Milan, il problema è sempre il gol

La terza sosta per le nazionali può già essere un momento valido per fare i primi bilanci: in casa rossonera non resta che piangere vista la drammatica situazione in classifica che vede il Milan quattordicesimo a 4 punti dalla zona retrocessione, a -19 dalla vetta e a -11 dal quarto posto dopo 12 giornate. Il campionato del diavolo sembra già compromesso, nonostante la qualità del gioco sia nettamente migliorata da quando Pioli ha preso il posto di Giampaolo. Un dato è però inquietante e svilisce ogni sogno di scalata della classifica: le reti messe a segno. I gol realizzati dal Milan sono solo 11, di cui 3 su calcio di rigore: peggio hanno fatto solo Sampdoria, SPAL, Udinese e Brescia.

La sterilità offensiva è una costante dei rossoneri in questi anni, spesso erroneamente ricondotta alla sola questione del centravanti non all’altezza. Lo scorso anno la società era convinta di aver finalmente risolto questo annale problema con l’acquisto di Piątek, eppure l’ultimo frangente di stagione avrebbe dovuto mettere tutti sull’attenti, quando il polacco sembrava aver perso la sua verve. Anche l’anno scorso i rossoneri non sono stati una macchina da gol, mettendo a segno 22 reti meno dell’Atalanta, 19 meno del Napoli, 15 meno della Juventus, 11 meno della Roma e 5 meno della Sampdoria. In questa stagione, però, il problema sembra essersi acuito.

Come già accennato, non può essere il solo Piątek il capro espiatorio di questa situazione: il problema del Milan è molto più ampio, è strutturale; la squadra è stata costruita male nel reparto offensivo, infarcita di mezzi trequartisti e finte ali che tutto sono tranne che attaccanti. Se si vuole giocare con il tridente bisogna avere punte esterne che abbiano nel piede almeno una decina di gol a testa, oltre che essere puntuali uomini-assist. Una decina di gol in un campionato il Milan li ottiene forse sommando tutte le marcature dei vari Çalhanoğlu, Suso, Castillejo, Paquetá, Borini, Bonaventura e Rebić. E dal momento che Piątek gode si e no di un’occasione da gol a partita, è evidente che tutti questi giocatori, ripetiamo non attaccanti ma più “collanti” tra attacco e centrocampo, non siano neanche tanto propensi all’assist.

Di tutti gli avanti rossoneri non è stato citato, sinora, solo Leão: per lui il discorso è diverso perché pare l’unico che, per caratteristiche, potrebbe fungere da spalla ideale per il polacco in un attacco a due. Probabilmente questa sarebbe l’unica strada percorribile per tentare di ovviare al problema del gol, piazzando un trequartista dietro a queste due punte con buona pace di tutta la batteria di simil-esterni che in questo momento si stanno avvicendando sulle fasce. Sì, la rosa del Milan è confusionaria e mal strutturata, ma la sosta dovrà servire a Pioli per riorganizzare le idee e prendere una nuova via. Questo Milan, che anche nelle partite più dignitose crea pochissime palle gol, non può andare lontano e non solo non può permettersi il confronto con la Juventus, ma nemmeno con una squadra come la Lazio, che con il solo Immobile (14 gol per lui) ha segnato ben 3 reti più dei rossoneri.

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Nasce nel 1987 a Udine, gioca a calcio da quando ha 6 anni. Laureato in Relazioni Pubbliche e Comunicazione Integrata per le Imprese e le Organizzazioni.