Il Gran Premio di Russia: le speranze dei tifosi sovietici

Domenica la bandiera a scacchi sventolerà sull’asfalto di uno dei circuiti più giovani del Mondiale. Risale infatti a due anni fa l’inaugurazione del Gran Premio di Russia, fortemente desiderato da Bernie Ecclestone fin dall’inizio degli anni ’80, epoca in cui i legami fra Occidente e Unione Sovietica risultavano tesi e difficoltosi a causa della Guerra Fredda. Gli anni 2000, alla luce dei mutamenti politici avvenuti dal crollo del Muro di Berlino, videro il concretizzarsi del progetto a lungo carezzato dal Patron del Circus. Nel 2010 venne infine siglato un accordo con Mikhail Kapirulin, presidente del Krasnodarsky Krai Development Technologies Sharing Centre per la creazione dell’autodromo che avrebbe ospitato la competizione in terra sovietica, alla presenza di un garante d’eccezione: Vladimir Putin.

Il contratto, la cui scadenza è prevista per il 2020, accontentò così i desideri dei numerosi appassionati russi che, finalmente, poterono festeggiare l’inserimento nel calendario di una gara da disputarsi nella propria immensa nazione. Il pubblico autoctono attende ora di poter tifare per un proprio pilota, in grado di competere per le prime posizioni. Una speranza inizialmente riposta in Vitalij Petrov, che, con il debutto in Renault nel gennaio del 2010, divenne il primo partecipante russo al campionato di Formula 1. Si trattò però dell’unico primato della sua carriera nella massima competizione motoristica, poiché le sue prestazioni non si rivelarono all’altezza delle aspettative.

Del suo triennio, concluso nel 2012 alla Caterham, il ricordo probabilmente più indelebile risale alla gara di Abu Dhabi nel 2010 quando, resistendo ai disperati tentativi di sorpasso della Ferrari di Fernando Alonso, impegnato nella lotta al titolo, favorì la conquista del primo Mondiale di Sebastian Vettel su Red Bull, motorizzata proprio dalla scuderia francese. Al termine della sua esperienza alla Caterham, Petrov non riuscì a trovare un team disposto a ingaggiarlo e approdò al campionato DTM, prima alla guida di una Mercedes e poi con SMP Racing, il team dell’oligarca Boris Rotenberg, in cui milita attualmente.

Daniil Kvyat, anch’egli pilota della Red Bull, potrebbe in futuro accontentare gli auspici dei connazionali. Il ventiduenne, trasferitosi da anni in Italia con tutta la famiglia, tanto da meritarsi l’appello di “Russo di Roma”, ha mostrato infatti doti che lo hanno reso uno dei prospetti più interessanti del Circus. Ingaggiato dalla Toro Rosso nel 2014, si guadagnò presto la promozione al volante della “sorella maggiore” grazie alle ottime prove fornite nel suo primo anno in Formula 1. Le prime prove fornite con la Red Bull apparvero deludenti, ma nella seconda parte della stagione, complice un miglioramento generale della vettura, mostrò le sue eccellenti capacità di guida, concludendo il campionato in settima posizione e riuscendo perfino a salire sul secondo gradino del podio in Ungheria.

Anche quest’anno Kvyat potrà contare sul tifo forsennato dei connazionali che saluteranno ogni suo passaggio con calorose manifestazioni d’entusiasmo. Il primo anno li ripagò con un ottimo quinto posto, mentre l’anno scorso dovette accontentarsi dell’undicesimo posto, dietro al compagno di scuderia Ricciardo. Quest’anno, forte della terza piazza ottenuta in Cina, scenderà in pista deciso a contrastare le Ferrari di Vettel e Räikkönen. La Mercedes appare ancora lontana e, sebbene Nico Rosberg abbia vinto tutti e tre i Gran Premi fino a ora disputati, non si può non indicare in Lewis Hamilton il favorito su questa pista. Il pilota inglese ha infatti occupato il gradino più alto del podio in entrambe le gare disputate in Russia e domenica proverà a scrivere nuovamente il suo nome nell’albo d’oro di Sochi.