Con Paquetá il Milan guarda al futuro ma il presente è preoccupante

Non c’è pace per il Milan. In un giorno che potrebbe essere ricordato come molto importante, il giorno della presentazione di Lucas Paquetá, a prendersi tutta la scena sono le insistenti voci di mercato che raccontano di un Higuaín in partenza, voglioso di raggiungere Sarri a Londra, fomentate anche dalle piccate parole di Leonardo. Il dirigente rossonero ha così parlato del pipita: “Gonzalo ha vissuto un momento un po’ così, adesso deve lasciarselo alle spalle. Il gol cambia qualcosa ma ora deve continuare e prendersi le proprie responsabilità, deve pedalare. Non deve stare dietro alle voci di mercato e rimanere concentrato. Visto che stai qua, stai qua e fai”. Queste dichiarazioni fanno trapelare una certa insofferenza da parte della dirigenza milanista nei confronti del giocatore che, con i suoi continui malumori, rischia di deprimere ulteriormente quell’ambiente che avrebbe dovuto esaltare.

Il Milan si trova in una situazione difficilissima, inimmaginabile poco più di un mese fa: la squadra ha fallito il salto di qualità raccogliendo pochi punti in un finale di girone d’andata piuttosto agevole, l’infermeria si è riempita a dismisura, il giocatore più rappresentativo (Higuaín, per l’appunto) si è arenato e il mercato di gennaio, visto come evento salvifico a fine novembre, sembra non poter decollare. Il Milan si trova in una situazione stagnante, impantanato da mille problemi di diversa natura. Nel corso della conferenza stampa di Paquetá, Leonardo ha spiegato come le strategie di mercato siano al momento bloccate, mentre il tempo passa; ha altresì sottolineato che non arriveranno grandi nomi e queste sono tutte pessime notizie per una squadra che necessiterebbe di rinforzi pesanti per centrare il proprio obiettivo.

Già, l’obiettivo. Il quarto posto in questo momento è più uno spauracchio terrificante che un sogno per il popolo rossonero: centrare questo traguardo porterebbe più a un sospiro di sollievo che ha una vera e propria gioia, perché l’emozione che domina l’ambiente milanista in questo momento è la grande paura di non raggiungere una posizione valida per la Champions League. Gli scenari che si aprirebbero in tal caso sarebbero tetri, porterebbero a un inevitabile ridimensionamento degli obiettivi futuri e comporterebbero, molto probabilmente, un mercato estivo arido, fatto più di cessioni illustri che di grandi acquisti. Questa è la stagione in cui il Milan deve riattivare quel circolo virtuoso di soldi e prestigio che porta la Champions, altrimenti rischia di essere risucchiato sempre di più nello stallo della mediocrità.

Molto passa per Higuaín: è stato lui l’acquisto bomba della scorsa estate, è stato scelto per trascinare tutta la squadra a suon di gol e per spezzare la famosa “maledizione della numero 9”. Gattuso ha bisogno di un bomber affermato come lui per raggiungere il quarto posto: dovesse partire, non c’è alcun giocatore che possa prendere il posto del pipita senza indebolire la squadra. Leonardo ha voluto rimarcare il fatto che la dirigenza rossonera stia provando a costruire una squadra partendo dai valori umani e dall’attaccamento alla maglia, non potendo percorrere altre strade a causa del FFP. Tradotto: per rendere grande il Milan servono giocatori motivati e che credono nel progetto. Il problema è che Gonzalo sembra non crederci più da tempo.

Dalle speranze di veder sbarcare a Milano Ibra, Fabregas, Carrasco o addirittura Milinković-Savić, si è passati a una situazione in cui si prova a convincere Higuaín a non andarsene. In questi giorni è spuntata l’ipotesi Piątek già a gennaio: sarebbe un acquisto importante per il futuro (il polacco è un classe 1995, ben 8 anni in meno del centravanti argentino) ma un’incognita grossa così per il presente. Valutare un giocatore decine di milioni dopo soli sei mesi in Italia è un azzardo, mettergli il Milan sulle spalle per raggiungere il quarto posto e tentare di salvare la baracca è ancora più ardito. Piątek rischierebbe di fare la fine di Schick, strapagato dopo qualche gol alla luce della Lanterna e poi involuto con una maglia più pesante addosso. San Siro è un esame tosto per chiunque, figuriamoci per chi deve ereditare una maglia “maledetta”.

Una pressione simile probabilmente la dovrà subire Lucas Paquetá, unico colpo a effetto di Leonardo e Maldini in questa sessione di mercato e per questo da sùbito sotto i riflettori: il vuoto lasciato da Bonaventura faciliterà l’inserimento del giovane brasiliano ma l’assenza di Suso in Supercoppa potrebbe anche indirizzarlo a un battesimo col fuoco contro la Juventus. Spesso si opta per un inserimento graduale dei giovani, specialmente per gli stranieri, dando loro il tempo di adattarsi: il Milan probabilmente non potrà permetterselo, sperando di aver pescato il jolly che possa far vedere la luce in fondo al tunnel. Se Kaká appena arrivato si è preso la maglia da titolare in un Milan stellare, Paquetá potrebbe fare lo stesso in un Milan arrancante e sfiduciato.

Il Milan sta costruendo una squadra di prospettiva, fatta di giocatori giovani e con potenziale ma se non arriva in Champions rischia di dover smantellare. Questo è il paradosso del diavolo: si sta lavorando magistralmente per il lungo periodo ma se non arrivano i risultati nel breve si potrebbe bloccare tutto il processo di crescita con conseguenze disastrose. Conti, Caldara, Paquetá: tre investimenti da almeno 30 milioni l’uno che in questo girone di ritorno dovranno bruciare le tappe e dimostrare immediatamente di poter essere non solo il futuro ma anche il presente del Milan.

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Nasce nel 1987 a Udine, gioca a calcio da quando ha 6 anni. Laureato in Relazioni Pubbliche e Comunicazione Integrata per le Imprese e le Organizzazioni.