Young Boys, ci sono ancora spazi per superare l’ostacolo Stella Rossa dopo il 2-2 di Berna

In casa Young Boys, alla vigilia, c’era stata prudenza: 50% ciascuno di probabilità di passare il turno, tra gli elvetici e i serbi della Stella Rossa di Belgrado. Ovviamente, c’era anche ottimismo, soprattutto pensando al vantaggio, per la compagine svizzera, di giocare sul terreno sintetico, che tanti problemi aveva provocato ad avversarie ben più altolocate come, per esempio, la Juventus, superata lo scorso anno a Berna.

Alla vigilia, Bosko Djurovski, intervistato da Omar Gargantini della RSI, aveva espresso grande rispetto per la squadra svizzera, ricordando però che, statisticamente, la formazione balcanica, nella sua storia, non ha mai subito eliminazioni da compagini rossocrociate. Lo scontro si preannunciava equilibrato: il livello del campionato serbo è infatti medio-basso come quello elvetico, con due squadre a giocarsi il campionato (oltre ai biancorossi, gli eterni rivali del Partizan), stadi semivuoti in tante partite (per fortuna, in Svizzera, soprattutto in certe realtà, non è così) e talenti in fuga in età sempre più precoce.

Del 2-2 di ieri sera bisogna salvare la prestazione, fermo restando che a Belgrado, martedì prossimo, sarà durissima. I gialloneri sono scesi in campo con diverse assenze (Spielmann, infortunatosi in Coppa svizzera. starà fuori 6 settimane, e Hoarau partiva dalla panchina). Ci vorrà un’impresa, insomma. Tuttavia, non bisogna dimenticare che, lo scorso anno, l’undici di Seoane andò a vincere 2-1 in Croazia dopo il pareggio (1-1) a Berna. Insomma, precedenti che fanno ben sperare.

Non era partita male per lo Young Boys, in vantaggio al 7′ grazie a un bel sinistro incrociato di Assalè, lanciato verso l’area avversaria da un colpo di testa di Nsame. Una rete che ha fatto esplodere lo Stade de Suisse, ieri sera gremito in ogni ordine di posti. Qua, però, è emersa la scarsa esperienza di tanti bernesi: la rete del pareggio, all’11’, di Degenek, nata da calcio d’angolo, è stata (anche) un regalo della retroguardia svizzera.

La rete ha un po’ tagliato le gambe ai campioni svizzeri, i quali hanno però mantenuto un maggiore possesso palla e cercato con più insistenza la via della porta avversaria, ma senza la necessaria cattiveria. In compenso, i serbi, veloci e a loro agio nonostante giocassero sulla superficie sintetica, sono apparsi invece concreti e velenosi: una squadra ben diversa dall’edizione dimessa che avevamo visto dal vivo, a Sassuolo, nei preliminari di Europa League, qualche stagione fa.

La Stella Rossa ha poi colpito, all’inizio del secondo tempo, con una velocissima azione dalla fascia di destra. Efficace sovrapposizione di Marko Gobeljić che ha messo al centro un traversone rasoterra: velo (involontario?) di Boakye e sfera che è arrivata sul liberissimo Garcìa il quale, alle spalle della retroguardia elvetica, si è coordinato, infilando nell’angolo basso alla sinistra di Von Balmoos. Tutto bello: però, anche in quest’occasione, la difesa bernese non è stata esente da responsabilità.

Lo Young Boys, spinto dal pubblico, ha cercato con caparbietà il pareggio, arrivato al 76′, grazie a un rigore trasformato con freddezza da Hoarau, appena entrato, e concesso per fallo su Ngamaleu, dopo l’intervento del VAR, visto che l’arbitro (l’olandese Makkelie), in un primo momento, aveva fatto giocare. Nel serrate finale, i bernesi hanno provato con maggiore convinzione a cercare la vittoria, ma senza successo. L’incontro si è così chiuso, dopo 5′ di recupero, sul 2-2.

A fine partita, poca voglia di sorridere per i protagonisti, davanti ai microfoni della RSI. Tuttavia, soprattutto se sarà possibile recuperare qualche assente di peso, martedì prossimo (Sulejmani e Hoarau), si potrà tentare l’impresa. La compagine bernese è apparsa, in alcuni momenti, un po’ ingenua. Però è anche vero che queste partite fanno crescere. Certo, se martedì, a Belgrado, potranno magari giocare alcuni giocatori esperti dall’inizio, ieri assenti per guai fisici, i giovani saranno senza dubbio più rinfrancati.

Lo Young Boys di oggi è una società che, rispetto agli anni scorsi, ha acquisito maggiore personalità ed esperienza. Nella capitale serba arriverà quindi una squadra consapevole, che avrà rispetto degli avversari ma che non si spaventerà attraversando il famoso tunnel d’ingresso in campo, che vi mostriamo qua sotto, tramite un filmato reperito in rete.

Certo, il Marakana è stadio che fa ancora tremare i polsi (nonostante le cose, quando ci entrammo nel 1988, fossero molto differenti, sotto tutti gli aspetti, visto che la capienza era, allora, di 100.000 spettatori, ed esisteva ancora la Jugoslavia). Tuttavia, l’ambiente era carico anche a Zagabria, lo scorso anno. E, anche in quella occasione, si partiva da un pareggio casalingo. Il pubblico, in fondo, non è mai entrato nel tabellino di una partita come marcatore.

In definitiva, lo Young Boys non è ancora finito: i serbi, qualche spazio dietro, ieri sera lo hanno lasciato. Servirà, però, più determinazione per saperlo sfruttare al meglio: del resto, Seoane ha detto che la rabbia vista sul viso dei suoi, nel dopopartita, dovrà diventare determinazione sottoporta, per segnare senza prendere gol. Berna, come mostrato sotto, si merita altre serate come quella di ieri sera: sarà compito dei gialloneri provare a regalarle alla capitale e agli appassionati elvetici.

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.