La stanchezza piomba sulle gambe dell’Inter, il pareggio alla fine va stretto all’Atalanta

“Alla fine è andata bene all’Inter”, è questa la considerazione che emerge fuori da San Siro al termine dell’anticipo della 19a giornata. La forza di questa Atalanta è ormai nota e non è più attribuibile a una sorpresa: sa imporre il proprio gioco su ogni campo finendo addirittura per uscire con qualche rimpianto a cospetto della capolista.

L’avvio di partita però è tutto di marca della squadra di Conte: dopo soli 24 secondi Lukaku si destreggia in area e calcia sul palo, ma è solo il preludio al gol del vantaggio che arriva quattro minuti dopo. Lautaro Martínez duetta con l’attaccante belga e dentro l’area trafigge Gollini con un destro rasoterra. L’Atalanta non molla e nel suo stadio di casa nelle partite di Champions League comincia piano piano a carburare con Pašalić che sfiora il pareggio immediato con una percussione centrale che non trova per poco la porta.

I ritmi sono altissimi e i due allenatori si affidano allo stesso canovaccio tattico: palla a Lukaku e Zapata, i più dotati fisicamente, per far salire la squadra e giocare di sponda alla ricerca degli inserimenti dei centrocampisti che riescono meglio a Gasperini, più offensivo in partenza con la presenza in contemporanea di Iličić, Gómez e Pašalić, oltre al finalmente recuperato Zapata. I 70mila spettatori presenti a San Siro vogliono chiudere fin da subito i conti e si disperano al minuto 22 quando uno scatenato Lautaro Martínez aggira il portiere avversario e da posizione defilata lo scavalca con un pallonetto, salvato sulla linea di porta da Palomino.

Nel finale di frazione c’è spazio per le polemiche bergamasche: da una mischia in area nata dopo una punizione di Gómez, Handanović è reattivo nel dire di no al colpo di testa di Toloi che però viene successivamente fermato al momento del tap-in vincente sulla respinta: né Rocchi né Irrati al VAR vedono però il fallo. Il possesso palla a fine primo tempo è impietoso con l’Atalanta che domina la statistica con oltre il 63%: è solo il preludio al secondo tempo dominato dai bergamaschi.

Al 53′ Gasperini toglie Zapata e inserisce Malinovskyi: è il cambio che di fatto sposta definitivamente gli equilibri della partita. L’ucraino agisce inizialmente dentro le punte per poi passare più arretrato con l’uscita di Pašalić per Muriel e si dimostra decisivo in ogni zona del campo tanto che dopo soli due minuti dal suo ingresso in campo centra in pieno il palo con un mancino da fuori area. Il bel gioco di Gasperini fondato sulla spinta costante delle due ali risente della serata no di Hateboer e Gosens, ma al minuto 75 è proprio il tedesco con un guizzo da vero attaccante ad anticipare Candreva e a sorprendere Handanović in contro tempo. L’Inter accusa il colpo ed è ormai sulle gambe con Sensi non ancora in condizione e con la solita panchina corta tanto sentita nelle conferenze di Antonio Conte: i bergamaschi dilagano e solo un grande Alessandro Bastoni, ex di turno, salva più volte i suoi. Il giovane difensore è bravissimo ad arginare le offensive avversarie e intraprendente nel ripartire palla al piede, ma al minuto 87 macchia la sua prestazione atterrando un po’ ingenuamente Malinovskyi in area.

Muriel dal dischetto può far esplodere i tanti tifosi bergamaschi presenti a San Siro, ma Handanović è strepitoso nel respingere il penalty. Nel finale l’Inter rimane sempre troppo bassa e fatica a uscire da quello che ormai è diventato un vero e proprio forcing: al triplice fischio finale a uscire con più rimpianti sono infatti i giocatori dell’Atalanta che arresta la propria corsa dopo due cinquine consecutive, ma che si candida sempre più seriamente a un posto fisso nell’élite del calcio italiano.

L’Inter invece paga a caro prezzo la stanchezza del secondo tempo che di fatto l’ha fatta uscire dal campo senza mai rendersi pericolosa: la Juventus, impegnata questa sera a Roma, ha l’occasione per il sorpasso che le varrebbe il titolo di “Campione d’Inverno”. Il campionato è ancora lungo, ma in Serie A chi è primo al termina del girone d’andata due volte su tre vince poi anche lo Scudetto. Conte potrebbe mangiarsi le mani in futuro, ma non ditelo a Gasperini: se c’era una squadra che doveva uscire vincente ieri sera quella era l’Atalanta.

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Nato a Brescia nel marzo del 1992, ama lo sport in generale, soprattutto calcio, tennis e motori. Pratica i primi due a livello amatoriale senza grandi risultati. Appena può, ama seguire gli sport "dal vivo".