C’era in Europa: il Feyenoord, all’alba della Rivoluzione Orange

-

Cominciamo oggi una nuova rubrica, alla scoperta di quelle squadre europee che una volta, magari tanto tempo fa, seppero raccontare la loro storia in Europa… Buona lettura.

Negli anni ’70, l’immagine dell’Olanda che andava diffondendosi nel resto d’Europa, parlava di un Paese caratterizzato dalle libertà individuali e dalla tolleranza, da un’idea libera e bionda dell’amore e dalle brillanti maglie arancioni della nazionale, capitanata dal fuoriclasse Cruijff e guidata dal santone del calcio Rinus Michels; fu in quel momento storico che la squadra dei tulipani incantò il mondo, trasformando la sintassi e il linguaggio del pallone ed introducendo il principio rivoluzionario della zona totale. A preannunciare l’avvento globale della Nazionale Orange, c’erano state le tre Coppe dei Campioni vinte in fila, nel ’71,’72 e ’73 dall’Ajax, ma anche il precedente storico del 1970, quando per la prima volta, la Coppa dei Campioni era andata ad una squadra olandese: il Feyenoord di Rotterdam.

Seconda città olandese, con più di mezzo milioni di abitanti orbitanti intorno al porto più grande d’Europa, Rotterdam era stata duramente colpita durante la seconda guerra mondiale dall’occupazione nazista e dai bombardamenti. La generazione di calciatori che si affermerà introno al 1970, era cresciuta in un dopoguerra duro, segnato da ferite profonde, come nel caso del leader carismatico della squadra, Wim Van Hagenem, che a causa di quei funesti eventi aveva perso quasi per intero la propria famiglia.
Negli anni ’60, il Feyenoord stava costruendo la propria identità di squadra, sotto la guida di un altro grande nome del calcio internazionale, l’allenatore austriaco Ernst Happel. Di carattere duro e di poche parole, erede della grande tradizione danubiana, che si era espressa nel Wunderteam austriaco degli anni ’30 e nell’Ungheria degli anni ’50, Happel applicava un moderno 4-3-3, imperniato su un falso centravanti di movimento e impiantato su una solidità difensiva di natura italiana, sintetizzando le maggiori scuole calcistiche degli anni precedenti. Dapprima fonte di ispirazione per il giovane Michels negli anni ‘60, poi suo erede alla guida dell’Olanda nel ’78, ritroveremo Happel nel 1983 sulla panchina dell’Amburgo, quando guiderà i tedeschi ad uno storico successo in Coppa dei Campioni contro la favoritissima Juventus di Platini.

Sul campo, brillava la stella di Wim Van Hagenem, centrocampista dotato di un sinistro sopraffino, unito ad una visione di gioco da fuoriclasse, un temperamento da guerriero, inesauribile forza fisica e un gran tiro dalla distanza, che supplivano ad una certa lentezza del passo e ad una postura sgraziata, per la quale era soprannominato “il gobbo”. Stando ad un sondaggio presso gli sportivi olandesi, al pari di Van Basten, è stato considerato secondo solo a Cruijff. Insieme al dinamico centrocampista Jansen, e ai difensori Israel e Rijsbergen fu tra i protagonisti mondiali anche nell’Olanda di Michels. Con loro, lo svedese Kindvall, ottimo realizzatore (142 partite con 129 gol) e un altro mito del calcio olandese: Coen Moulijn, 607 presenze con la maglia del Feyenoord, una leggenda biancorossa. Giocatore dotato di dribbling fulminante, archetipo della gloriosa genìa delle ali olandesi, da Vanenburg a Overmars a Robben, Moulijn aveva già 34 anni nel ’71. A lui, oggi è dedicato il tunnel dello spogliatoio dello stadio di Rotterdam.

Durante la Coppa dei Campioni 1969-70, il Feyenoord eliminò dapprima gli islandesi del Kr Reykjavic, cui rifilò 16 gol in due match, poi il Milan di Rivera, detentore del titolo (avendo sconfitto proprio l’Ajax di Michels e Cruyff nella finale dell’anno precedente). Il Feyenoord perse per 1-0 la prima a San Siro, ma s’impose in casa per 2-0. Nei turni successivi caddero i tedeschi orientali del Vorwàrts di Berlino (1-2 esterno e sconfitta 0-1 in casa) e i temibili polacchi del Legia Varsavia del fuoriclasse Deyna e di Godocha (0-2, 0-0).

