Home Estero La rinascita del Grasshopper passa attraverso Heusler ed Heitz

La rinascita del Grasshopper passa attraverso Heusler ed Heitz

A Zurigo, sponda Grasshopper, la retrocessione in Challenge League, dopo il pareggio alla Maladière di Neuchâtel, contro lo Xamax, è ormai una prospettiva concreta. Come sappiamo, in Svizzera sono però molto pragmatici e amanti della programmazione, anche a medio e lungo termine e, soprattutto, non amano farsi trovare impreparati.

Ieril’altro è stato così annunciato, via Twitter, l’inizio di una collaborazione con HWH, vale a dire con Bernhard Heusler e Georg Heitz. Sono nomi forse sconosciuti al grande pubblico italiano: ma per chi ha un minimo di pratica col calcio estero (non necessariamente solo quello elvetico), si tratta dei due artefici del Basilea che ha dominato per 8 stagioni il campionato da queste parti, ben figurando anche a livello europeo. E forse non è un caso che, da quando hanno lasciato ad altri il timone della corazzata renana, lo scettro calcistico in Svizzera sia passato in altre mani.

La notizia è stata naturalmente subito ripresa dal Blick. Secondo il noto quotidiano zurighese, il lavoro dei due dirigenti si muoverà sul doppio piano societario e, ovviamente, sportivo. Per il campo, si parla di Veroljub Salatić, esperto centrocampista di origine balcanica, attualmente in Russia ma messo da parte dall’Oufa.

Per ciò che riguarda il posto da CEO sportivo, i nomi che girano sono sempre gli stessi delle scorse settimane, e che vi avevamo anticipato: l’ex allenatore del GCZ Christian Gross (64 anni) e il portiere Pascal Zuberbühler (48), che giocò anche in nazionale, ai quali si è aggiunto Ricardo Cabanas, più giovane e senza impegni in altre istituzioni calcistiche.

A scrivere sulla vicenda, sempre per il Blick, è stato anche Max Kern, vale a dire il Cavallettologo per antonomasia. Secondo lui, l’arrivo di Georg Heitz, un manager con esperienze e molti contatti (soprattutto all’estero), è la soluzione perfetta per la rinascita del GCZ. Oltre ai grandi successi sportivi, la coppia Heitz-Heusler ha, al suo attivo, operazioni di mercato vincenti. A titolo di esempio, vengono citati quella relativa a Embolo (ceduto per 30 milioni allo Schalke), Salah (per 20 milioni al Chelsea) e Shaqiri (per 15 milioni al Bayern Monaco).

In conclusione, secondo Kern, questa coppia potrà davvero fare bene anche a Zurigo. Servirà, a suo parere, anche un capace direttore sportivo, un uomo di calcio e di campo, in grado di fare da cinghia di trasmissione tra i vertici societari e la squadra. E questa figura andrà trovata il prima possibile, per poter iniziare la programmazione nel migliore dei modi.

La società zurighese si trova inoltre a dover affrontare il caso Stipić. In un’intervista rilasciata venerdì scorso al Blick, l’ex tecnico delle Cavallette aveva rilasciato dichiarazioni sorprendenti (Sono convinto che con me il GCZ avrebbe giocato in Super League la prossima stagione.”, “Abbiamo fatto un ottimo lavoro.”, “Ho detto a Rietiker: senza di me non si salveranno.”).

Logicamente, in società non l’hanno presa bene. Hans Klaus, portavoce del GCZ e consigliere del presidente Rietiker, ha espresso il punto di vista ufficiale del club: “Il signor Stipić è stato licenziato perché non ha raggiunto i risultati attesi. Lui stesso aveva promesso di ottenere 7 punti in 5 partite, ma ne ha ottenuti solo 3.” Sempre venerdì, come riferito dal Blick, il tecnico, che doveva essere ospite a Teleclub, la Pay tv elvetica specialista per lo sport, si è allontanato dagli studi dell’emittente prima della trasmissione, lamentando un malessere.

Sempre secondo il quotidiano di Zurigo, la società sarebbe intervenuta energicamente sull’ex allenatore. Ecco cos’ha dichiarato ancora Klaus al giornale della Svizzera tedesca: Il signor Stipić dovrebbe farsi da parte, e consentire al nuovo allenatore e alla squadra di lavorare. Questo comportamento è antisportivo.” 

Sempre secondo il Blick, un rappresentante del GCZ avrebbe contattato, pochi minuti prima della messa in onda della trasmissione, l’ex tecnico al telefono, ricordandogli le clausole contenute nel suo contratto di risoluzione del suo rapporto con le Cavallette, e minacciando ritorsioni di carattere legale. Un atteggiamento di tutela ovvio e legittimo, in un momento così delicato.

In conclusione, a Zurigo si stanno poggiando le basi per un nuovo progetto sportivo. Se ne parlava da tempo (già nel dicembre 2017 avevamo colto delle indiscrezioni in merito nella sala stampa del Letzigrund), ma ora, perlomeno, si è creata una situazione concreta.

Si respira (ed è la prima volta da tempo, a dire il vero) un certo ottimismo: nei mesi scorsi, infatti, la stampa locale era stata molto severa nei confronti della società. Quasi sempre veniva fatto il confronto con la sponda opposta della Limmat, dove la solidità societaria dei coniugi Canepa era sempre apparsa un modello irraggiungibile.

Il GCZ parte da una grande storia sportiva, e da realtà affermata e ramificata a livello giovanile: tante società satellite, la seconda squadra, una rete infinita di osservatori e di amici, pronti a segnalare i talentini in erba. Certo, la concorrenza è forte (il Basilea, per esempio: ma ogni società della serie maggiore ha un proprio bacino d’influenza in tal senso). In Svizzera, del resto, il calcio si mantiene da solo, e la voce più importante sono le cessioni dei giocatori, oltre ai diritti televisivi.

La scommessa di Bernhard Heusler e Georg Heitz è quella di fare risorgere un grande marchio del calcio svizzero, e non solo. Il tempo va a loro favore: è in costruzione il nuovo stadio, progetto che diventerà realtà dopo anni di attesa. Per far ritornare gli zurighesi a vedere le partite, serviranno però anche i risultati sportivi.

Uli Forte è il nome giusto, se davvero il prossimo anno il GCZ dovesse disputare la Challenge League: con lo Zurigo, solo due stagioni fa, ha fatto benissimo, ed è l’allenatore ideale per evitare i cali motivazionali derivanti dal giocare in impianti piccoli, e davanti a un pubblico scarso. In ogni caso, prima di parlare del futuro, aspettiamo che il pallone dia il suo inappellabile responso.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.