Alcuni diritti sono “diritti”, altri ancora no…

Oramai, volente o nolente il grande pubblico, sono diventati una parte integrante di un evento sportivo e forse la parte più importante. Perché un organizzatore può anche fare il tutto esaurito allo stadio piuttosto che in un palazzetto, può anche riuscire a strappare un contratto di sponsorizzazione molto remunerativo ma se le telecamere rimangono spente mentre gli atleti stanno compiendo la loro fatica, la rassegna sarà destinata a essere presto dimenticata. E in questo ultimo periodo, da questo punto di vista, gli appassionati di sport italiani hanno tirato un sospiro di sollievo da un lato mentre sono ancora in ansia da un altro.

Partiamo dalla notizia positiva, che riguarda il Campionato Mondiale Superbike. La rassegna iridata delle Derivate di Serie sarà fortunatamente ancora visibile in Italia grazie a Sky Italia, che ha annunciato pochi giorni fa che la SBK sarà trasmessa in chiaro su TV8. Quindi, le avventure di Rea e compagni saranno ancora visibili senza che alcuno debba pagare per assistere alle gare. Termina così la gestione di Mediaset che – anche se il Biscione non l’ammetterà mai – aveva acquisito i diritti con la malcelata speranza che un certo Valentino Rossi prima o poi decidesse di fare un salto in SBK. La consapevolezza che questo evento (che certamente avrebbe amplificato gli effetti dell’investimento) difficilmente accadrà mai unita al predominio di Jonathan Rea e della sua Kawasaki ha fatto sì che Mediaset non si sia proprio impegnata nel cercare un rinnovo di contratto. Tocca quindi a TV8 accendere le telecamere sulla SBK, a partire dal fine settimana del 23-24 febbraio, quando il Mondiale partirà in Australia in quel di Phillip Island.

La negativa invece concerne sempre le due ruote, ma questa volta senza motore. Il Giro d’Italia, assieme altre corse organizzate dalla RCS Sport come Strade Bianche, Tirreno-Adriatico, Milano-Sanremo e Giro di Lombardia, è ancora al buio. La casa naturale della Corsa Rosa, Mamma RAI, offre 12 milioni di euro affinché possa continuare a trasmetterla. Ma Urbano Cairo, numero uno di RCS MediaGroup, ne chiede 18 e le parti sembrano essere ancora lontane. Quindi, quale sarebbe la soluzione dovesse clamorosamente la RAI rinunciare a trasmettere il Giro? La prima vedrebbe Discovery Channel, già detentrice del pacchetto in pay-tv della Corsa Rosa tramite Eurosport, mandare in onda le fasi salienti in chiaro (eventualità prevista dalla legge) su canali di sua proprietà come NOVE o Dmax. La seconda invece prevederebbe che Cairo tenga per sè i diritti e facesse irradiare il Giro d’Italia dalla sua emittente La7, sebbene ci sia un fattore non certo trascurabile da tenere in debita considerazione. Vale a dire che La7 non ha una struttura pronta per trasmettere un evento di tale importanza ed è impossibile improvvisarla in pochi mesi.

In conclusione, nonostante i 6 milioni di euro di differenza, l’auspicio di tutti è che RAI e RCS MediaGroup riescano a trovare un compromesso che accontenti le parti. E che soprattutto accontenti i milioni di appassionati di ciclismo italiani.

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Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.