Brasile 2014, il personaggio: Dunga

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Un personaggio al giorno, dentro o fuori dal rettangolo di gioco, fino al 14 luglio: durante tutti i Mondiali vi regaleremo quotidianamente la biografia compressa di giocatori e non solo. Oggi è il turno di Dunga, già allenatore della Seleção, formalmente disoccupato ma capace di tornare al centro delle cronache.

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Il meno brasiliano di tutti, si diceva. Quadrato, ragionatore, scarsa inventiva (rispetto ai compagni) ma grandi letture. Quasi un europeo, ecco. Dunga (all’anagrafe Carlos Caetano Bledorn Verri) è stato una colonna della Seleçao negli anni Novanta (quella che, per intenderci, ci sconfisse in quel di Pasadena: lui tirò l’ultimo rigore brasiliano). Qualche record a proprio favore lo detiene: insieme al connazionale Romário e a Xavi è l’unico ad aver giocato sia la finale dei mondiali, sia quella olimpica, sia quella della Confederations Cup, sia (infine) quella del proprio campionato continentale. Insomma, qualcosina sul campo deve pur averlo raccolto.

Che sarebbe diventato un giramondo, era scritto già nella sua prima squadra: l’Internacional di Porto Alegre, dal quale la Fiorentina lo compra nell’àmbito dell’affare-Sócrates, pur lasciandolo crescere in Brasile per ancora tre stagioni. Di fatto, poi, a riscoprirlo fu Anconetani, che lo portò in prestito al Pisa, lucrandone un’insperata salvezza. E, da quel momento in poi, Dunga mostrò la propria personalità nel campionato italiano. Dopo, saranno un paio di anni allo Stoccarda e un’esperienza giapponese (Júbilo Iwata), prima di tornare all’ovile.

È il 2000 quando si parla di lui come possibile allenatore della Seleção, come sostituto di Luxemburgo, ma il successo dell’operazione arriva solo nel 2006 (dopo il fallimento di Parreira). E gli inizi sono incoraggianti: quattro vittorie su cinque incontri, e la sensazione che ci fosse stato un chiaro cambiamento di marcia: per essere convocati bisognava essere funzionali a un certo tipo di gioco (spesso… poco brasiliano), non tanto giocare nei grandi club.

Poi, nel 2010, sappiamo com’è andata: eliminazione nei quarti, 2-1 incassato dall’Olanda, e addio al progetto tecnico. Il resto della carriera è misero anzichennò: una stagione fallimentare all’Internacional, e un abbocco non riuscito con l’Al-Rayyan, squadra del Qatar. Ma poteva un leader come Dunga rimanere fermo, con le mani in mano, a guardare gli altri che giocano il Mondiale di casa?

No, in qualche modo bisogna muoversi. Se si è disoccupati (anche potenzialmente danarosi), bisogna inventarsi un lavoro. Entrare in affari con qualcuno. E, se è vero quello che viene riportato da O Globo, Dunga potrebbe essersi inventato il mestiere di facilitatore: il tramite tra la richiesta di biglietti e l’offerta. Nell’occhio del ciclone è in buona compagnia: coinvolti sarebbero anche il padre di Neymar, il fratello di Ronaldinho e gli ex calciatori Jairzinho e Júnior Baiano. Se non puoi vedere le partite dal campo, tanto vale un bagarino, in effetti.

Dicono che i Mondiali siano una vetrina, così come le Olimpiadi. La Cina, per affermarsi ulteriormente come potenza mondiale, ha scelto le Olimpiadi. Il Brasile, per non farsi mancare niente, ha scelto tutt’e due (ci vediamo a Rio 2016).

Si può discutere molto su tutto questo… ma possiamo anche fermarci a una singolare coincidenza: il Mondiale di Italia ’90, la nostra ultima vetrina calcistica, si è tenuto proprio nel bel mezzo dell’esperienza italiana di Dunga. Calcolando che nel 2014 ancora paghiamo i mutui su quell’esperienza, forse non siamo i più indicati a fare la morale, ecco.

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Puntate precedenti

13 giugno – Stipe Pletikosa
14 giugno – Stefano Bizzotto
15 giugno – Gary Lewin
16 giugno – il sorteggio
17 giugno – Pepe
18 giugno – Guillermo Ochoa
19 giugno – Iker Casillas
20 giugno – Roy Hodgson
21 giugno – Giorgio Chiellini
22 giugno – Miroslav Klose
23 giugno – Fabio Capello
24 giugno – il parrucchiere (di Neymar)
25 giugno – Cesare… Maldini
26 giugno – l’esprit de l’escalier
27 giugno – Claudio Sulser
28 giugno – lo psicologo dimissionario
29 giugno – Mauricio Pinilla
30 giugno – Arjen Robben
1° luglio – Thomas Müller
2 luglio – Mario Ferri
3 luglio – Jürgen Klinsmann

Pietro Luigi Borgia
Pietro Luigi Borgia
Cofondatore e vicedirettore, editorialista, nozionista, italianista, esperantista, europeista, relativista, intimista, illuminista, neolaburista, antirazzista, salutista – e, se volete, allungate voi la lista.

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