Una chiacchierata con…Aurora Campagna – 2/a puntata

La seconda parte dell’intervista ad Aurora Campagna, la lottatrice italiana attuale vice-campionessa d’Europa nella categoria dei 62 kg, titolo conquistato ai recenti Europei di Budapest.

La conquista della medaglia d’argento europea potrebbe avere come conseguenza un aumento della pressione del risultato nei tuoi confronti nelle prossime gare?
Sinceramente, credo di no. L’Europeo di Budapest è una gara che mi è andata bene e nella quale ero in forma. Poi, so benissimo che la vita dello sportivo è fatta di periodi di luce e altri un po’ più cupi. A meno che sia un fuoriclasse, qualunque atleta sa che non potrà mai avere risultati costanti nel corso della sua carriera. Il cominciare a porsi la pressione del risultato costituisce un fattore di rovina dello sportivo. Le uniche virtù che in un atleta devono essere sempre costanti sono il lavoro, la disciplina e l’impegno. Poi, ci sono gare che vanno bene e altre che vanno peggio, l’importante è crederci sempre.

Torniamo un po’ al tuo passato. Quando la lotta è entrata nella tua vita?
La lotta ha fatto irruzione nella mia vita all’età di 7 anni, grazie a mio zio che era allenatore. E da lì è stato tutto un continuo, perché ho subito intrapreso la carriera agonistica. Sono stata ferma solo in alcuni periodi di interruzione forzata causa infortuni. Ho capito che sarebbe stata un lavoro quando ho cominciato a regolarizzare la mia vita sportiva, a impegnarmi con tutte le mie forze e a raggiungere i primi obiettivi.

Hai un’atleta di riferimento?
Non ho un atleta a cui mi ispiro, dato che io apprezzo e stimo tutti gli atleti che lottano e si impegnano sempre, mettendoci cuore e passione, per il conseguimento di un obiettivo, a prescindere se poi questo venga centrato oppure no. Volendo però fare un nome, farei quello di Dalma Caneva. Lei è un po’ l’esempio di tutte quante noi lottatrici azzurre. Questo perché, nonostante abbia avuto in carriera diversi infortuni, si è sempre rialzata e si impegna costantemente per raggiungere i propri obiettivi. Ecco, lei la stimo in maniera particolare.

Lotta e donna. Un binomio che ancora soffre di pregiudizi, nonostante il riconoscimento mondiale dal 1987 e olimpico dal 2004?
Per quanto mi riguarda, direi proprio di no. Credo assolutamente che la lotta femminile sia a tutti gli effetti al medesimo livello sia della libera maschile che della greco-romana. Non vedo oramai pregiudizi riferiti al fatto di essere donna e lottatrice.

Il tuo punto di vista sullo stato di salute della lotta italiana.
Sto osservando che i tesserati e i praticanti di questa disciplina sono aumentati. Lo si può notare dal numero di iscritti ai campionati italiani. Un aumento che fa piacere e che sta avvenendo tra i più giovani. Poi, si stanno sviluppando iniziative per rendere questo sport ancora poco conosciuto sempre più popolare, a cominciare dalla fascia d’età dei più giovani.

Oltre alla lotta, quali sport segui?
In generale, mi piacciono tutti gli sport dove vi è una reale competizione tra due atleti e/o due squadre. A livello individuale, mi piace da morire il tennis, mentre a livello di squadra direi la pallanuoto.

Il tuo sogno nel cassetto, oltre le Olimpiadi?
Beh, sicuramente costruirmi una famiglia. Mi piacerebbe molto avere una famiglia e trasmettere dei sani valori ai miei figli. Sono piuttosto romantica, da questo punto di vista.

 

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Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.