Brasile 2014, il personaggio: Mario Ferri

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Un personaggio al giorno, dentro o fuori dal rettangolo di gioco, fino al 14 luglio: durante tutti i Mondiali vi regaleremo quotidianamente la biografia compressa di giocatori e non solo. Oggi è il turno di Mario Ferri, professione “invasore di campo”.

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Lukaku (21 anni) per De Bruyne (23) per sbloccare, De Bruyne per Lukaku per la sicurezza. Tutto nello spazio di un tempo supplementare. Alla partenza del successivo, acrobazia di Green (19 anni) su cui Courtois (22) arriva, ma senza deviare. La meglio gioventù, davvero. Ieri è stato il festival dell’occasione sbagliata, vero; ma anche una interessante mostra sui Mondiali del futuro.

Un piccolo salto nel passato lo abbiamo fatto grazie al personaggio di oggi, però. Perché abbiamo assistito a un déjà vu: Italia fuori al primo turno, e italiani che si fanno riconoscere ben dopo l’eliminazione. Perché Mario Ferri, detto “Falco”, è tutt’altro che inesperto: già in campo con l’Inter (Mondiale per Club) e il Barcellona (finale di Champions), il vero exploit lo aveva portato a termine in Sudafrica (nella semifinale Spagna-Germania), inneggiando alla pace e a Cassano.

Solo che stavolta FantAntonio era tra i convocati, e ha giocato minuti pesanti senza mai avere acuti. E siamo usciti comunque al primo turno. Occorreva un messaggio diverso, evidentemente: qualcosa di più adatto a questi tempi, al luogo e a una crisi che non sembra poter trovare una fine. Un colpo al cerchio e uno alla botte: “Save Favelas Children” per vicinanza geografica, “Ciro vive” per i connazionali.

Non ce la sentiamo di dissociarci almeno dal secondo messaggio: quando entra in campo la morte, quando si può morire di tifo (calcistico), non ci sono argomenti. O forse uno sì: le strumentalizzazioni dovrebbero stare a zero. Cioè: se ne può parlare, ma i mitomani dovrebbero avere la decenza di astenersi.

Poi però possiamo dare spazio perlomeno a due altre considerazioni: la prima è che il ragazzo ha avuto perlomeno il buongusto di non farsi un selfie con Kevin De Bruyne, visto che si trovava. La seconda è che questa persona, però, riesce sempre a essere presente alle partite più esclusive, quando molti di noi riescono a vederle solo in televisione (in HD i più fortunati). Ci riesce, e si mette sempre in mostra. “Save Favelas Children”. Qualcosa non torna.

Contattato dal programma radiofonico Un giorno da pecora a inizio secondo tempo, Ferri ha raccontato di aver preso “un [ac]credito da finto fotografo, ero a bordocampo, e al momento giusto sono entrato” aggiungendo che c’era scritto “Save Favelas Children, dedicato qua al popolo, ai bambini brasiliani che soffrono, perché sto facendo un reportage proprio sulle favelas per un giornale italiano” (siamo tutti ansiosi di leggerlo…), “e poi c’era una seconda dedica per il ragazzo tifoso napoletano Ciro”.

E così il povero Mario Ferri è stato l’unico italiano in campo negli ottavi. “Povero” perché riesce a far presenza a tutti i cantoni del mondo, ma ogni volta lo fa con messaggi di pace e di speranza per gli sfortunati, i derelitti. Lui, per i più poveri, nei contesti più esclusivi del mondo. Mario Ferri è sicuramente un terzomondista. E due terzi mondano.

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Puntate precedenti

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14 giugno – Stefano Bizzotto
15 giugno – Gary Lewin
16 giugno – il sorteggio
17 giugno – Pepe
18 giugno – Guillermo Ochoa
19 giugno – Iker Casillas
20 giugno – Roy Hodgson
21 giugno – Giorgio Chiellini
22 giugno – Miroslav Klose
23 giugno – Fabio Capello
24 giugno – il parrucchiere (di Neymar)
25 giugno – Cesare… Maldini
26 giugno – l’esprit de l’escalier
27 giugno – Claudio Sulser
28 giugno – lo psicologo dimissionario
29 giugno – Mauricio Pinilla
30 giugno – Arjen Robben
1° luglio – Thomas Müller

Pietro Luigi Borgia
Pietro Luigi Borgia
Cofondatore e vicedirettore, editorialista, nozionista, italianista, esperantista, europeista, relativista, intimista, illuminista, neolaburista, antirazzista, salutista – e, se volete, allungate voi la lista.

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