Nella finale che si disputò a San Siro il 26 maggio 1970, diretta dall’arbitro italiano Lo Bello, il Feyenoord incontrò gli scozzesi del Celtic Glasgow. Gli scozzesi, all’epoca fortissimi e già vincitori della Coppa dei Campioni 1967, partivano favoriti e anche i fatti sembrarono indirizzarsi in quella direzione, dopo il vantaggio ottenuto in avvio con un gran tiro di Gemmell. Ma la reazione del Feyenoord fu immediata, e dopo il pareggio del difensore Israel, la squadra guidata in campo da Van Hagenem, sembrò poter ribaltare il pronostico. E infatti, così fu, quando, a quattro minuti dal termine, approfittando di uno svarione difensivo, lo svedese Kindvall fissò il risultato sul 2-1 per gli olandesi. La Coppa dei Campioni sbarcava nel porto di Rotterdam.

Ma la cavalcata del Feyenoord non si fermò qui. Alla Coppa dei Campioni, seguì infatti la Coppa Intercontinentale, vinta contro gli argentini dell’Estudiantes. Dopo un combattuto pareggio per 2-2 in Argentina, ottenuto rimontando il doppio vantaggio degli argentini, gli olandesi si imposero per 1-0 in casa, suggellando così una stagione fantastica.

L’ultimo colpo di coda di quella squadra avvenne quattro anni dopo infatti, quando si trovò a contendere la Coppa UEFA 1973-74 agli inglesi del Tottenham. Nella partita d’andata disputata in Inghilterra, gli olandesi riuscirono a concludere sul 2-2 grazie alle reti di Van Hagenem e De Jong. La partita di ritorno, fu caratterizzata da violenti scontri prima e durante l’incontro (70 arresti e 200 feriti), tali da indurre l’allenatore inglese Billy Nicholson a ringhiare dagli altoparlanti: “Voi hoolìgans siete una disgrazia per il Tottenham Hotspur e per l’Inghilterra. Questa è una partita di pallone non una guerra”. Sul campo, un gol per tempo del terzino Rijsbergen e di Boskamp regolarono il risultato.

Finiti gli anni ’70, il Feyenoord tornò alla ribalta europea nel 2001, quando dopo l’eliminazione nella fase a gironi della Champions League, si trovò a disputare l’Europa League, quale migliore terza classificata. Dopo aver sconfitto i connazionali del PSV nei quarti e l’Inter in semifinale, grazie ad una vittoria esterna per 1-0 e al pareggio interno per 2-2, il Feyenoord sconfisse il Borussia Dortmund per 3-2, in una partita unica giocata a Rotterdam, grazie alle reti di Van Hooijdonk (doppietta) e del danese Tomasson.

Da allora, il Feyenoord non ha più conseguito risultati importanti a livello europeo e, per la verità, neppure in patria. La squadra, una delle poche a non essere mai retrocesse nell’Eredivisie, oggi rappresenta il classico avversario “abbordabile” nelle competizioni europee. La disfatta patita in campionato nel 2010 ad opera del PSV, uno sconvolgente 10-0, sembrerebbe aver posto definitivamente la parola fine sul blasone della squadra. Eppure, a Rotterdam, sono convinti che il “gigante dormiente” un giorno saprà svegliarsi.

Paolo Chichierchia
Paolo Chichierchia
Nasce nel 1972 a Roma, dove vive, lavora e tifa Fiorentina. Come Eduardo Galeano, ritiene che per spiegare a un bambino cosa sia la felicità, il miglior modo sia dargli un pallone per farlo giocare.

MondoPallone racconta… Éder, Vázquez e gli oriundi azzurri

Gli ultimi impegni della Nazionale azzurra si sono appena conclusi con due pareggi, preceduti dalle solite polemiche. Oltre all'affaire Marchisio, si è di nuovo...
error: Content is protected !!