Le persone fanno la differenza

Paolo Maldini si è concesso ai microfoni dei giornalisti in seguito al suo ritorno in rossonero. Molte sono state le domande, molte le dichiarazioni dell’eterno numero 3 da cui prendere spunto. Una in particolare, però, rende bene l’idea di quale sia il Maldini-pensiero: “Le persone fanno la differenza“. Il Capitano per antonomasia del Milan degli ultimi 20 anni ha utilizzato questa frase in riferimento a Leonardo, sottolineando quanto sia stata importante la presenza del brasiliano nell’organico dirigenziale al fine di accettare il nuovo incarico. Il discorso può però essere esteso anche ad altri elementi, quali i nuovi proprietari della società di via Aldo Rossi: gli esponenti di Elliott hanno convinto Maldini sotto due aspetti fondamentali, il suo ruolo e il progetto. Barbara Berlusconi prima, e Yonghong Li poi, avevano provato a loro tempo a coinvolgere Paolo nei progetti dirigenziali, ricevendo in entrambi i casi un “no” come risposta. Questo è un segnale fortissimo per i tifosi, un segnale che fornisce al popolo rossonero una componente mancata negli ultimi anni: la fiducia. Se Maldini ci mette la faccia, allora il progetto è serio. L’equazione si presenta ai loro occhi come indiscutibile.

Le persone fanno la differenza, in campo e fuori. Secondo questa nobile ideologia, il nuovo Milan proverà a ripartire da quelli che sono stati i capisaldi della sua vincente storia: grandi uomini oltre che grandi giocatori, attaccamento alla maglia e uno stile da professionisti da mantenere a tutti i livelli. Madini più di chiunque altro sa quale sia il valore degli uomini che hanno portato in alto il nome del Milan nel Mondo (uno tra i primi, proprio suo padre) e questo dovrebbe rinfrancare anche Gattuso: se le persone fanno la differenza, Ringhio non è in discussione e non lo sarà nemmeno nei prossimi mesi. Gattuso, Leonardo e ora Maldini: il Milan sta davvero tornando ad assomigliare al Milan, grazie alla dedizione e all’amore per i colori sociali di alcuni pilastri della sua storia. Se Leonardo ha diviso la tifoseria (c’è chi è riuscito a passare oltre al “tradimento” nerazzurro, memore di che uomo di cultura e classe sia Leo, e chi no), il ritorno di Maldini infiamma il cuore di tutti, a dimostrazione che in quel lontano e nefasto 24 maggio 2009 chi l’ha contestato era una piccolissima, deprimente frangia dell’universo rossonero. Sollecitato sulla questione, comunque, il Capitano ha glissato con la solita eleganza, dichiarando di non serbare rancore (anche se ne avrebbe ben donde).

Il ruolo di Maldini, nonostante la complicata nomenclatura, sembra abbastanza chiaro: lui e Leonardo saranno una cosa sola, agiranno in simbiosi come solo due persone di grande intelligenza e con stima reciproca possono fare. “Siamo diversi, ci completiamo” ha dichiarato Maldini. Proprio come in campo: un difensore insuperabile e un trequartista di grande estro e fantasia, accomunati però da una grande classe e da un’enorme spessore morale, diversi ma complementari. Maldini potrà mettere il suo carisma e il suo nome a disposizione della società, ma da uomo ambizioso qual è vuole fare la differenza con le idee, con il lavoro: le sue responsabilità saranno grandi, a lui si potranno attribuire i meriti dei successi e imputare i demeriti per le sconfitte, ma non come un parafulmine. Quel ruolo lo ha saggiamente evitato un anno fa e, a conti fatti, la sua scelta è stata azzeccata: se Paolo dovrà mettere la faccia per un insuccesso sportivo, lo farà dopo aver lavorato e sbagliato, non dopo aver visto sbagliare gli altri. Se il Milan tornerà grande, potrà sentire suo il merito. Questo è fondamentale per chi vive le proprie sfide con orgoglio e senso di appartenenza.

Il ritorno di Maldini è una notizia stupenda per tutto l’ambiente Milan: torna la grande bandiera, e torna per lasciare il segno. La fiducia intorno a lui è smisurata, per un semplice motivo: le persone fanno la differenza.