Pau Lopez è solo l’ultimo dei portieri stranieri della Roma. Un storia fatta di alti e bassi

La Roma è un cantiere aperto, anzi apertissimo. Il nuovo direttore sportivo Petrachi, che ha preso il timone delle operazioni di mercato, è alacremente al lavoro per mettere a disposizione di Fonseca una rosa competitiva. Una nuova rivoluzione, resa ancora più eclatante dagli addii definitivi delle due icone De Rossi e Totti. La Roma prova a voltare pagina in tutti i ruoli, disfacendosi degli ingaggi più pesanti e puntando su una rosa giovane.

Uno dei primi tasselli riguarda la porta. La scelta ormai è stata fatta: a sostituire il deludente Olsen è arrivato il portiere del Betis Pau Lopez. Operazione superiore ai 20 milioni, che diventa la più onerosa della storia giallorossa in questo reparto. Si tratta di una scelta in linea di continuità rispetto al passato, visto che spesso i capitolini si sono rivolti al mercato estero per assicurarsi un nuovo estremo difensore. Ma se con Alisson ha fatto il colpo grosso, rivendendo a peso d’oro il brasiliano, non sempre la Roma ha avuto ottimo fiuto nell’acquisto di portieri stranieri.

Senza scomodare Michael Konsel – esperto portiere austriaco amato da Zeman – la storia cominciò con il brasiliano Doni, arrivato nella Capitale durante l’interregno di Luciano Spalletti nel 2005. Seguito dai connazionali Julio Sergio e Artur, due che non lasciarono propriamente il segno in giallorosso. Nella stagione 2009/10 arrivò il rumeno Lobont dall’Ajax, mentre due anni più tardi, sempre dai lancieri, viene perfezionato l’ingaggio dell’olandese Stekelenburg. Di quest’ultimo se ne parlava un gran bene, ma rimase solamente due stagioni e per giunta senza incidere.

Nel 2012 tornò Zeman e portò con sé un nuovo pupillo: l’uruguaiano Goicoechea, che tutti ricorderanno per il disastroso (e irripetibile, forse) autogol contro il Cagliari all’Olimpico. Fu poi il turno di Łukasz Skorupski che però recitò un ruolo marginale (da secondo di De Sanctis) prima di sbocciare in prestito a Empoli ed essere ceduto al Bologna. Per fortuna la parabola dei portieri stranieri si risollevò con Szczęsny e il già citato Alisson, ma la poco convincente stagione dello svedese Olsen ha riportato qualche timore (fondato) circa le scelte per la porta.

La Roma spera di ritrovare in Pau Lopez un pezzo da novanta. È indubbiamente un portiere di talento, che si è messo in mostra nell’ultimo campionato, ma si dovrà misurare con un campionato ben diverso da quello spagnolo e soprattutto dovrà gestire la pressione di un ambiente che, talvolta, è tutt’altro che paziente. Vedremo se anche con Lopez varrà la teoria del “o bene bene o male male” che ormai è diventata una tradizione a Roma in tema di portieri stranieri.

 

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Empolese e orgoglioso di esserlo, ha cominciato ad amare il calcio incantato dal mito di Van Basten. Amante dei viaggi, giocatore ed ex insegnante di tennis, attualmente collabora con pianetaempoli.it.