Albiol, l’addio delicato a un professionista di altri tempi

Le commosse parole pronunciate in queste ore da Raul Albiol e dalla moglie Alicia Roig hanno chiuso definitivamente l’avventura del difensore spagnolo a Napoli. Sei anni e 236 presenze dopo in azzurro, per l’ex Real Madrid è arrivato il momento di tornare a casa, stavolta in quel Villarreal con cui inizierà ad avvicinarsi lentamente alla fine della propria avventura calcistica.

Una scelta legittima, accettata e rispettata da chiunque, perché Albiol ha fatto tanto per il Napoli, dedicando tutto se stesso negli anni migliori della propria carriera. È all’ombra del Vesuvio che lo spagnolo ha ritrovato anche la sicurezza degli anni di Valencia dopo qualche difficoltà di troppo al Real Madrid, in cui aveva faticato a fare il definitivo salto di qualità per diventare uno dei migliori al mondo. Appena arrivato a Napoli, però, Rafa Benítez, che lo aveva allenato ai Blancos, ha fatto di tutto per portarselo con sé al San Paolo, ritenendolo perfettamente in linea a quello che rimarrà nella memoria degli azzurri come una delle sessioni di calciomercato più prestigiose ed efficaci della storia recente del Napoli.

In quell’estate del 2013, Albiol accettò di fare un passo indietro, mettendosi subito a disposizione con  la grande umiltà dei campioni di altri tempi e offrendo la propria esperienza a tutta la squadra. Un leader silenzioso, capace di mostrarsi preciso e intelligente con tutti gli allenatori incontrati a Napoli, fino a formare assieme a Koulibaly una delle coppie di centrali difensivi più forti d’Europa. Ma anche uno degli uomini onnipresenti della squadra azzurra, perché senza lo spagnolo in difesa c’era sempre l’impressione che mancasse qualcosa in termini di sicurezza. Nonostante gli innesti sul mercato, da Maksimović a Chirches, l’ex Real Madrid si è sempre dimostrato difficile da sostituire, perché quel mix tra qualità da giocatore che ha assaporato da protagonista il Santiago Bernabéu e intelligenza erano difficili da trovare, soprattutto a cifre accessibili.

Albiol ha saputo dare il proprio contributo anche in quest’ultima stagione, forse la più difficile tra infortuni e l’età che cominciava ad avanzare. I ringraziamenti commossi dei compagni, d’altro canto, sembrano arrivare dal cuore, perché dallo spagnolo un po’ tutti sembrano aver imparato qualcosa. Albiol e Napoli si sono capiti e si sono voluti bene, senza troppe esagerazioni. Un amore sincero, rispettoso. Ecco perché ora tutti non possono che applaudire lo spagnolo sulla via d’uscita, quasi con un pizzico di rammarico per non avergli potuto offrire un tributo finale anche allo stadio. Ma forse, per un leader silenzioso, un professionista così disinteressato alle troppe telecamere, questo addio delicato sembra essere molto più in linea con il giocatore che il San Paolo ha conosciuto in questi sei, lunghi anni.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.