A volte ritornano: Cosenza, dal derby “fotocopia” in D alla riconquista della Serie B

Dopo 15 anni il Cosenza ritorna in Serie B, grazie alla vittoria sulla Robur Siena nella finalissima dei play-off di Serie C. Una promozione, quella dei calabresi, arrivata quasi in maniera inaspettata dopo un avvio horror nel girone C, cancellato da alcune grandi prestazioni dei Lupi e dal quinto posto finale.

Per i calabresi, conquistare la ventesima partecipazione al campionato cadetto non è stata di certo una passeggiata, dopo che furono retrocessi e successivamente radiati dai campionati professionistici nella stagione 2002-2003, dopo ben 90 anni di storia. La rinascita della nuova società nell’annata successiva, sotto il nome di Cosenza F.C., diede la possibilità alla città di essere rappresentata almeno nel maggior campionato dilettantistico, ma dopo una sola stagione, chiusa tra l’altro nell’anonimato di metà classifica, ecco che le conseguenze del precedente fallimento si presentarono sotto forma di un derby “beffardo”: il Cosenza Calcio 1914, ovvero la società radiata un anno prima, riuscì con una serie di battaglie legali a essere reintegrata e a iscriversi al campionato di Serie D 2004-2005, ovviamente nello stesso girone dell’altra omonima compagine. La tifoseria calabrese non la prese per nulla bene e alla prima occasione, ovvero il primo scontro diretto tra le due squadre, dimostrò il proprio disappunto interrompendo la partita con un’invasione di campo di massa. Il derby “fotocopia” apparve però solo in quella stagione, a causa del nuovo fallimento del Cosenza Calcio 1914, che precedette di soli tre anni quello della nuova società: anche il nuovo Cosenza fallì infatti nel 2007, ma i Lupi non sparirono grazie alla fondazione della Fortitudo Cosenza, che di fatto sostituì il già esistente club del Rende. Un periodo strano, turbolento e parecchio complicato da lasciarsi alle spalle, ma nonostante ciò Cosenza rialzò la testa e riuscì negli anni a riprendersi un ruolo da protagonista tra i professionisti, conquistando due promozioni consecutive e soprattutto la Prima Divisione in Lega Pro. Da incorniciare in particolar modo fu la stagione dei record in Serie D nel 2007-2008, annata che vide la formazione allenata da Mimmo Toscano totalizzare ben 80 punti in 34 partite di campionato, ovvero solo cinque in meno dell’Inter di Mourinho, primatista tra i campionati professionistici ma con il vantaggio di aver giocato quattro partite in più. Il periodo buio sembrava ormai alle spalle, ma nel 2011 un nuovo terremoto societario portò all’ennesimo fallimento e alla quarta radiazione in meno di un decennio.

All’ennesimo danno corrisponde però l’ennesima rinascita, ovvero quella definitiva: nell’estate dello stesso anno fu fondata la Nuova Cosenza Calcio, che ritornerà ad essere semplicemente Cosenza Calcio tre anni più tardi. Dopo aver sfiorato per due anni di seguito la promozione, i Rossoblù salirono in Seconda Divisione grazie al ripescaggio nella stagione 2012-2013 e nella stagione successiva, grazie al quarto posto conquistato, guadagnarono l’accesso alla nuova Lega Pro a girone unico. Proprio nel 2014-2015 i Lupi diventarono la prima e finora unica squadra calabrese ad aver vinto un titolo nazione, grazie alla vittoria della Coppa Italia Lega Pro: dopo l’1-4 rifilato in casa del Como nella finale d’andata, al ritorno gli uomini allora allenati da Giorgio Roselli vinsero 1-0 al San Vito-Gigi Marulla, festeggiando insieme ai circa diecimila tifosi presenti. A distanza di poco più di tre anni la scena si ripete con lo stesso numero di tifosi accorsi in massa, ma a Pescara, teatro della finale play-off. Dopo altri due anni in cui il salto di categoria fu solo sfiorato, il Cosenza è riuscito a ritrovare la Serie B che mancava da ben quindici primavere e lo ha fatto rialzandosi dal baratro quando tutto sembrava finito, proprio come quando riuscì a riemergere dai numerosi fallimenti. Due punti nelle prime sei partite e un girone d’andata quasi da retrocessione sembravano aver compromesso la stagione, ma l’avvento in panchina di Piero Braglia e la reazione della squadra trascinata dal talento di calciatori come Gennaro Tutino, hanno invertito la rotta nel momento decisivo. Il progetto per tornare ai fasti di un tempo adesso è serio, e ciò viene testimoniato dalle parole del presidente Guarascio che ha dichiarato di voler fare tutto il possibile per trattenere il tecnico e il gioiello napoletano, costruendo intorno a loro una squadra ancor più competitiva.

D’altronde la storia dei calabresi nel campionato cadetto è più che dignitosa, a mancare infatti è stato probabilmente solo l’ultimo salto di qualità per poter ambire alla massima serie. Da un altro spareggio a Pescara, quello per non retrocedere nel 1991 vinto contro la Salernitana, i Lupi riuscirono a costruire la più grande stagione della loro storia: l’annata successiva infatti, quella del 1991-1992, i Rossoblù allenati da Edy Reja si giocarono fino all’ultima giornata la promozione in Serie A, ma nonostante l’incredibile affluenza di pubblico calabrese accorso al Via del Mare di Lecce, il Cosenza perse contro i salentini e non riuscì nell’impresa. La prima metà degli anni ’90 viene comunque ricordata in maniera positiva dai Silani, dato che la squadra militò quasi sempre nelle zone nobili della classifica esprimendo tra l’altro un buon calcio. In quel periodo si susseguirono infatti diversi allenatori di successo come Zaccheroni, Mutti e De Biasi, ma soprattutto esplose il talento di diversi calciatori che si sarebbero poi resi protagonisti anche in Serie A. Tra i tanti, a rimanere nel cuore dei tifosi furono Stefano Fiore e Cristiano Lucarelli: il primo, cosentino di nascita, esordì tra i professionisti proprio in Rossoblù nella Serie B 1993-1994, dando prova del suo talento prima di farsi notare da importanti club e di vestire la maglia della nazionale; il secondo invece, si consacrò definitivamente due anni più tardi, segnando 15 reti nel campionato cadetto a soli vent’anni, sfiorando il titolo di capocannoniere e segnando un gol nel sentitissimo derby con la Reggina.

Per il Cosenza adesso è tempo di pensare a un altro derby, quello contro il Crotone appena retrocesso. Per i Lupi la prossima stagione potrebbe rappresentare la grande occasione per dare una svolta alla propria storia, lasciandosi il recente passato alle spalle e tornando indietro di circa vent’anni. La società stavolta sembra avere la solidità per puntare più in alto e soddisfare una piazza che ha sempre creduto in questi colori, e che stavolta vuole sognare ancora più in grande magari prendendosi la tanto desiderata Serie A in una lotta al vertice con i cugini.

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Giornalista e telecronista, classe '96. Vincitore del Workshop 2017 di Sportitalia, malato di calcio italiano e non. Innamorato dello sport in generale, seguo anche il volley ed il tennis.