Le Coppe di una volta #8 – La Coppa Piano Karl Rappan

Probabilmente, per chi legge, il nome della competizione può sembrare un po’ buffo. Ma la denominazione si deve al suo promotore, Karl Rappan appunto. Da commissario tecnico aveva guidato la Svizzera in tre campionati del mondo ed era considerato un precursore: nel 1938 aveva introdotto il cosiddetto verrou, una versione primordiale del catenaccio (si basava sulla presenza del libero molto vicino al portiere, con ordini prettamente di copertura). E anche da dirigente la sua opera fu molto innovativa. Con il collega Ernst Thommen diede vita alla Coppa Piano Karl Rappan, che consentiva alle squadre minori (non vincitrici di trofei nazionali e non ammesse alla Coppa delle Fiere) di partecipare a gare europee. In realtà, però, la competizione finì per essere un supporto per le agenzie di scommesse sportive della SFP (la società di scommesse svizzera).

Fu una coppa non troppo fortunata per le compagini italiane. Solamente il Padova (nel 1962/63) arrivò in finale, dove però fu battuto dai cecoslovacchi del Slovnaft Bratislava (oggi Inter Bratislava). Ma procediamo con ordine. La prima edizione se l’aggiudicò l’Ajax, che alzò la coppa al cielo dopo la vittoria nel derby contro il Feyenoord (da segnalare che in questa circostanza parteciparono solo otto paesi, tra cui non vi era l’Italia). Il 1962 battezzò l’esordio delle formazioni nostrane, con Venezia, VicenzaMantova e Padova a provare a dire la loro, ma solo quest’ultima riuscì a superare il girone eliminatorio.

Nel 1963/64 venne aumentato il numero delle nazioni partecipanti e i dodici gironi vennero divisi geograficamente in tre sottogruppi (A: Belgio, Italia, Svizzera, Francia; B: Austria, Paesi Bassi, Svezia, Germania Ovest; C: Cecoslovacchia, Germania Est, Polonia, Jugoslavia). Fu lo Slovanft Bratislava a bissare il successo dell’anno prima, in finale contro il Polonia Bytom; delle italiane solo SampdoriaModena riuscirono a superare i gironi, ma furono estromesse agli ottavi proprio dalle due future finaliste. Il Polonia Byotm si prese però la scena la stagione seguente e battè in finale il Lipsia nel doppio confronto, ribaltando una situazione a dir poco disperata. Infatti i tedeschi avevano vinto l’andata per 3-0 e stavano conducendo anche il ritorno (0-1 dopo venti minuti). I polacchi non si arresero e imbastirono una incredibile rimonta: l’autogol di Bramka, il rigore di Jóźwiak e la rete di Banas gli consentirono di andare al riposo sul 3-1; nel secondo tempo ancora Banas e Pogrzeba – a tre minuti dal termine – completarono il capolavoro. Fu poi la volta del Lokomotive Lipsia (battuto il IFK Norrköping) e dell’Eintracht Francoforte (sconfitto l’Inter Bratislava).

Nel 1967 la Coppa Piano Karl Rappan cambiò nome, trasformandosi in Coppa Intertoto. Non veniva più designata un’unica vincitrice, ma tutte le squadre che raggiungevano il primo posto del loro girone erano considerate vittoriose a pari merito e ricevevano un premio in denaro. La Coppa Intertoto continuò a essere una competizione non ufficiale fino al 1995, quando l’UEFA decise di utilizzarla, tra l’altro, per le qualificazioni alla Coppa UEFA.

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Empolese e orgoglioso di esserlo, ha cominciato ad amare il calcio incantato dal mito di Van Basten. Amante dei viaggi, giocatore ed ex insegnante di tennis, attualmente collabora con pianetaempoli.it.