La Sampdoria e il salto di qualità. Il tabù di Giampaolo si chiama girone di ritorno

Ventinove punti, di cui ben quattordici nelle ultime sette partite. E se Valeri e il VAR non avessero annullato il gol allo scadere (realizzato da Saponara, ndr) avrebbe fermato anche la Juventus. Dopo un avvio altalenante la Sampdoria di Marco Giampaolo si è dimostrata una delle squadre più in forma del campionato. I meriti, come sempre, vanno spartiti tra tutti gli attori protagonisti. Ma il tecnico abruzzese merita una menzione speciale. Soprattutto perché è riuscito a riconfermare quanto di buono visto già lo scorso anno, nonostante la Sampdoria fosse considerata poco più che un outsider.

Il punto forte della Sampdoria è l’affiatamento dei suoi giocatori. Ed è inusuale per una squadra che in estate ha operato tanti movimenti di mercato, tra acquisti e cessioni. Ma è proprio questo il principale merito di Giampaolo: aver ridotto i tempi di inserimento della maggior parte dei nuovi e amalgamato il gruppo, facendogli recepire quasi istantaneamente le cose che chiedeva. Così i blucerchiati, capeggiati da un Quagliarella sublime, hanno trovato la strada giusta per un girone d’andata convincente.

Adesso però viene il difficile. Storicamente le squadre di Giampaolo soffrono di più nella seconda parte della stagione. È come se nel momento clou non riuscissero a fare il benedetto salto di qualità. Accadde lo scorso anno: la Samp era sesta dopo diciannove giornate, ma il successivo calo di rendimento gli fece concludere il torneo al decimo posto. E successe anche prima, nella stagione 2015/16, quando Giampaolo era alla guida dell’Empoli. La marcia della squadra toscana fu sorprendente, ai confini della zona Europa League. Ma alla fine del torneo chiuse decimo, dopo la settima posizione della prima metà stagionale.

Corsi e ricorsi storici, tradizioni che sono diventate tabù. Ma che Giampaolo vuole assolutamente sfatare. La strada per l’Europa, come dicevamo, passa dalla continuità di rendimento e da quel famigerato salto di qualità di cui parlavamo poc’anzi. Il tecnico lo ricorda in quasi ogni occasione. Come a dire: “bello quello che è stato fatto finora, ma adesso facciamo cominciare il divertimento”.

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Empolese e orgoglioso di esserlo, ha cominciato ad amare il calcio incantato dal mito di Van Basten. Amante dei viaggi, giocatore ed ex insegnante di tennis, attualmente collabora con pianetaempoli.it.