Rugby League internazionale: la Nuova Zelanda passa all’Olimpico di Londra e impatta la serie

Nel pomeriggio di sabato 7 novembre, Londra ha vissuto un lungo pomeriggio di rugby league. Archiviata l’edizione 2015 della Rugby World Cup, sulla capitale britannica s’è tuffato l’evento più importante nella stagione internazionale del codice “cugino”, quello dei fuoriusciti del 1895: in 45 mila hanno detto presente, anche se valutare quanti di questi fossero londinesi è davvero compito improbo.

Il londinese, si sa, è merce rara. Lo sei solo se ci nasci, o lo diventi? Valli a capire allora quelli dell’Olympic Stadium, già sede quest’anno di alcuni match del mondiale di rugby e futura casa del West Ham United in Premier League: scesi tutti dalle roccheforti del nord industriali, o nuovi adepti spinti a Straford dal richiamo della Haka dei Kiwis, come dalla dimensione internazionale dell’avvenimento? Non si può dire, anche perché tanti biglietti risultano essere stati venduti in zona Londra eppure sugli spalti era tutto un mare di maglie di Leeds, Wigan, St Helens e così via. Per non parlare degli accenti: evento di successo ma sino a un certo punto, se è vero che 44 mila spettatori sembrano molto pochi rispetto agli 80 mila della finale di Challenge Cup a Wembley, o a qualsiasi affluenza nei grandi stadi della Premier alla Rugby World Cup 2015.

Tabellino alla mano, primo tempo avaro di mete. Polveri bagnate e resta da capire se responsabili siano le difese agguerrite o degli attacchi spenti: brava l’Inghilterra a restare in piedi anche dopo 4 set consecutivi per la Nuova Zelanda, imbruttito dall’altra parte il tandem Williams-Widdopp, così attivo nel primo atto di Hull. La sblocca il mediano di St George Illawarra dalla piazzola all’8′, calciando su punizione; lo imita Luke al quarto d’ora e di emozioni se ne provano poche. Gli inglesi faticano a macinare gioco e guadagnare campo, gli avanti sfondano molto meno spesso che al KC Stadium: dubbi sul piano partita di McNamara, troppo simile all’approccio del Four Nations 2014.

Olympic Stadium Londra Inghilterra Nuova Zelanda rugby leagueDal 2-2 dell’intervallo – punteggio insolito se ce ne è uno – alla meta di Kenny-Dowall al 43′ il passo è breve: finalmente pagano gli offload dei Kiwis, crolla la linea Maginot dell’Inghilterra. Che dall’altra parte è in bambola, non sa che pesci pigliare: le ali non brillano (Hall non rompe mai la linea, Joe Burgess non decolla), per non parlare dei mediani. Mancano proprio gioco al piede e fantasia: sotto accusa finirà il giovane George Williams, eppure anche Widdopp non è che abbia brillato. Al successo della Nuova Zelanda, micidiale in campo aperto e capace di creare situazioni di gioco rotto, contribuisce il drop di Kahu al 77′, per togliere ogni dubbio: 2-9, parità nella serie e terzo test di Wigan a questo punto decisivo.

Partita non bellissima, specie agli occhi di chi predilige un rugby spregiudicato e offensivo. Se nel primo tempo entrambe le difese hanno avuto la meglio, al rientro dagli spogliatoi è passato chi ha avuto più gambe e idee, chi ci ha messo la fantasia: quella che un anno fa consegnava alla Nuova Zelanda il Four Nations, quella che aveva dato all’Inghilterra gara 1. Appuntamento per le 14 (ora italiana) di sabato al DW Stadium: è già sold out, è la sfida decisiva.

2015 New Zealand rugby league tour of Great Britain – 2/o test

INGHILTERRA-NUOVA ZELANDA 2-9 (2-2)
Arbitro: Gerard Sutton (Australia)
Spettatori: 44.393
Man of the Match: Isaac Luke (Nuova Zelanda)

https://www.youtube.com/watch?v=b7ira6fA_zk

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Sardo classe 1987, ama il rugby, il calcio e i supplementari punto a punto. Già redattore di Isolabasket.it e della rivista cagliaritana Vulcano, si è laureato in Lettere con una tesi su Woody Allen.