Sarri alla Juve, tradimento o professionismo?

Ormai il toto-allenatore sul nome di chi guiderà la Juventus nella prossima stagione imperversa da un mese, da quando le strade tra Allegri e i bianconeri si sono indissolubilmente separate dopo cinque lunghi anni. Un percorso fatto di un dominio quasi assoluto tra i confini nazionali ma su cui grava l’incompiutezza di un’affermazione in Europa, soprattutto dopo l’acquisto di Cristiano Ronaldo la scorsa estate.

Il nome di Maurizio Sarri è subito balzato in cima alle papabili soluzioni tecniche per Paratici e dirigenza bianconera. Dalla Continassa trapelano poche notizie, qualcuno si aspetta ancora il nome a effetto (Guardiola, Pochettino) ma tutto lascia presagire che si stia preparando il terreno per un ritorno in Italia dell’attuale allenatore del Chelsea, fresco di vittoria in Europa League. Ci sono ancora alcuni dettagli da curare relativi all’eventuale compenso che i londinesi dovrebbero ricevere causa l’interruzione anticipata del contratto di Sarri, in scadenza nel 2021. E la difficoltà dei blues nell’assicurarsi il nome del successore prima dell’addio dell’ex allenatore del Napoli.

Ma Sarri alla Juve sarebbe davvero vissuto come un tradimento dai tifosi partenopei, Juventus non tanto rivale storica (ultimi anni a parte) ma simbolo dell’invincibilità, del ricco Nord spesso razzista, di scandali più o meno consolidati del passato? Il tifo partenopeo si spacca in due, come spesso è avvenuto negli ultimi anni in seguito alle cessioni ai bianconeri di idoli come Quagliarella e Higuaín e le partenze verso Parigi di Lavezzi e Cavani. C’è chi fa doverosi distinguo e chi invece non ha alcuna voglia di accettare questo matrimonio.

Sarri sta per firmare per la Juve, chiamato da suoi irriducibili fan “maestro” o “comandante” sia per il bel gioco espresso alle pendici del Vesuvio sia per le dichiarazioni senza peli sulla lingua rilasciate alla stampa sferzanti e dirette come nel suo stile. A dire il vero neanche i sostenitori juventini vedono di buon occhio l’approdo dell’ex Empoli sulla panchina bianconera, memori di quel dito medio alzato appena un anno fa e per uno stile non proprio elegante e pacato, caratteristica che ha quasi sempre contraddistinto i tesserati della Vecchia Signora.

C’è chi dice che uno come Sarri tradirebbe il suo stesso modo di essere e di concepire il calcio firmando per la Juventus, c’è chi invece appoggia completamente l’allenatore per una scelta professionale irrinunciabile. Alcuni distinguo rispetto ad altre cessioni, però, vanno fatti. Nel caso di Quagliarella (verità venuta a galla dopo diversi anni) e di Higuaín furono fulmini a ciel sereno, dopo essersi eretti come paladini anti-juventini e nel giro di pochi giorni passati al “nemico” senza un degno saluto. Per Sarri la storia è diversa: in primo luogo è passato dall’Inghilterra dopo il divorzio con De Laurentiis, in secondo luogo ha espresso sempre la sua vicinanza al tifo e alla piazza partenopea e non per pura formalità ma ribadendo i suoi sentimenti verso Napoli appena ne ha avuto l’occasione nel corso di quest’anno, in terzo luogo per un allenatore italiano è complicato rimanere all’estero per tanto tempo, le sirene poi di una big come la Juve non possono essere ignorate da chi per mestiere fa l’allenatore.

Ma la domanda che viene spontanea porsi è se nel calcio del ventunesimo secolo si possa ancora parlare di tradimenti in relazione al firmare per questa o quella squadra. Le ultime storie hanno visto passaggi di panchine e di casacche di certo non considerabili nel recente passato. Oltre ai già citati passaggi dal Napoli alla Juve possiamo menzionare Mihajlović al Milan, Bonucci sempre ai rossoneri e infine Conte all’Inter. Per molti si tratta di passione, di idolatria, di rivalità che tengono alto lo spirito di competitività, di speranze riposte e di sogni. Per altri, e parliamo dei singoli, si tratta di mera carriera lavorativa. Forse basterebbe che ciascuno si mettesse per un attimo nei panni degli altri, per capirne motivazioni ed emozioni, forse. Almeno Sarri ha dimostrato di comprendere e sta cercando di spiegare per quale motivo la sua scelta non sia un tradimento.

Firmerà? Napoli perdonerà? Lo striscione apparso nelle ultime giornate al San Paolo “Siamo tutti Maurizio Sarri” avrà modo di essere riproposto? Dovremo aspettare per capire, di certo un ritorno a Napoli del “Comandante” in tuta bianconera e tra gli applausi scroscianti sarebbe una pagina di calcio romantica indimenticabile.

 

 

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Telecronista e opinionista radio/TV, già a SportItalia e addetto stampa di diverse società. Non si vive di solo calcio: ciò che fa cultura è la fame di sapere, a saziarla il dinamismo del corpo e del verbo.