Dallo Stella Rossa al ChievoVerona: quelle partite in cui il Napoli è disordinato e senza gol

Dallo 0-0 contro lo Stella Rossa allo 0-0 contro il ChievoVerona. Più di due mesi dopo il deludente pareggio che aveva aperto la stagione europea degli azzurri, il Napoli chiude un’altra gara a reti bianche in una maniera del tutto simile: per il canovaccio della partita, la delusione finale per non aver rispettato le forse fin troppo superficiali attese della vigilia e quel mix letale di sfortuna e confusione che a volte rende i partenopei inefficaci. Ci si attendeva una risposta decisa alla vittoria matura e nemmeno più di tanto sudata della Juventus di ieri sera contro la SPAL: invece, il ChievoVerona si è confermato uno degli storici e quasi inspiegabili tabù del Napoli e ora il sogno Scudetto, con la vetta distante 8 punti e con un’avversaria diretta che non sbaglia un colpo, torna a offuscarsi.

Per una volta, dopo averlo giustamente esaltato tante volte in questi mesi, Ancelotti esce dalla gara con la consapevolezza di avere una buona fetta di responsabilità sul risultato. In parte per alcune scelte di giocatori risultate più forzate rispetto al solito, delle scommesse fallite nella sua classica e comunque condivisibile politica del turnover: dalla gara del San Paolo escono bocciati in maniera evidente Ounas e Diawara, le due seconde linee più in difficoltà nel nuovo progetto azzurro, sia per il poco spazio trovato finora sia per la difficoltà di trovare una loro precisa posizione nel 4-4-2. Fallisce l’esperimento di schierare esterno sinistro l’algerino, che continua a mostrare grande voglia, ma senza avere i mezzi e la maturità per trasformarla in qualità da grande giocatore in campo; e, allo stesso modo, Diawara si conferma un grande punto interrogativo in mezzo al campo, vagando senza una collocazione precisa e faticando a trovare la qualità nel giro palla che il tecnico richiede a chi viene lanciato in quella posizione. La bocciatura diventa evidente nel secondo tempo, quando Ancelotti cambia entrambi, comprendendo che alcune riserve sono ancora parecchio indietro rispetto ai titolarissimi.

A confermare la giornata nera, tra l’altro, è anche il fatto che i cambi per una volta non incidono come di solito fanno nel corso della gara. È Milik, inizialmente previsto in campo dal 1′, l’emblema di questa inefficacia: il polacco non fa quasi mai sentire il suo peso offensivo, gioca pochi palloni e di tiri non se ne registrano. Non la risposta che ci si attendeva, insomma, alle tante voci di mercato che continuano a circolare sull’attacco del Napoli, tra Piątek e un ritorno da sogno di Cavani, con Ancelotti che non ha mai nascosto il sogno di ritrovarsi in rosa un attaccante di classe mondiale e da doppia cifra. Per Milik sarà una stagione decisiva in questo senso e prestazioni come quella di oggi pomeriggio non faranno che aumentare la pressione mediatica su di lui e sulle indiscrezioni di mercato, tutt’altro che rassicuranti per l’ex Ajax.

L’altra “colpa” che il tecnico mantovano si ritrova a dover spartire con la sua squadra è legata invece a un aspetto più psicologico. Il primo tempo degli azzurri resta ancora una volta troppo lento e poco intenso, confermando le difficoltà nell’approcciare le gare già registrata nelle ultime gare, mentre la ripresa si trasforma in un assalto confuso, senza vere idee e con una spaccatura evidente tra difesa e reparto offensivo. Ma come contro lo Stella Rossa due mesi fa, le occasioni scarseggiano, gli attacchi finiscono per schiantarsi quasi sempre contro il muro avversario e l’unico grande brivido lo crea con un’intuizione di Insigne: fu traversa a Belgrado, ora è un palo con il suo classico tiro a giro. Non arriva, come a Genova, il guizzo finale del campione e allora il risultato resta inchiodato su uno 0-0 amaro, seppur contro un ChievoVerona che sembra aver già ritrovato solidità con la cura Di Carlo. Quel tipo di partita che la Juventus in genere non sbaglia mai, resta ancora un punto da rivedere in questo Napoli.

 

 

 

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.