Atalanta, l’importanza del fattore “ić”

La vittoria dell’Atalanta di ieri sera a Napoli per 2-1, nel posticipo della 33/a giornata di Serie A 2018/2019, consente ai neroblu di recuperare i due punti persi – per merito di un super Dragowski – la settimana prima con l’Empoli in casa e di continuare la corsa per l’Europa diretta.

Un successo costruito con il mix esatto di fortuna (vedasi le occasioni avute dal Napoli sul 2-0 e il salvataggio miracoloso di Masiello sulla linea) e di bravura. Gli ultimi 30 minuti della sfida del «San Paolo», dove l’Atalanta ha dominato in lungo e in largo, sono l’ennesimo capitolo del meraviglioso libro che la Gasperini band sta scrivendo partita dopo partita.

Il capitolo partenopeo ha avuto tre autori principali. Ovviamente, Duvan Zapata. E poi, il duo degli “ić”: Josip Iličić e Mario Pasalić. Si tratta di un caso il sincronismo temporale tra l’entrata in campo dello sloveno e il prendere le redini in mano della partita da parte dell’Atalanta? Ovviamente no. ConIličić in campo, la proposta offensiva della Dea è cresciuta in maniera esponenziale. Questo per la classe indubbia del numero 72 che, se associata a una volontà personale di far bene che sta aumentando di partita in partita, lo rende uno dei calciatori capaci di fare la differenza con la D maiuscola in Serie A. Atalanta Iličić-dipendente? Forse no, ma non è che siamo troppo lontani dal “sì”.

Il croato è stato il vero Giano Bifronte della sfida dell’impianto di Fuorigrotta. Dal praticamente invisibile del primo tempo al marcatore decisivo del secondo. Una metamorfosi che ha sancito una verità tattica: Pasalić non può fare il vice-Iličić, troppo leggero fisicamente per poter sfidare viso a viso le difese italiane. Invece, arretrato di qualche metro a centrocampo può sfruttare le sue doti tecniche e le sue capacità di inserimento con più libertà d’azione. E ieri, nella ripresa, ne ha dato dimostrazione.

Iličić e Pasalićil fattore “” dell’Atalanta. In queste cinque partite, il fattore che potrebbe fare la vera differenza per la Dea.

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Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.