Europei Under 21 2019 – Germania e Spagna, ancora voi. Ma allora il tempo non passa

Cracovia, 30 giugno 2017 – Udine, 30 giugno 2019. Due anni esatti, ma è come se il tempo non fosse trascorso. Allora la spuntò la Germania, grazie al gol di Weiser al 40′ del primo tempo. Stavolta chi lo sa. Quello che è certo è che saranno nuovamente i tedeschi e gli spagnoli a giocarsi il titolo di campioni europei Under 21. Le due squadre più forti di questa rassegna continentale, anche su questo ci sono pochi dubbi, che hanno intrapreso un cammino diverso, ma che si ritrovano in finale entrambe con grande merito. La Germania ha sempre dominato nelle quattro gare finora disputate, soffrendo soltanto nel primo tempo della semifinale disputata ieri contro la Romania, alla quale resta la magra consolazione di essersi aggiudicata il simbolico titolo di squadra rivelazione. Dall’altro lato, una Spagna che ha cominciato il proprio Europeo come peggio non si potesse, perdendo malamente contro gli Azzurrini, ma che poi ha saputo risollevarsi, grazie a un crescendo di prestazioni contro Belgio, Polonia e Francia.

Partiamo proprio dalla Rojita, che si è riscoperta forte strada facendo, e che ora arriva all’appuntamento della finale con il morale alle stelle e con rinnovata fiducia nei propri mezzi. Il destino ha regalato alla truppa di de la Fuente l’occasione unica per prendersi la rivincita nei confronti dei pari età teutonici. Soprattutto giocatori come Vallejo, Meré, Dani Ceballos e Borja Mayoral, che erano in campo due anni fa, non avranno problemi a trasmettere ai propri compagni le giuste motivazioni. La squadra poi ha dimostrato una grande varietà di soluzioni: il tecnico ha la possibilità di giocare con una punta vera (Borja Mayoral, che si è sbloccato proprio contro la Francia) o col falso nove (Oyarzabal, che rende alla grande anche sulla fascia), variando anche gli interpreti sulla trequarti. Nel corso della manifestazione, poi, è venuta fuori tutta la qualità degli uomini chiave, a cominciare da Dani Ceballos e Fabián Ruiz, passando per Dani Olmo, Soler e lo stesso Oyarzabal. Insomma, se c’è una squadra in grado di intimorire la corazzata Germania, questa è proprio la Spagna.

Gli uomini di Kuntz, però, non se la passano male male. Vero che ieri hanno sofferto nel primo tempo la frizzantezza di una Romania che ha confermato di avere grandi qualità e un’ottima base sulla quale costruire il proprio futuro, ma non si sono scomposti, hanno mantenuto la loro proverbiale compostezza e nella ripresa hanno puntato su una manovra sempre più avvolgente e sulla vena realizzativa di Luca Waldschmidt, sempre più capocannoniere con 7 centri. Anche la Mannschaft, però, non è solo Waldschmidt, perché ieri si è visto un grande Nadiem Amiri, autore anch’egli di due gol di pregevole fattura, e dalle gare precedenti ha avuto conferma di poter contare su un altro bomber come Marco Richter e su giocatori di indubbia qualità come Levin Öztunali e Mahmoud Dahoud.

In quanto al modulo, sulla carta il 4-3-3 tedesco è speculare al 4-3-3 iberico, ma, un po’ paradossalmente, i campioni in carica sembrano prediligere il giro palla, a differenza di una Spagna che si sta dimostrando un po’ meno “blaugrana” rispetto al passato e un po’ più avvezza alle verticalizzazioni. Questo sempre in teoria, perché dalle 20:45 di domenica sera alla Dacia Arena sarà il campo a parlare. Come sempre.

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Sardo di origini sicule, ama il calcio dalle “notti magiche” di Italia ’90. È laureato in Lingue con una tesi sulla lingua del calcio. Pubblicista, ha collaborato col periodico Vulcano e la tv sarda Videolina.