La corsa all’Europa del Lugano, come da tradizione, si complica: ma nulla è perduto

Il Lugano, con il pareggio di ieri sera alla Maladière, si è complicato la vita nella corsa al terzo posto. Intendiamoci: a febbraio, per essere a questo punto in classifica e con queste prospettive, sarebbero stati in molti, dalle parti di via Trevano, a firmare con la stilografica della prima comunione. Se poi si pensa a dov’era la squadra sottocenerina 10 anni fa, ci sarebbe solo da prendere il biglietto per sabato sera e fare un bell’applauso all’undici di Celestini, comunque vadano le cose, e a tutti quelli che, con il proprio lavoro quotidiano, hanno permesso tutto questo.

Fatta la doverosa premessa, perché in Ticino si polemizza da sempre, ed è gusto prendere posizione, passiamo ora all’analisi dei 90′ in terra romanda. L’allenatore Fabio Celestini, al termine dell’incontro, non ha nascosto le problematiche nelle quali i suoi ragazzi sono incorsi, soprattutto nella ripresa (FC Lugano): “Sapevo che potevamo incontrare grattacapi: lo Xamax ci avrebbe dovuto attaccare, anche se, solitamente, sono soliti attendere l’avversario. A quel punto, avremmo dovuto contenerli, magari guadagnando qualche palla ferma per diminuire la pressione. Sono fasi dell’incontro che, normalmente, durano una quindicina di minuti. Non è la prima volta in stagione che facciamo fatica a gestire queste fasi: non ho nulla da rimproverare ai ragazzi rispetto alla grinta che ci hanno messo, ma servirebbe più coraggio a tenere il pallone. Se lo butti in avanti a casaccio, tutto diventa più difficile.”

Per come si era messa la partita, considerando anche che giocavano sul campo sintetico, avere Gerndt e Junior ci avrebbe fatto comodo: ma non c’erano, e non serve recriminare. Sadiku ha altre caratteristiche, ha fatto la sua partita, nonostante avesse sempre tre avversari addosso. Ha avuto un paio di palloni buoni: non li ha trasformati, ma è stato anche bravo il loro portiere. Nel primo tempo non avevamo fatto male, Sabbatini si è mosso bene.”

“A fine partita, c’era delusione tra i ragazzi. Però serve equilibrio: una settimana fa dovevamo salvarci, adesso non possiamo essere delusi per essere ‘scivolati al quarto posto’. Solo chi non conosce il calcio poteva pensare di arrivare a Neuchâtel e vincere facile, guardando la classifica. Semplicemente, dobbiamo battere il GCZ: se poi il Lucerna andrà a vincere a Berna, saranno stati più bravi di noi, e avranno meritato di starci davanti.”

Sicuramente, ieri è mancato qualcosa ai bianconeri, ma ci poteva stare. Sulmoni, questa volta, dopo tante buone prestazioni, ha accusato una battuta a vuoto. Purtroppo per Celestini, i cambi non hanno reso come ci si aspettava. Bottani ha sofferto molto il fatto di giocare sul sintetico, e Brlek non è riuscito a dare la qualità che ci si aspettava da lui. Davanti, Sadiku non ha inciso, perdendo ancora una volta un’occasione. L’albanese, stretto nella gabbia difensiva predisposta per lui da Henchoz, si è liberato al tiro solo in un paio di occasioni, e ha trovato il portiere avversario a sbarrargli la strada. Però, sicuramente, in questo momento non ha la conclusione velenosa, che era la sua principale caratteristica ai tempi di Tramezzani.

