Vuelta a España 2019 – Caso Aru, chi comanda alla UAE?

La Vuelta a España 2019 avrebbe dovuto rappresentare il definitivo ritorno alla competitività ad alti livelli per Fabio Aru. Invece, il 29enne della UAE Fly Emirates ha vissuto solo una giornata con i migliori nella corsa iberica, alla 2/a tappa, tenendo senza problemi il passo dei migliori nella frazione con arrivo a Calp vinta da Nairo Quintana.

Poi, però, quando la Vuelta si è fatta dura, Fabio è sparito dai radar della classifica generale. Giungendo addirittura nel gruppetto dei velocisti nel tappone pirenaico con arrivo a Cortals d’Encalp e decidendo di non partire il 6 settembre, in un’altra tappa di montagna con traguardo a Los Machucos. Una nuova delusione tecnica che trova solo due minime attenuanti: la caduta complessiva della propria formazione nella cronometro a squadre inaugurale della Vuelta a Torrevieja e l’esplosione del proprio compagno di squadra, lo sloveno Tadej Pogacar. Un fattore che potrebbe aver minato le già fragili certezze di Aru.

Oltre questo quadro non certo incoraggiante, non hanno contribuito a fare chiarezza le dichiarazioni di Giuseppe Saronni e Mauro Gianetti, rispettivamente business manager e direttore esecutivo della UAE Fly Emirates. Il primo ha affermato che è stato un errore portare Aru al Tour de France per preparare la Vuelta, il secondo ha candidamente sostenuto di ignorare quali siano le cause di queste controprestazioni del sardo.

Ed è chiaro che al semplice appassionato di ciclismo – che però arriva facilmente a capire che un corridore che nel suo carniere ha già una vittoria alla Vuelta, due podi al Giro d’Italia e un quinto posto al Tour de France con diversi giorni in Maglia Gialla non possa essersi di colpo imbrocchito – sorgano spontanee tre domande. 1) Era davvero così difficile da parte dei vertici della UAE Fly Emirates impedire a Fabio Aru di prendere parte al Tour de France? 2) Era davvero così difficile dire ad Aru, durante la Grande Boucle, di non spendere più energie del necessario per conquistare un 14esimo posto che nulla aggiunge alla sua carriera? 3) Può un CEO ammettere senza batter ciglio che non conosce i motivi della crisi tecnica del corridore più pagato della sua squadra?

Tre domande semplici alle quali però vorremmo davvero che vengano date tre risposte convincenti. La crisi di Aru è acclarata. Ma non vorremmo che dietro ci fosse una crisi di gerarchie all’interno della sua squadra.

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Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.