Xamax da cardiopalma: recupera quattro reti all’Aarau e rimane in Super League

Incredibile Xamax. Si è presentato al Brügglifeld di Aarau, con 4 gol di passivo, e con Nuzzolo (il suo giocatore più rappresentativo, più volte decisivo in stagione) squalificato. Però Henchoz, con le valigie già pronte con destinazione Vallese, ha dimostrato, da subito, che le parole con le quali aveva presentato l’incontro (“Andiamo ad Aarau per giocare: sarà difficilissima, ma ci proveremo”non erano di circostanza.

Davanti a un Brügglifeld pieno all’inverosimile, con la tifoseria avversaria che già pregustava la promozione, dopo l’incredibile vittoria di giovedì scorso (0-4 alla Maladière), i neocastellani hanno giocato con cuore ma, soprattutto, con intelligenza. I rossoneri argoviesi, all’andata, avevano infatti vinto grazie a una gestione efficacissima dei contropiedi, questa volta sono stati irretiti dagli avversari, partiti con molta, molta decisione (due ammoniti nei primi 9′).

La prima rete è stata siglata da Serey Die, al 20′, trasformando un calcio di rigore concesso per fallo di Leo su Karlen. Passano solo 9′, ed ecco il raddoppio: a segnare Marcis Ošs, di testa su azione di calcio d’angolo. Al 38′, su situazione analoga, è stato Ademi a insaccare, mandando i suoi al riposo sul punteggio di 0-3, il medesimo di Neuchâtel. Serviva ancora un gol, ai romandi, per riportare a galla le loro speranze di salvezza. Ci ha così pensato, al 72′, Tréand, servito di testa, all’altezza del dischetto del rigore, da Doudin.

Tutto da rifare, quindi, per i padroni di casa i quali, nei supplementari, hanno provato a cercare con convinzione la rete, cozzando però contro la formidabile organizzazione difensiva dei ragazzi di Henchoz, che hanno fatto valere il loro più elevato tasso di classe, e l’esperienza di chi ha giocato nella serie maggiore, nonostante la folta presenza di giocatori ultratrentenni nelle file degli argoviesi.

Rigori, dunque, che valevano il lavoro di una stagione. A essere decisivo è stato l’errore del capitano dell’Aarau, Zverotic, che si è fatto parare il tiro da Walthert. Da quel momento in poi, nessuno ha più sbagliato, compreso Serey Die, che si è assunto la responsabilità dell’ultimo tiro, dopo aver chiesto in precedenza di uscire.

A fine partita, era evidente la soddisfazione dei vincitori. Il presidente Binggeli, in particolare, si è tolto dalle scarpe dei massi: (RTS) :”È più bello di una promozione. È stata durissima: siamo stati seppelliti giovedì sera, dopo l’andata, e la cattiveria della gente mi ha davvero ferito.” La stampa romanda, infatti, aveva puntato il dito contro il presidente per la gestione di Henchoz, giubilato (come ben sappiamo) a campionato in corso. “Possiamo solo fare i complimenti a questi giocatori per ciò che hanno fatto. Nelle ultime settimane, per esempio, ho dovuto scoprire da solo alcune notizie sul loro futuro.” Dopo le feste, insomma, ci sarà da lavorare parecchio per ricucire.

Infine, Henchoz. Si era ironizzato, nei giorni scorsi, sul “Bacio della morte” del suo futuro presidente, Constantin, che lo aveva dato per favorito nello spareggio, alla vigilia della disfatta alla Maladière. L’ex nazionale rossocrociato ha buttato, ancora una volta, tutto sé stesso in un’impresa alla quale (noi compresi, naturalmente) non credeva più nessuno. “Dopo giovedì, ho detto negli spogliatoi che avevo bisogno di undici uomini, undici guerrieri, e che non volevo disertori. Tutti hanno risposto presente: sono venuti anche gli infortunati e gli squalificati.” (RTS)

Che dire, quindi? Giù il cappello davanti a quest’uomo che, la sera prima, aveva visto il suo” Liverpool vincere la sesta Coppa campioni della sua storia e che, il giorno dopo, è sceso in campo con 4 gol da recuperare, davanti a uno stadio pieno di tifosi avversari festanti. Un allenatore che, nei giorni precedenti a una sfida che doveva essere la parata della squadra avversaria (la quale, non dimentichiamolo, dopo una partenza rovinosa aveva avuto, in Challenge League, un rendimento migliore anche di quello dello Young Boys campione e dominatore assoluto della serie maggiore), aveva fatto allenare i suoi a battere i calci di rigore. Perché “Sarebbe servito”. 5 centri su 5 tiri, in un’atmosfera davvero difficile da raccontare. Con la valigia già pronta, e l’armadietto già svuotato. Chapeau, Monsieur Henchoz: au revoir l’année prochaine, à Sion. 

Ecco, sono storie di un calcio minore, in fondo. Oggi, probabilmente, non troverete nulla sui giornali sportivi della Penisola. Però, noi appassionati viviamo per esserci in questi momenti. E chi, come noi, li può raccontare, si sente in fondo un privilegiato. Perché, mai come in questi casi, il calcio è metafora di vita: per i vincitori, che hanno saputo crederci quando li davano per spacciati. Per gli sconfitti, che ripartono comunque da un grandissimo lavoro fatto, da una rimonta incredibile, dopo aver perso 9 partite sulle 11 disputate all’inizio del torneo. Il calcio è questo: lavoro, sacrificio, impegno, gioia e delusione. Per i nostri giovani, un esempio da seguire. Per tutti, una storia da raccontare ancora, tra qualche anno, per motivare chi, magari, ha invece deciso di gettare la spugna.

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.