I “flop” degli Anni ’10 – Che fine ha fatto… Michu?

Concluso da pochi giorni il decennio 2010-2019, abbiamo voluto analizzare alcuni dei più clamorosi “flop” del calcio italiano ed europeo, analizzando le storie di quei giocatori arrivati con grandi attese e, invece, rivelatesi delle enormi delusioni. Rispondendo così all’inevitabile domanda che ogni tanto ci poniamo a tempo morto o mentre si parla con gli amici: ma che fine ha fatto?

C’è stato un momento nella carriera di Michu in cui tutto, improvvisamente, sembrava possibile. Quei momenti magici in cui qualsiasi cosa si faccia, si trasforma in un successo, un colpo da maestro, un gol. Poi, però, le cose possono cominciare a non girare più e, da lì in poi, si entra in un vortice da cui non si riesce più a uscire. Un giocatore che sembrava essere diventato uno degli attaccanti più forti d’Europa e che, invece, è finito per diventare un oggetto misterioso al momento di dimostrare il proprio valore in una “big”.

Cresciuto tra Real Oviedo e Celta Vigo, la carriera di Michu ha preso una svolta improvvisa nella stagione 2011-2012, quando firmò con il Rayo Vallecano, diventandone in una sola stagione il punto di riferimento offensivo: lo spagnolo si presentava come un attaccante moderno, capace di spostarsi in più posizioni, ma anche con un buon fisico che gli permetteva di fare bene pure sul gioco fisico. E proprio in quell’annata si scoprì bomber molto prolifico, segnando 17 reti in 39 presenze. Prestazioni che non sfuggirono agli osservatori dello Swansea, che decisero di fare un’offerta importante per assicurarselo per la stagione successiva. E la scelta si rivelò un successo: sotto la guida di Laudrup, Michu realizzò 22 reti in tutte le competizioni, guidando i gallesi a una storica qualificazione ai preliminari di Europa League per l’anno successivo e alla vittoria della  prima Coppa di Lega della storia dei “Black Swans”.

Quello fu un anno magico per Michu: prestazioni spettacolari anche contro “big” importanti, quinto posto nella classifica marcatori, miglior giocatore della stagione per lo Swansea e anche la prima (ma, in realtà, destinata a rimanere ultima) convocazione nella Nazionale spagnola nell’ottobre 2013. In un momento così perfetto, soltanto gli infortuni riuscirono a rallentare la sua imponente crescita: dei problemi al ginocchio prima e alla caviglia poi ne condizionarono al stagione, facendolo tornare a una triste “normalità”. Eppure, proprio quando la fortuna non sembrava assistere, arrivò la chiamata della vita: quella di Rafa Benitez, ai tempi allenatori del Napoli. Il tecnico spagnolo voleva un attaccante fisico, moderno ed era convinto di poter far rinascere il Michu delle due stagioni devastanti e decise così di assicurarselo in prestito.

Sarà soltanto una grande illusione e una scommessa decisamente persa per gli azzurri: i problemi fisici non lasciarono scampo a Michu nemmeno al “San Paolo” e, alla fine, collezionò appena 6 presenze, senza mai segnare e restando nell’anonimato di quella stagione. A ottobre, tornarono a fare sentire i problemi al ginocchio e, di fatto, la sua stagione finì lì. Fu inevitabile il ritorno allo Swansea, ma dopo pochi mesi dovette firmare la rescissione. Troppi infortuni, tanto da fargli valutare il ritiro anticipato dal calcio giocato. Alla fine, decise soltanto di rimandarlo, tornando così in Spagna per andare a giocare nella squadra allenata dal fratello in quarta serie, il Langreo, dove riuscì a trovare un minimo di serenità e continuità in campo.

Che fine ha fatto?

Alla fine, Michu ha deciso di ritornare lì dove tutto era cominciato, firmando con il Real Oviedo, allora in seconda serie, un contratto annuale. Ma proprio quell’esperienza sancì la fine della sua carriera: tre gol in 28 presenze, numeri da incubo per un giocatore ormai diventato irriconoscibile. E così, a 31 anni, lo spagnolo dovette mettere fine alla sua carriera, facendolo tra l’altro attraverso una lettera che aveva fatto commuovere diversi tifosi. Non ha mai abbandonato il calcio, in realtà, perché subito dopo aver abbandonato i campi di gioco ha cominciato la carriera da direttore sportivo e oggi ricopre tale ruolo nel Burgos, nella terza serie spagnola.

 

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.