Toro, una rimonta che vale l’Europa (ma manca qualcosa). Frosinone, allo “Stirpe” non vinci più. De Zerbi annullato da Nicola

Dopo quasi un mese di astinenza, il Torino torna a vincere davanti al proprio pubblico, facendo un gran regalo al rientrante Mazzarri dopo i problemi di salute. Il 2-1 rifilato al Genoa lascia qualche perplessità, soprattutto perché il gioco ancora non convince del tutto, a maggior ragione in una gara disputata per buona parte in superiorità numerica: l’attacco gira troppo spesso ancora a vuoto, con Zaza che non sembra fare nemmeno un passo avanti nell’integrarsi nel gioco, e il centrocampo si fa valere più sul piano della quantità che della qualità. Detto questo, alla fine i tre punti alla fine arrivano e la classifica ci mostra i granata al sesto posto, in piena zona Europa. È una posizione su cui Cairo ci metterebbe la firma pur di arrivarci a fine stagione. Alla lunga, in realtà, servirà qualcosa di più per meritarsi l’accesso all’Europa League, il vero sogno proibito della stagione dei torinesi, perché vincere una partita con due reti nei minuti di recupero del primo tempo grazie a una dormita generale degli avversari non capita tutte le settimane. E la grande occasione per testarsi arriva già nelle prossime tre gare: le trasferte contro Milan e Sassuolo e il Derby della Mole contro una Juventus che non si ferma più.

Sconfitta che invece lascia l’amaro in bocca al Genoa di Jurić, che continua a mettersi in mostra con buone prestazioni ma senza riuscire a raccogliere punti. A mentre fredda, resta l’amarezza di aver gettato al vento un vantaggio preziosissimo, pure con l’uomo in meno, nei 4′ di recupero del primo tempo. I rossoblù devono ritrovare la praticità e cattiveria di inizio stagione, perché un gioco propositivo diretto a esaltare le caratteristiche di talenti come Kouamé ha bisogno di vedersi restituiti anche dei risultati pratici. Brutta la scena di Piatek che, sostituito per inserire Günter dopo l’espulsione di Rômulo, abbandona il terreno di gioco senza salutare il suo allenatore. Il rapporto tra i due non è idilliaco, il polacco sta soffrendo il periodo decisamente meno prolifico rispetto a quello vissuto con Ballardini in panchina e la sostituzione non aiuterà a migliorare i rapporti. Jurić dovrà farsi sentire, per mostrare di avere in mano lo spogliatoio, ma sarà necessario lavorare molto con il polacco anche sul piano personale oltre che tattico. Il Genoa ha troppo bisogno di ritrovare una punta in grado di finalizzare le occasioni create per potersi permettere di rinunciare a Piatek.

A Frosinone, invece, ci si è ormai dimenticati del sapore della vittoria. Allo “Stirpe”, la squadra di Longo spreca un’altra ghiotta occasione per sbloccarsi in casa e darsi una leggera spinta in classifica per riavvicinarsi alla zona salvezza, permettendo al Cagliari di agguantare il pareggio nella ripresa. L’ultimo successo casalingo risale ormai alla vittoria contro il Palermo nella finale dei play-off e non riuscire a rendere il proprio campo un fortino solido costerà punti cari in ottica salvezza. Longo ha ragione nel dire che i suoi meritavano la vittoria stavolta e se il migliore dei sardi risulta essere Cragno qualcosa vorrà dire. Ma la stagione intanto va avanti e i rimpianti crescono, con il diciassettesimo posto che resta lontano 5 punti. Pochi, in fin dei conti, ma che rischiano di rimanere irrecuperabili se i ciociari non inizieranno a mettere in fila una buona striscia di risultati utili consecutivi.

Infine, finisce con uno 0-0 e tanti sbadigli la sfida tra Sassuolo e Udinese. Gara con poche emozioni e, a dire il vero, anche dai pochi spunti. Meglio gli emiliani sul piano del gioco, almeno per il tentativo messo in mostra nel finale di vincere la gara alzando leggermente i ritmi, ma alla fine è riuscito a prevalere il gioco difensivo e fisico di Nicola. Il cambio di panchina ha ridato buona sicurezza al reparto arretrato dei bianconeri e nella logica dei friulani per il momento va bene così. L’Udinese ha bisogno di ritrovare certezze e punti in classifica, sulla bellezza del gioco si potrà lavorare in tempi migliori. Su questo punto, allenatore e dirigenza sono nella stessa direzione e le parole soddisfatte di Pradé a fine partita lo testimoniano.

Al Sassuolo resta soltanto l’amarezza di altri due punti persi. La classifica resta comunque positiva, tutt’altro che scontata a inizio anno, ma De Zerbi e i suoi hanno perso quell’aura magica che aveva caratterizzato i primi mesi di questa stagione. Il gioco resta piacevole, ragionato, fatto di tanti passaggi, ma ancora troppo poco efficace. Di Francesco, Babacar e Berardi stavolta restano tutti a secco e in queste gare si sente tanto la mancanza di un finalizzatore di buon livello. E nei prossimi mesi è anche su questo piano e sulle conseguenti scelte di mercato che si capiranno le vere ambizioni per questa stagione dei neroverdi.

 

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.