Nicola, buona la prima

L’avventura di Davide Nicola sulla panchina dell’Udinese è iniziata decisamente bene: esordio vittorioso di fronte al proprio pubblico contro una grande squadra come la Roma, semifinalista dell’ultima Champions League. Successo che assume ancora più valore dopo i risultati del week-end, con il Chievo e il Bologna capaci di ottenere un punto contro Napoli e Fiorentina e l’Empoli in grado di vincere in rimonta contro l’Atalanta. I friulani hanno aumentato il loro distacco dalle ultime due, hanno sorpassato il Bologna e sono rimasti a pari con l’Empoli, guadagnandosi così una settimana di lavoro piena di entusiasmo, dovuto sia al successo contro i giallorossi che al cambio di allenatore che, si sa, rende l’ambiente più elettrico nel primissimo periodo.

Una rondine non fa primavera, di conseguenza bisognerà attendere alcune settimane per capire se in casa Udinese sia cambiato realmente qualcosa o se la vittoria contro la Roma sia stata solo un episodio sporadico. Nicola avrà bisogno di un po’ di tempo per inculcare i suoi dogmi tattici nelle menti dei giocatori ma a livello emotivo sembra aver già saputo toccare le corde giuste. La rosa dell’Udinese non è certamente la peggiore della Serie A, anzi, vanta alcuni elementi di spicco come De Paul e Lasagna, oltre a qualche giovane già messosi in mostra nella massima categoria italiana come Barak e Mandragora. L’obiettivo dichiarato dal neo tecnico dei friulani è far crescere più giocatori possibili, aumentando l’impatto, il peso che ciascuno di essi ha in campo. In poche parole, vuole lavorare sulla personalità.

La strada sembra quella giusta, soprattutto per quei giocatori che hanno dimostrato doti importanti ma hanno sinora avuto un rendimento ondivago: il nome in cima alla lista è probabilmente quello di Fofana, potenzialmente un grandissimo giocatore ma poco costante e, probabilmente, non totalmente conscio delle proprie possibilità. Riguardo alla gara disputata contro la Roma, Nicola non ha avuto alcun problema nel commentare il 75% di possesso palla dei giallorossi, sostenendo che la gara era stata appositamente impostata sull’attendere nella propria metacampo gli uomini di Di Francesco, evitando il tentativo di immediata riconquista del pallone.

Questo modo di pensare è diametralmente opposto al modo di concepire il calcio che aveva Massimo Oddo, l’allenatore che, come Nicola, lo scorso anno subentrò a campionato iniziato nella panchina dei friulani. L’ex tecnico del Crotone ha già affrontato trionfalmente una stagione di bassa classifica proprio con i calabresi, riuscendo a ottenere un’insperata salvezza grazie alla tenacia e alla personalità che i suoi ragazzi hanno saputo mettere sul campo da gioco. Nella dimensione in cui sta veleggiando l’Udinese negli ultimi anni, nei quali si è barcamenata tra una salvezza sofferta e l’altra, probabilmente un allenatore come Nicola è perfetto: non c’è bisogno di uno stile di gioco ricamato, non è necessario impostare l’azione dal basso senza mai buttare via la palla, ispirarsi al tiki taka senza le adeguate qualità; ciò che conta è saper battagliare, essere squadra, sfruttare al massimo le proprie caratteristiche. Nello scorsa stagione (o meglio, nella seconda, drammatica parte della scorsa stagione), l’Udinese non aveva questa capacità di sgomitare nei bassifondi della classifica. Ora è arrivato un allenatore che se ne intende e che ha saputo ottenere questo traguardo in una società meno blasonata e con un parco giocatori di qualità inferiore. La vera domanda è: per quale motivo questa scelta non è stata fatta in estate anziché andare a pescare un allenatore arrivato tredicesimo nella Serie B spagnola?

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Nasce nel 1987 a Udine, gioca a calcio da quando ha 6 anni. Laureato in Relazioni Pubbliche e Comunicazione Integrata per le Imprese e le Organizzazioni.