Vlado ha davanti una Svizzera bifronte: per il futuro, servirà soprattutto umiltà

Non era soddisfatto Vlado Petković, nel dopo partita di Basilea. E ne aveva tutte le ragioni. Dopo la vittoria in trasferta in Georgia, contro un’avversaria modesta ma ben disposta in campo, il pareggio di ieri, maturato tra l’altro in modo rocambolesco (da 3-0 a 3-3 in meno di 10′), va a complicare il cammino elvetico nella competizione.

In Georgia, dopo un brutto primo tempo, i rossocrociati avevano fatto valere il maggiore tasso tecnico con 15′ di spessore. Con i georgiani, squadra modesta, è bastato. I danesi, invece, ci hanno messo qualcosa di più, soprattutto a livello fisico. E, sotto quell’aspetto, gli svizzeri sono mancati un pochino.

Ecco le principali dichiarazioni di Valdo alla RSI: “Ci siamo abbassati troppo negli ultimi minuti, e siamo stati anche un po’ ingenui in occasioni delle reti subite. Abbiamo perso qualche contrasto di troppo nel secondo tempo e ci hanno punito. Abbiamo iniziato a soffrire dopo il loro primo gol, soprattutto sulle palle alte. Con un po’ di stazza fisica in più avremmo potuto portare a casa la partita. Xhaka si era fatto male, ho dovuto toglierlo. È una lezione da imparare: sono soddisfatto per i 4 punti, anche se questo pareggio lascia l’amaro in bocca per com’è maturato.”

Quello che è oggettivo, è che la linea difensiva svizzera, a un certo punto, era formata da 4 uomini che non avevano mai giocato assieme (Mbabu, Elvedi, Akanji, Benito). Però è anche vero che, a centrocampo, è mancata un po’ la copertura. O, più probabilmente, il baricentro si è abbassato troppo, consentendo così ai danesi, che ci hanno messo più cattiveria, di poter approfittare di alcuni errori in difesa commessi troppo vicino alla porta.

Peccato. Peccato perché, fino a 10′ dalla fine, la Nati aveva fatto bene. Certo, una squadra esperta dovrebbe saper gestire queste situazioni, anche contro squadre di fascia più elevata rispetto alla Georgia. C’erano delle assenze per infortunio (Shaqiri, Seferović, Fernandes e Schär, dopo il colpo alla testa rimediato in Georgia, e le successive polemiche): però, i fischi del pubblico, alla fine, sono forse la fotografia più veritiera della prestazione dei rossocrociati.

Vlado ha messo, a Basilea, Ajeti al posto dello spento Gavranović visto a Tbilisi. Ma a voltare le spalle all’ex tecnico della Lazio è stato soprattutto il reparto arretrato. Benito, che ha sostituito il milanista Rodríguez, ha le sue responsabilità, così come il suo compagno dello YB Mbabu. Elvedi ha sulla coscienza la terza rete degli avversari, anche se non aveva fatto malissimo nei primi 80′. Sul banco degli imputati sale invece Akanji. L’ex Basilea ha infatti giocato una partita decisamente al di sotto del proprio standard, e molto della mancata vittoria dipende dalla sua prestazione.

Ha fatto decisamente bene invece il capitano Xhaka: autore della seconda rete, ha trascinato i suoi con una partita davvero da incorniciare. Purtroppo ha dovuto lasciare il campo e Mehmedi, l’altro uomo che doveva metterci esperienza, reduce da un infortunio, non ha avuto la forza necessaria per contrastare l’assalto danese nei minuti finali.

In tutto questo, ancora una volta, si è avuta la sensazione che Vlado non abbia avuto il guizzo giusto. Certo, a sua discolpa vanno le numerose assenze, e le prestazioni sottotono di alcuni dei protagonisti, soprattutto in difesa. Però, la squadra, a fine partita, ha davvero abbassato troppo il proprio baricentro. E farsi recuperare tre reti in 10′ è davvero qualcosa che fa pensare.

Ora la situazione non è semplicissima, con l’Irlanda davanti a punteggio pieno, e lo scontro diretto coi danesi da giocare a Copenhagen. È anche vero che la Svizzera deve ancora giocare entrambe le partite con gli irlandesi, e quindi i giochi sono ancora apertissimi. Tuttavia, sarà forse più difficile di quanto potesse sembrare la settimana scorsa, prima di cominciare. E, diciamolo, per nulla scontato.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.