Mayweather a un passo da Rocky Marciano: Pacquiao battuto ai punti

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A Las Vegas, nella città dove tutto può accadere, è andato in scena uno tra gli incontri di pugilato più attesi del secondo dopoguerra: peccato che le attese siano state ripagate solo dallo splendore della cornice, del luogo e delle luci americane. Sul quadrato lo statunitense Floyd Mayweather e il filippino Manny Pacquiao. Gli stili di lotta sono agli antipodi, il primo un abile calcolatore di rimessa che esce dalla tana al momento giusto per piazzare il colpo, come un serpente; il secondo è una furia che prende a botte qualsiasi avversario ma di tanto in tanto si dimentica di difendere.

La boxe contemporanea fa fede a un solo dato statistico: i pugni incassati/messi a segno. Normale che i cartellini dei tre giudici confluiscano tutti verso un solo nome, quello di Mayweather. 118-110, 116-112 e 116-112 sono i punteggi che non fanno fede rispetto all’inerzia vista sul ring, totalmente a favore di Pacquiao. Questo è il lato cattivo dello sport che non ammette repliche: probabilmente in un altro match il filippino avrebbe visto riconoscersi i propri meriti. Ma va dato a Floyd quel che è di Floyd, altrimenti non si vincono 48 incontri di fila. L’atleta del Michigan è a una sola vittoria dal record assoluto di Rocky Marciano.

Pacquiao ha rallentato la propria corrente di colpi nel momento in cui era necessario darle continuità: nella quarta e sesta ripresa Mayweather era alle corde e qualche altro gancio sinistro avrebbe fatto comodo ai cartellini, se quella maledetta spalla avesse retto ancora un poco. I calcoli dell’idolo americano si sono rivelati giusti come nel 2007 quando batté Óscar De La Hoya proprio alla MGM Grand Arena di Las Vegas con verdetto discorde (115-113, 116-112, 113-115). La parata di stelle di sport e spettacolo ha visto Floyd Mayweather diventare campione unificato dei pesi welter WBC, WBA e WBO: “Pacquiao è un grandissimo combattente, ho vinto perché sono stato più furbo e calcolatore, come sempre“.

Alessandro Legnazzi
Alessandro Legnazzi
Zeneize d'adozione. Da sportivo e (presunto) giornalista nasce nei court di tennis folgorato dagli scritti del maestro Gianni Clerici; scopre d'avere un cuore grande così e si dedica anche al calcio.

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