Le italiane in Europa: cosa è andato storto

Conclusa la fase a gironi delle coppe europee, è tempo di tracciare il bilancio per le squadre italiane. La Juventus centra il primo posto nel gruppo H di Champions League, davanti al Manchester United e al Valencia, condannato all’Europa League. Cammino tutto sommato privo di ostacoli per i bianconeri che, dopo aver ottenuto tre vittorie di fila nelle prime uscite, hanno rallentato nella seconda parte del girone quando la qualificazione era già virtualmente in cassaforte. Nel gruppo G la Roma chiude seconda dietro al Real Madrid, ridimensionato dopo la cessione di CR7 alla Juve e in un profondo momento di crisi in Liga, rimediando, però, una pessima figura in quel di Plzeň con il Viktoria martedì sera.

Salutano la coppa dalle grandi orecchie l’Inter e il Napoli che concludono al terzo posto nei propri raggruppamenti. A parità di differenza reti, i partenopei pagano il minor numero di gol realizzati rispetto al Liverpool, mentre i nerazzurri vengono eliminati per la differenza reti negli scontri diretti con il Tottenham. In Europa League va avanti la Lazio che, nel girone H, fa fuori Apollon Limassol e Marsiglia chiudendo seconda alle spalle dell’Eintracht Francoforte schiacciasassi, unica compagine insieme al Red Bull Salisburgo a ottenere il massimo bottino di punti a disposizione. A casa, invece, il Milan dopo la sconfitta per 3-1 con l’Olympiacos, maturata amaramente nella mezz’ora finale.

L’Inter paga il pari interno con il PSV già eliminato e non riesce ad approfittare del pareggio tra il Tottenham e il Barcellona, che ha onorato l’impegno pur avendo già la qualificazione in tasca. L’iniziale paura del possibile biscotto (perché poi?) tra blaugrana e Spurs è stata puntualmente smentita e, anzi, vedendo i catalani avanti nel punteggio, i nerazzurri hanno semplicemente aspettato che passassero i minuti. Al pareggio inglese, poi, non c’è stata alcuna reazione, nemmeno un disperato assedio finale. La squadra di Spalletti avrebbe fatto meglio a concentrarsi solo sulla propria partita, senza sperare in regali dal “Camp Nou”. Problema di mentalità che il tecnico di Certaldo dovrà correggere in vista del prosieguo della stagione, sia in campionato che in Europa League.

Europa League che vedrà protagonista anche il Napoli. I partenopei non hanno grossi rimpianti per la gara di “Anfield”, ma è inevitabile che il pensiero vada al nefasto pareggio 0-0 di Belgrado con la Stella Rossa. I due punti lasciati al “Marakana” pesano come un macigno nell’economia della (mancata) qualificazione agli ottavi. Resta l’amaro in bocca anche per il 2-2 del “Parco dei Principi”, con il Paris Saint-Germain che ha agguantato il pari nel quarto minuto di recupero. Non tutti i mali vengono però per nuocere, perché gli azzurri di Ancelotti si candidano a essere tra i favoriti per la seconda coppa europea, mai vinta da un’italiana da quando ha cambiato denominazione.

E, infine, il Milan. I rossoneri di Gattuso pagano mezz’ora di appannamento nella bolgia del Pireo e un rigore inesistente assegnato ai greci a nove minuti dal termine. Sorge qualche dubbio sulla battuta dell’angolo che ha portato al gol dell’1-0, mentre il raddoppio dell’Olympiacos arriva grazie a una rocambolesca autorete di Zapata. Il penalty assegnato dall’arbitro francese Bastien è davvero incredibile: Abate trattiene leggermente Torosidis e non sembrano assolutamente esserci gli estremi per fischiarlo. C’è rabbia in casa milanista, ma anche qualche rimpianto perché sarebbe bastato un gol in meno di scarto per staccare il pass per i sedicesimi. Basti pensare alle svariate ripartenze non capitalizzate dai rossoneri, che pagano anche la mira appannata dei propri attaccanti Higuaín Cutrone. Stavolta, insomma, ad andare storta non è stata solo la direzione arbitrale, che non può e non deve essere un alibi.

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Classe ’91, laureato in Scienze della Comunicazione a Roma 2. Calciofilo DOC, inviato per CalcioMercato.com, ha scritto anche per il sito ufficiale del Frosinone Calcio.