Peccato, quindi, anche perché la sorte è stata benevola col Lugano. A parte la dinamica dell’autogol, che aveva portato momentaneamente in vantaggio i ticinesi, Nuzzolo, in altre occasioni letale, questa volta ha graziato i bianconeri, in almeno un paio di occasioni. Il numero 14 rossonero, infatti, ha fallito un rigore (concesso per fallo ingenuo di Sulmoni su Pululu) e, a una manciata di minuti dal termine, ha messo fuori una respinta difettosa di Baumann a pochi metri dalla porta. Il tutto senza contare un palo incredibile preso a inizio partita, sempre dal cannoniere dello Xamax, che avrebbe potuto cambiare l’inerzia dell’incontro.

Comunque sia, nulla è perduto. I sottocenerini hanno la miglior differenza reti delle contendenti, e questo sarà decisivo in caso di arrivo a pari punti, possibile per esempio con il San Gallo, il quale se la vedrà sabato sera, al Letzigrund, con lo Zurigo, teoricamente ancora in corsa (i posti europei sono infatti tre), in quanto a 3 punti dal Lucerna e a 2 dalla coppia formata dai ticinesi e dagli svizzeri orientali. I confederati, in testa al gruppetto, andranno a Berna (dove vinsero all’andata), impegno reso difficile dalla brutta sconfitta di ieri dei gialloneri a San Gallo: davanti a decine migliaia di spettatori, l’undici di Seoane si vorrà congedare in modo onorevole.

La squadra di Celestini se la vedrà invece a Cornaredo con il Grasshopper, condannato da tempo, e dilaniato da polemiche varie. Impegno facile e difficile allo stesso tempo, per tutte le implicazioni psicologiche del caso: una tipica situazione da Lugano, in fondo. La storia (anche recente) dei bianconeri è costellata di occasioni perdute, di traverse colpite a tempo scaduto che avrebbero ribaltato risultati sfavorevoli, di partite decisive perse con squadre già condannate o senza ambizioni di classifica (le due finali di Coppa perse con le già retrocesse Lucerna e Zurigo, i 10 punti di vantaggio buttati via in Challenge League anni fa eccetera).

Però, a onor del vero, è ancora vivo in noi il ricordo di Cornaredo in silenzio, due anni fa, in attesa del risultato di Sion (la partita in Vallese era in ritardo di alcuni minuti), il pareggio in extremis proprio del Grasshopper, il sorpasso bianconero sul filo di lana, la grande festa del pubblico. La medesima che avevamo visto, l’anno prima, per festeggiare la salvezza, ottenuta alla’ultima giornata. In definitiva, le cose sono girate in modo diverso, negli ultimi anni.

Conteranno comunque molto le motivazioni e, soprattutto, l’atteggiamento mentale. Ieri, vuoi per le assenze, vuoi per il campo sintetico, vuoi per l’ambiente (erano presenti quasi 7.000 tifosi avversari), alla compagine sottocenerina è mancato qualcosa sotto l’aspetto della concentrazione. Questa volta, tra l’altro, complice anche una panchina corta, l’allenatore non è riuscito a trovare soluzioni che consentissero, nella ripresa, di cambiare l’inerzia dell’incontro. D’altra parte, è anche vero che mantenere alta la concentrazione non è mai facile, e che ci può stare una mezza battuta d’arresto, prima del balzo finale. E, del resto, si è sempre indicata come decisiva la partita casalinga contro il GCZ. Se poi il Lucerna farà meglio, non resterà che rendere onore al merito.

Sabato sera, comunque, rientrerà sicuramente Gerndt, che ha scontato la giornata di squalifica, così come tornerà disponibile Črnigoj, ieri assente per lo stesso motivo. Si spera, inoltre, di recuperare Junior. Ci sono, dunque, i prodromi per vivere una grande serata di calcio. Vale la pena, quindi, di riempire Cornaredo: comunque vada, sarà una grande serata di calcio, che coronerà una stagione di spessore. Sperando poi, alla fine, che si possa, ancora una volta, vivere una grande festa: la meritano tutti, dalla squadra allo staff, passando per la dirigenza. In attesa che, dopo aver tirato la riga, si definisca il futuro dell’assetto societario.

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.