Il 2018 dell’Italbici – T…come Trentin

Nello sport l’importante è partecipare e non vincere, come soleva dire il barone Pierre de Coubertin, l’inventore dei Giochi Olimpici moderni. Ma se accade che qualche volta si riesce a primeggiare, ovviamente chi raggiunge l’agognato alloro certo non si strappa i capelli.

Il ciclismo non fa eccezione alla regola. Essere competitivi è sicuramente un fattore positivo, ma tagliare per primo il traguardo ti dà un’emozione difficilmente comparabile con qualunque altra a livello sportivo. E quando si fa un bilancio della stagione di un corridore, la prima cosa che un esterno potrebbe pensare si faccia è il mero computo dei successi conquistati. La risposta è ni. Nel senso che sicuramente il numero di vittorie ha il suo perché, ma è la qualità delle corse portate a casa che fa la differenza nel bene o nel male.

Ed è questo particolare che rende il 2018 di Matteo Trentin positivo. Il corridore di Borgo Valsugana sapeva fin dal principio che questa stagione sarebbe stata tutta una scoperta, in quanto era la prima nelle fila della Mitchelton-Scott dopo 7 anni alla Quick-Step. Una scelta di vita effettuata per avere più libertà d’azione nelle tanto amate Classiche del Nord, senza compiti di gregariato nei confronti di qualcuno. Una scelta che, almeno per quanto riguarda le corse di Belgio, Francia, Olanda non ha pagato, ma non solo per colpa di Trentin. Il bilancio consta di un 7/o posto alla Gand-Wevelgem e di un 11/o posto alla E3 Harelbeke, mentre al Fiandre è arrivato un 45/o posto e alla Roubaix un ritiro causa caduta, un evento che fa il paio con quella subita a gennaio, che gli è costata la frattura di una costola ma che comunque non gli ha impedito di partecipare alla Milano-Sanremo e, per un attimo, di aver fatto tremare Vincenzo Nibali con quell’inseguimento nella discesa del Poggio.

Poi però, passato il periodo di ambientamento con la nuova formazione e passata ogni tipo di sfortuna, Trentin ha ingranato. E il 12 agosto a Glasgow ha centrato una vittoria. E che vittoria, trattandosi del Campionato Europeo. Il trentino ha regalato a Davide Cassani la sua prima soddisfazione da CT dell’Italia, sfruttando il colpo di fortuna della caduta di Lammertink che a 10 km dall’arrivo ha spaccato in due il gruppo e “approfittando” di un Davide Cimolai in giornata di grazia che l’ha perfettamente pilotato nello sprint finale.

Il titolo continentale ha dato nuova verve al 2018 di Trentin, che è stato protagonista alla Vuelta pur non vincendo e poi è riuscito a conquistare una tappa al Tour di Guangxi, la sua prima con la maglia della Mitchelton-Scott. Quindi, sono stati due i successi del 2018 del ciclista di Borgo Valsugana, ma due successi di peso, soprattutto – e ci mancherebbe altro – il titolo continentale.

E siccome le vittorie si pesano e non si quantizzano semplicemente, il 2018 di Trentin è da catalogare come positivo. E ora il 2019, per fare ancora meglio. Con quel circuito iridato sullo Yorkshire che già lo mette di diritto nel novero dei favoriti.

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Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.