La crisi del Lucerna: nessuna così male in casa nella RSL svizzera

La sconfitta casalinga del Lucerna contro lo Zurigo (2-5) è certamente inusuale, dal punto di vista delle proporzioni, seppure potesse essere ampiamente pronosticata alla vigilia. La disfatta non ha fatto che confermare numeri impietosi nei confronti dei biancoblù: 5 le sconfitte su 7 partite giocate alla swissporarena, con 11 reti segnate e 18 subite. 6 soli i punti raggranellati tra le mura amiche: hanno fatto peggio solo Xamax e Sion, ma con una partita in meno.

Intendiamoci: la compagine tigurina è forte e, soprattutto, in crescita. Quello di Magnin è un undici che unisce fisicità a talento in diversi dei suoi elementi (e la prova è il cammino fatto finora in Europa League, oltre che nelle competizioni nazionali). Però, 5 reti al passivo sono tante. E qualche interrogativo, da queste parti, a fine partita, se lo sono posto.

Qualcuno (molto timidamente, per la verità) ha puntato il dito contro l’arbitro Hanni, accusato di avere sorvolato su due interventi in area sospetti su Schürpf nella prima frazione. Però, lo stesso capitano dei biancoblù, ai giornalisti, come riferito dal Luzerner Zeitung, non ha certo cercato scuse: “Gli abbiamo lasciato troppi spazi, hanno ottenuto troppo facilmente le loro reti.” Gli ha fatto eco Christian Scheuwly“Ci siamo buttati avanti, nella ripresa, con troppa foga, lasciando ampi spazi dietro, che loro hanno saputo sfruttare, essendo molto bravi in questo. Forse bisognava essere più tranquilli, e saper aspettare il momento giusto per pareggiare.”

Lo Zurigo ha giocato a ritmi elevati e, probabilmente, ha beneficiato dell’atteggiamento tattico dell’undici messo in campo da Weiler. In discussione, la sostituzione di Marvin Schulz con Vargas. Il ventenne, promettente prodotto del vivaio, ha anche segnato: tuttavia, la mossa ha sguarnito il centrocampo, preso in mano dagli avversari che, senza dubbio, schieravano giocatori più tecnici. Andati poi in superiorità numerica, in questa zona del campo, gli ospiti hanno poi dilagato nell’ultima mezz’ora di partita. Ottima la prestazione di Salim Khelifi, autore di una stupenda percussione, in occasione della terza rete dei suoi. Leggendo poi i nomi del tabellino dei tigurini (da Marchesano a Kololli, passando per Odey), tutto diventa ancora più evidente.

Dietro, tra i lucernesi, Ćirković ha dimostrato di non essere ancora pronto, dopo la pausa a lui imposta dal lungo infortunio: la partita in Coppa a Chiasso non è stata, e non poteva essere, un test del tutto probante. L’ambiente, tra l’altro, non appare completamente sereno: ci sono nomi importanti tra i non convocati di domenica (da Rodríguez a Gvilia, senza contare Ugrinic), Demhasaj è rimasto in panchina. Pesa anche l’infortunio del portiere Salvi, nonostante Zibung, domenica, non abbia grosse responsabilità nella sconfitta. Però, un conto sono le scelte dello staff medico, un altro quelle tecniche. E, secondo quanto riferito, sempre dal Luzerner Zeitung, qualche giocatore avrebbe fatto trasparire la propria contrarietà a queste decisioni dell’allenatore, attraverso il proprio procuratore.

Quello del Lucerna è un progetto comune a tante realtà svizzere: crescere dei giovani nel vivaio e lanciarli in prima squadra, supportati da qualche elemento più esperto. Certo, forse non è stata una grande mossa fare partire (da svincolato) uno come Kryeziu, prodotto del vivaio lucernese, in piena maturità e approdato proprio a Zurigo, alla corte dei coniugi Canepa, gente che di calcio ne ha sempre capito; ma, probabilmente, l’intoppo è stato di carattere strettamente economico. La società è comunque ben gestita, è forte di uno stadio che è tra i più moderni della Confederazione (ospiterà la Nati nella decisiva sfida di Nations League con il Belgio), e ha un Ufficio stampa formato da persone efficienti e cortesi: si lavora bene alla swissporarena (il minuscolo non è un refuso, tra l’altro). I problemi, quindi, sono strettamente tecnici.

Lo scorso anno, Seoane, che ha risollevato una squadra squassata dalle polemiche interne (l’addio di Babbel, oggi in Australia, non fu dei migliori), ottenne un ottimo piazzamento, con un girone di ritorno di grande livello, che ha permesso ai biancoblù di ottenere l’accesso ai preliminari di Europa League (e, a lui, di battere un’agguerrita concorrenza per l’ambitissima panchina dello Young Boys). L’ossatura è rimasta pressapoco la medesima, con il rinforzo, davanti, del ventiduenne nigeriano Eleke, che è davvero un giovane interessante in prospettiva. Dietro, l’assenza per infortunio di un elemento importante come Lustenberger (una bandiera, con le sue 300 e passa partite giocate con questa maglia) sta pesando molto di più di quanto si pensasse.

Il Lucerna, in definitiva, ha fatto finora peggio di quanto ci si aspettasse. Tuttavia, la squadra ha potenzialmente un’ossatura solida, che potrebbe permetterle di spiccare il volo. Tutto sta a capire se la guida tecnica sia adeguata o meno: quello lucernese è, infatti, un ambiente non semplicissimo per chi allena. Le prossime settimane, da qui alla pausa, saranno decisive, a partire dalla trasferta in Ticino di sabato sera: non ci stupiremmo se, nel corso della pausa invernale, avvenisse un avvicendamento in panchina.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.