Coppa Davis? No, chiamiamola Coppa del Mondo

Si è giocata in Spagna e ha vinto la Spagna: la nuova Coppa Davis riparte dalla sua nuova casa, la Caja Magica di Madrid, dove in una settimana ricca di tennis si sono sfidate ben 18 nazioni in un format che ha ha lasciato tanti spunti su cui riflettere.

La novità voluta fortemente dalla società gestita da Gerard Piqué ha debuttato quest’anno mutando radicalmente la storica coppa: tra scetticismo e voglia di cambiare la vera chiave di volta sta secondo me nel nome. Questo formato snatura completamente la tradizione ultracentenaria, ma rimane al passo con i tempi: perché non chiamarla quindi Coppa del Mondo di tennis? Il torneo così impostato è molto più consono a un Mondiale e con qualche accorgimento potrebbe rappresentare una bella svolta.

La vecchia Coppa Davis era ormai bisfrattata dai migliori giocatori, stanchi e stufi di aver impegnato quattro settimane in più durante tutto l’anno alla caccia della mitica insalatiera. Il fatto poi di dover giocare al meglio dei cinque set costringeva i tennisti a lunghe battaglie che cercavano appunto di evitare declassando l’invito della propria nazione per concentrarsi sul proprio percorso ATP. Djokovic, Nadal e Federer difficilmente sono scesi in campo per Serbia, Spagna e Svizzera e solitamente optavano per un anno di partecipazione e due o tre di pausa dalla Davis.

Questo nuovo format invece, nonostante la collocazione a fine calendario con la stanchezza che imperversa nelle gambe di tutti i tennisti, permette anche ai migliori di poter giocare per la propria patria avendo il torneo concentrato in una sola settimana. Il tempo così ridotto impedisce però il riposo e per venire incontro alle esigenze dei giocatori l’organizzazione ha optato per partite al meglio dei tre set. La mole di incontri giornalieri è un altro punto su cui riflettere: molte partite sono finite in tarda notte e si potrebbe cercare di anticipare l’inizio alla mattina oppure di giocare su più campi, oltre che piazzare il doppio tra i due singolari.

Il discorso campi è un aspetto che molto si dissocia dalla tradizionale Coppa Davis che permetteva alla nazione ospitante di scegliere la superficie più congeniale, mentre a Madrid è stato scelto il cemento indoor anche per velocizzare maggiormente gli scambi. I primi turni eliminatori inoltre fino all’anno scorso vedevano le nazioni andare in trasferta in giro per il mondo ed è impossibile dimenticare magari i catini bollenti sudamericani su cui l’Argentina ha sempre fatto il proprio punto di forza o il secondo singolarista kazako ben oltre la duecentesima posizione nel ranking ATP. Eppure il fascino della Davis era proprio questo: nessuna partita era scontata, il tifo era sempre assordante e l’atmosfera era magica.

Ora quests novità va ovviamente metabolizzata con il passare delle edizioni, ma il punto di partenza è sicuramente ottimo: qualche piccolo accorgimento e la nuova Coppa Davis tornerà a splendere come un tempo. Pardon, usiamo i termini giusti: la Coppa del Mondo di tennis riuscirà a sostituire i fasti della vecchia Coppa Davis.

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Nato a Brescia nel marzo del 1992, ama lo sport in generale, soprattutto calcio, tennis e motori. Pratica i primi due a livello amatoriale senza grandi risultati. Appena può, ama seguire gli sport "dal vivo".