Dopo 64 anni, il Thun è in finale di Coppa svizzera: battuto 0-1 il Lucerna

Il Thun di Schneider ce l’ha fatta: il 19 maggio sarà allo Stade de Suisse di Berna a giocarsi la finale di Coppa svizzera. Beffato il Lucerna, che giocava in casa la semifinale, come nel 2016: quella volta il colpaccio riuscì al Lugano di Zeman.

Per i bernesi, una finale attesa da qualcosa come 64 anni: l’unico precedente è infatti datato stagione 1954/55. I biancorossi vennero superati, al Wankdorf di Berna, per 3-1, dal La Chaux-de-Fonds, oggi relegato nelle serie inferiori (occupa infatti l’ultimo posto della 1° Lega Promotion) ma, ai tempi, capace di vincere sei volte il trofeo, tra il 1948 e il 1961 (e tre campionati: 1954, 1955, 1964).

Non è stata una grande partita: ma, del resto, la posta in gioco era altissima. Le squadre hanno giocato un primo tempo abbastanza equilibrato, dove gli unici due squilli sono stati, per gli ospiti, un colpo di testa di Karlen al 14′, nettamente fuori bersaglio, e una violenta conclusione di Ndenge per i biancoblù, alcuni minuti più tardi, deviata da Faivre con la punta delle dita.

La ripresa ha visto i padroni di casa salire in cattedra, dopo aver alzato decisamente i ritmi dell’incontro, mettendo in difficoltà gli ospiti. La mossa di Schneider per uscire dall’angolo è stata così giocarsi la carta Tosetti, al rientro dopo due mesi dall’infortunio.

L’ingresso in campo del Toast ha consentito ai bernesi di tirare il fiato e, soprattutto, di guadagnare metri a centrocampo. E proprio da un pallone messo in mezzo dal ticinese, all’80’, è nato il gol che ha deciso l’incontro. Il portiere Zibung ha infatti respinto la sfera in maniera approssimativa, facendola carambolare sulla testa di un difensore. La palla è così arrivata a Sorgić il quale, anziché concludere in prima persona, ha avuto la prontezza di servire Gelmi, molto meglio piazzato di lui. Il numero 14 ha così infilato il portiere lucernese, con una precisa rasoiata dal limite. Unico neo: l’azione è stata viziata da un fuorigioco, non rilevato però dalla terna arbitrale.

Logica la soddisfazione dei bernesi a fine partita. Il tecnico del Thun Marc Schneider, intervistato dalla SFR, era ovviamente al settimo cielo: “Per noi è un sogno che si realizza: tornare in finale, dopo tutti questi anni, è un traguardo che ci dobbiamo godere. Inutile dire che siamo tutti felici: io, la squadra, la dirigenza. Non è stata facile: il Lucerna ci ha creato tantissimi grattacapi, soprattutto a livello fisico.”

Appuntamento, quindi, a Berna, il 19 maggio, per l’atto conclusivo della manifestazione, da sempre molto sentita oltreconfine. Ora, i riflettori sono puntati sul Letzigrund dove, domani sera, andrà in scena la seconda semifinale, nientemeno che il Clásico elvetico, vale a dire Zurigo-Basilea.

Renani favoriti, ovviamente: ma si troveranno di fronte una squadra che farà di tutto per batterli, e che vanta 3 vittorie nelle ultime 5 edizioni della competizione. E, come ben sappiamo, in Coppa svizzera nessuno parte battuto. Ed è per questo che resta la manifestazione calcistica più amata, grazie anche a una formula inossidabile, che non cambia mai. E, forse, è davvero questo il suo segreto.

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.