Due pesi e due misure

“Solo con noi fate i fenomeni! Solo con noi! Solo con noi fate i fenomeni, bravo!”

Queste le parole, dedotte dal labiale, del capitano del Parma Alessandro Lucarelli poco dopo aver ricevuto il cartellino rosso dall’arbitro Mariani nel corso di Parma-Torino.

Oggettivamente non me la sento di dire che avesse ragione o avesse torto. Però il dubbio sulla ragionevolezza delle sue parole viene.
A Lucarelli è stato fischiato un fallo, punito con l’ammonizione, per un contatto tra il suo braccio e il volto di Fabio Quagliarella; il giallo, per casi del genere, ci può stare e non è la prima volta che se ne vedono. Così come le proteste che ne sono scaturite: Cosa cazzo ammonisci?! ripetuto per tre volte a brutto muso con l’arbitro della gara, che non ha esitato a tirar fuori il cartellino rosso diretto per il difensore dei ducali.
Proteste così, da parte dei giocatori nei confronti dei direttori di gara, se ne vedono a decine ogni settimana, da parte di tutti i giocatori di Serie A. Tant’è vero che due minuti dopo in Cesena-Roma è successa, più o meno, la stessa cosa: in seguito a un’azione conclusasi con l’assegnazione di un calcio d’angolo a favore dei bianconeri, De Rossi si è scagliato contro l’arbitro Damato urlandogli in faccia un “È fallo, cazzo!”, ripetuto per tre volte a breve distanza dal viso del direttore di gara. Nessun provvedimento disciplinare.

Chiariamoci subito, prima di incorrere in equivoci: il fatto che queste scene si vedano costantemente su un campo da calcio in Serie A non significa che siano azioni giustificate e che la condotta dei giocatori vada in alcun modo giustificata. Assolutamente.
Ma la disparità di trattamento usata dai due direttori di gara è talmente evidente che non può non essere notata.

E allora si torna al punto d’inizio, alla frase detta da Lucarelli dopo aver ricevuto l’espulsione. Quanto c’è di vero? Quanto un direttore di gara, inconsciamente, si fa condizionare dalla condizione del Parma? Non è assurdo arrivare a pensare — nonostante non sia giusto e nemmeno etico — che la mancanza totale di una società alle spalle di una squadra, la mancanza di una voce all’interno della Lega, la mancanza di eventuali proteste per un determinato arbitraggio e la mancanza di “peso” all’interno delle riunioni “che contano” possa spingere determinati arbitri a prendere decisioni difficili — o, semplicemente, a far rispettare più severamente il regolamento — più a cuor leggero contro il Parma di questo periodo che contro una qualsiasi altra società di Serie A.

Sia chiaro che non si parla di disegno prestabilito o accanimento premeditato. Solo, però, ci si pone delle domande che sorgono spontaneamente vedendo le immagini che arrivano dai campi. L’arbitro Mariani (classe 1982 che ha due direzioni in A nel 2012/2013, tre nel 2013/2014 e altre quattro nel 2014/2015 per un totale di nove), tenendo conto che è giovane e che ha ancora una lunga carriera davanti, avrebbe espulso De Rossi in Cesena-Roma nello stesso modo in cui ha espulso senza esitazioni Lucarelli? Allora stesso modo, Damato (che invece è un arbitro con molta più esperienza) avrebbe perdonato Lucarelli e l’avrebbe lasciato in campo?

Sono domande a cui, purtroppo, non avremo mai risposte, ma il dubbio — poco piacevole — ci resta. Il Parma è già morto, l’accanimento a cuor leggero su un cadavere non è proprio necessario.

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Twitter addicted, vive di calcio. In campo è convinto di essere Pirlo, ma in realtà è un Carrozzieri qualunque. Per lui il trequartista è una questione di principio.