anni pesa e rischia di rovinarti anche il finale di carriera, perché non è detto che si recupererà più il ritmo di un tempo. Ma, soprattutto, ora il buon Giroud guarda preoccupato all’estate, quando sarebbe arrivato il vero appuntamento che attendeva: gli Europei con la Nazionale francese, probabilmente l’ultima competizione importante che avrebbe potuto disputare con i “galletti”. Se sarà chiamato, è solo perché Deschamps è l’allenatore che ha meglio capito il modo di giocare dell’ex Arsenal, forse ancora utile per avere una punta di peso. Ma è l’unica luce di speranza a cui attaccarsi per l’attaccante nell’inverno più buio della sua avventura nel mondo del calcio.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.