La crisi sul viale del tramonto

La classica domanda che tutti i campioni si devono porre almeno una volta nella vita: “quando smetto?”. È capitato di recente a Francesco Totti e sta per succedere anche a Valentino Rossi, arrivato all’età di 40 anni in sella a una moto.

La leggenda del motociclismo sta vivendo una stagione incolore, la peggiore di sempre da quando è in MotoGP e i dubbi sul suo futuro si fanno sempre più concreti: ha veramente ancora senso continuare questa sorta di agonia? Il pilota visto nelle ultime gare è la brutta, bruttissima copia della leggenda che ha fatto innamorare gli italiani in più di 20 anni di carriera.

Dopo 9 gare e soli 80 punti Valentino ha dovuto subire negli ultimi weekend l’impietoso confronto con il compagno di squadra, sempre al top e in lotta quanto meno per il podio a differenza del pescarese che fatica perfino a qualificarsi per la Q2. L’ultima vittoria manca infatti da più di due anni (Assen 2017) e quest’anno dopo due secondi posti che facevano ben sperare sono arrivati tre ritiri consecutivi. Rossi crede ancora di essere veloce e quando riuscirà a mettere a posto la propria Yamaha sarà ancora in grado di competere con i migliori, eccetto Márquez probabilmente; lo spagnolo vive uno stato di dominio ogni gara e difficilmente è battibile lungo tutto un Mondiale.

Le parole che ha usato Valentino per spiegare questo periodo no fanno anche capire l’evoluzione del motorsport nell’ultimo decennio: secondo Rossi infatti una volta il giovedì i piloti si trovavano nel paddock e giocavano a calcio ridendo e scherzando, mentre oggi non si perde nemmeno un secondo all’interno del box per preparare ogni dettaglio della gara, dall’assetto alle gomme passando per i bilanciamenti e la traiettoria perfetta da seguire.

Il proseguo della stagione sarà decisivo per valutare il futuro di Rossi, con ancora un anno di contratto in Yamaha e con la voglia matta di continuare. Ma se i risultati negativi dovessero far calare la voglia e le ambizioni la MotoGP è pronta a perdere Valentino? La risposta è no. Il pilota italiano infatti da solo muove un bacino d’utenza incredibile riempiendo in ogni posto del mondo tribune a lui dedicate. Il giro di soldi che ruota intorno al marchio VR46 vale una grossa fetta della Dorna, società che gestisce la MotoGP, e non vedere più in pista la moto numero 46 sarebbe un danno inestimabile.

Rossi però ci sta pensando, perché macchiare il mito costruito lungo una carriera di trionfi ritardando il ritiro per girovagare in pista intorno al decimo posto è controproducente. Il cuore dice di continuare, la mente forse di smettere; ma noi lo sappiamo, il cuore ha delle ragioni che la mente non ha.

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Nato a Brescia nel marzo del 1992, ama lo sport in generale, soprattutto calcio, tennis e motori. Pratica i primi due a livello amatoriale senza grandi risultati. Appena può, ama seguire gli sport "dal vivo".