Conquistato l’Olimpo, l’Ajax è agli Ottavi. 13 anni dopo l’ultima volta

Probabilmente era destino; o sorte, casualità, fato, insomma chiamatelo nella maniera che più vi aggrada. Ci piace però pensare che non sia del tutto randomico il fatto che le porte dell’Europa che conta, quella delle magnifiche 16 qualificate agli Ottavi di Champions League, si spalanchino nella città del monte Olimpo  per una squadra, l’Ajax, che il proprio nome lo deve a un personaggio della mitologia ellenica, Aiace Telamonio.

Il calcio sempre più milionario del Terzo Millennio accoglie agli Ottavi Finale una delle squadre dal maggior blasone della storia del Vecchio Continente, eppure ten Hag e i suoi ragazzi scrivono una pagina storica per il club ajacide centrando la qualificazione al turno successivo: un Ottavo di Finale di Champions League, ad Amsterdam, non si vedeva addirittura dal febbraio 2006.

Tredici anni, a febbraio prossimo: una vera e propria eternità calcistica per i tifosi dell’Ajax, nei cui album dei ricordi cominciava a depositarsi troppa polvere sulle istantanee relative alla doppia sfida all’Inter di Mancini chiusasi ad appannaggio dei nerazzurri in virtù del 2-2 dell’ex-Amsterdam Arena cui fece seguito l’1-0 per l’Inter di San Siro. Un eternità, che riporta indietro a un decennio abbondante nel quale tante, tantissime cose sono cambiate su ambo le sponde; l’Inter era quella ancora “incompiuta” di Mancini in un Italia nella quale di Calciopoli il pubblico italiano non aveva ancora il sentore, così come era inconscio del grande Mondiale che di lì a qualche mese avrebbe vissuto la Nazionale di Marcello Lippi. Tanta anche l’acqua passata sotto i ponti per i Lancieri, che tra le proprie file ovviamente anche all’epoca vantavano una serie di profili più o meno interessanti che in futuro avrebbero calcato anche i campi del Belpaese: Stekelenburg, Grygera, Vermaelen, o ancora Sneijder che dell’Inter sarebbe diventato un simbolo o Huntelaar che la maglia dei Lancieri, 12 anni dopo, è tornata a vestirla a valle di un interrail attraverso Spagna, Italia e Germania.

Anche sfortunato quell’incrocio con l’Inter per l’Ajax, che in vantaggio grazie a un grande primo tempo per le reti di Huntelaar e Rosales si fece riagguantare dai nerazzurri che chiusero sul 2-2 la sfida olandese con i centri di Stanković e del “Jardinero” (ex Feyenoord) Cruz, con il centrocampista serbo che a San Siro scrisse con una conclusione delle sue l’1-0 per i locali che regalò all’Inter il biglietto per i Quarti di Finale (nei quali il Villarreal sbarrò poi la strada ai nerazzurri).

Ma come può essersi protratto tanto a lungo l’assenza dei Lancieri, se non dalle primissime fasce del calcio europeo, perlomeno dalla Top-16 della Champions League? Molteplici le ragioni, cui probabilmente andrebbe dedicato un approfondimento a parte: da un lato il divario oramai sempre più marcato tra le primissime squadre d’Europa e il resto del Vecchio Continente, cui si accompagna la scelta del movimento calcistico olandese di non assecondare le spese folli e incontrollate dei principali campionati europei a scapito, purtroppo, di una competitività europea delle squadre di Eredivisie sempre più limitata, per usare un eufemismo.

Ultimo, ma non meno importante, il mix di sfortuna e disastri sportivi in salsa ajacide: due mancate partecipazioni alla Champions League tra il 2008 e il 2010, cui si sommano cinque eliminazioni nei turni preliminari (tra cui quelle con Rapid Vienna e FC Copenaghen tra le più incredibili) e cinque terzi posti consecutivi nella Fase a Gironi tra il 2010 e il 2015. Terzi posti figli di un ranking che ha proposto l’Ajax sempre più spesso nella Pot 3 dell’urna dell’UEFA e che ha costretto i Lancieri tre volte nella stessa urna del Real e due volte in quella del Barcellona nel lustro in questione. Due volte il Milan e una volta a testa Borussia Dortmund, Lione e Paris Saint-Germain il secondo incomodo che ha costretto l’Ajax alla resa, pur se spesso onorevole (come nel 2012/13, con i biancorossi terzi davanti a Borussia Dortmund e Real ma davanti al City di Mancini); particolarmente doloroso per gli ajacidi il terzo posto del 2011/12 a 8 punti in classifica, gli stessi del Lione qualificato agli Ottavi in virtù del clamoroso (e per qualcuno sospetto) 7-1 di Zagabria rifilato alla Dinamo, stante il doppio 0-0 negli scontri diretti. Altrettanto dolorosa per i Lancieri l’eliminazione nella stagione 2014/15, con il Milan di Allegri a sopravanzare gli olandesi di un punto anche grazie all’1-1 di Amsterdam strappato grazie a un gol di Balotelli al 94′ su calcio di rigore dopo che al 90′ i padroni di casa sembravano aver trovato il gol vittoria con Denswil.

Anni di delusioni ed amarezze, che l’Ajax è finalmente riuscito a cancellare. Con una rosa costruita chiudendo per una volta l’occhio rivolto al bilancio in favore di quello diretto verso il campo, Overmars e van der Sar hanno messo a disposizione di Erik ten Hag un roster di primissimo livello per il campionato olandese, capace di potersi ben comportare anche al cospetto della nobiltà europea come evidenziato all’indomani della qualificazione al Group Stage di Champions League. Un percorso, quello europeo dell’Ajax, passato per ben tre turni preliminari contro Sturm Graz, Standard Liegi e Dinamo Kiev tutte agevolmente liquidate nel doppio confronto, prima di un urna che con Bayern Monaco, Benfica e AEK Atene sembrava aver scritto un testa a testa tra lusitani e olandesi da decidersi solamente al termine dell’ultima giornata di gare.

Il percorso nel Girone di Champions, però, ha evidenziato un Ajax qualificatosi con pieno merito e un pizzico di fortuna, come nel caso della decisiva sfida con il Benfica ad Amsterdam vinta grazie a un gol di Mazraoui in pieno recupero; meriti che sono passati per l’agevole vittoria all’esordio sull’AEK Atene e per la prestazione maiuscola sul campo del Bayern Monaco dominato per lunghi tratti della gara dai Lancieri all’Allianz Arena, ma poi capace di strappare un 1-1 all’Ajax. Arrivati alla gara di Atene con il proprio uomo più rappresentativo, Ziyech, infortunato, i ragazzi di ten Hag hanno sfoderato una prestazione meno spettacolare ma altamente determinata, vinta con merito nella ripresa grazie a uno dei due uomini copertina del mercato estivo: Dušan Tadić, capace di non tradire la propria leadership tecnica e carismatica all’interno della squadra trasformando il pesantissimo rigore del vantaggio ad Atene per poi blindare con la doppietta personale il 2-0 che ha proiettato l’Ajax di nuovo tra le grandi d’Europa.

Contro ogni pronostico, Ajax-Bayern Monaco di metà dicembre sarà quindi uno spareggio per il primato nel girone, con bavaresi e olandesi già forti della qualificazione al prossimo turno; gli Ottavi di Finale, dove più di qualcuno sarà felice di evitare quella che potrebbe rivelarsi, pur senza ambizioni di vittoria finale, la polpetta avvelenata di questa edizione della Champions League.

 

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Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.