Il Napoli che lotta convince, quello che controlla meno. Ma gli Azzurri meritano gli ottavi

Lasciata alle spalle la delusione per lo 0-0 contro il ChievoVerona di domenica, il Napoli riprende a vincere, rispettando i pronostici della vigilia, contro lo Stella Rossa. Il muro della squadra di Belgrado, stavolta, non è riuscito a restare intatto e la doppietta di Mertens, le reti 99 e 100 con la maglia azzurra, e il tap-in iniziale di Hamšík hanno lanciato i partenopei in vetta al girone, a una giornata dalla fine. Da Parigi, però, non è arrivato il risultato che si sperava e così il San Paolo per il momento può festeggiare, ma con moderazione, perché in questa lotta tra “big” la squadra di Ancelotti si giocherà il proprio futuro nell’ultimo capitolo del girone più combattuto di questa edizione di Champions League. E anche con due risultati su tre a favore, sapere di dover conquistare una qualificazione nella fortezza del Liverpool, Anfield, non può mai far dormire sogni tranquilli.

La miglior notizia che arriva dalla serata del San Paolo, oltre ai tre punti conquistati, è certamente il ritorno del bel gioco e dei gol da parte di un Napoli rimpolpato di “titolarissimi”, che per almeno un’ora hanno fatto sentire la grande differenza ancora esistente rispetto ad alcuni elementi della formazione scesa in campo domenica. Una distanza evidente soprattutto a centrocampo, dove la superiorità azzurra sui giocatori serbi si è fatta sentire maggiormente: ennesima grande prestazione di Allan, autore di un numero straordinario di recuperi palla, di Fabián Ruiz, sempre ordinato, elegante e ricco di buone intuizioni, e di Hamšík, che oltre al gol ha saputo disegnare ottime geometrie per quasi tutta la gara.

Sono questi tre giocatori l’immagine del Napoli nella sua versione migliore, quello che lotta con grande intensità, gioca con scambi veloci tenendo il pallone tra i piedi per pochi secondi e costringe l’avversario a chiudersi in difesa, imbeccando il duo offensivo Mertens-Insigne con tagli precisi. Ed è in questa versione che i partenopei hanno maturato la fondamentale vittoria di ieri sera, mostrando quel volto che ha tanto convinto negli ultimi mesi, almeno prima dello stop a sorpresa contro il ChievoVerona.

A convincere di meno, piuttosto, è stato il Napoli nella modalità controllo nell’ultima mezz’ora di gara, quando ha deciso di abbassare i propri ritmi di gioco per conservare qualche energia in vista delle proprie gare. Un cambiamento di mentalità che ha portato gli azzurri a concedere qualche spazio di troppo in difesa (soprattutto in occasione del gol dello Stella Rossa, seppur nato su un’intuizione di Marin), ad allungare la distanza tra centrocampo e reparto difensivo e a diventare a tratti fin troppo lezioso in attacco con un giro palla più lento e prevedibile. Un calo d’intensità per certi versi prevedibile visto l’importante vantaggio maturato fino a quel momento, ma piuttosto rischioso in ottica differenza reti, dove un gol subito in più rischiava di fare seriamente la differenza anche in vista della sfida contro il Liverpool. Manca ancora qualcosa in termini di solidità difensiva per permettersi di fare ciò che, per esempio, la Juventus riesce a fare spesso nelle partite di campionato, riuscendo a chiudere le porte in faccia agli avversari dopo aver conquistato il risultato desiderato, limitando al massimo il proprio dispendio di forze. Ma, almeno per il momento, è una sfumatura in più su cui ci sarà tempo per lavorare.

Intanto, però, il Napoli ha fatto il suo dovere per scendere in campo nella miglior condizione possibile tra due settimane contro il Liverpool. Per la prima volta nella propria storia, gli azzurri restano imbattuti per tutte le prime cinque partite di Champions League, ma questo record rischia di non bastare: anche una sola sconfitta ad Anfield, ora, potrebbe condannare Ancelotti e i suoi a un’eliminazione clamorosa, risvegliando i fantasmi dei gironi di Champions League del 2013, con i partenopei retrocessi in Europa League nonostante i 12 punti conquistati in un gruppo di ferro con Arsenal, Borussia Dortmund e Olympique Marsiglia. Un incubo che questo Napoli, per quanto fatto vedere fino a ora in termini di qualità di gioco e risultati, non merita di rivivere nell’ultimo capitolo di questa corsa all’ultimo respiro.

 

 

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.