Milan di poche idee e coraggio, il cuore non basta più. Così la beffa arriva da sola

È bastato un guizzo di Icardi, ad approfittare della dormita generale della difesa milanista, per rompere l’equilibrio in un derby tutt’altro che indimenticabile, da cui resta difficile anche per le due squadre trovare spunti per il lavoro in futuro: ritmi lenti, poche occasioni da entrambe le parti e un gioco spezzettato dai continui falli dovuti alla tanta battaglia, spesso oltre i limiti del semplice agonismo. Ma, al triplice fischio, conta il risultato e dalla notte di San Siro l’Inter esce con tre punti fondamentali per rientrare nuovamente nei primi tre posti della classifica, senza perdere di vista il Napoli, mentre il Milan fallisce la sua prova di maturità e finisce per ritrovarsi addirittura nella parte destra del tabellone. Con una partita da recuperare, certo, ma probabilmente non la posizione in cui aspettava di ritrovarsi sul finire di ottobre la nuova dirigenza rossonera.

Nella bocca di Gattuso e i suoi resta l’inevitabile amarezza di una sconfitta all’ultimo istante, firmata ancora una volta da un’Inter diventata una delle migliori squadre in Europa nel trovare la rete negli ultimi 15 minuti, ma resta anche la consapevolezza che in una gara di tale importanza si dovesse mostrare tutt’altro coraggio. Resta indiscutibile, come sottolineato dal tecnico calabrese, la capacità di soffrire un’avversaria che, si sapeva già, era su un gradino più alto sin dalla vigilia, così come la voglia di combattere in mezzo al campo, anche a costo di qualche cartellino giallo in più. A mancare, però, sono state le idee, tra un centrocampo spesso troppo basso, con Kessié e Bonaventura dominati fisicamente e quasi mai con la giocata giusta in canna, e un attacco isolato, rappresentato dal nervosismo di un Higuaín mai chiamato in causa. Insomma, non è azzardato affermare, con il senno di poi, che questo Milan, per la prima volta in stagione anche a secco in fase realizzativa, abbia fatto ben poco per evitare la beffa finale.

Sono le statistiche, d’altro canto, che inchiodano i rossoneri: 15 tiri totali, ma soltanto uno nello specchio della porta, contro i 4 (comunque pochi, ma in linea con la storia della partita) dell’Inter. Nel primo tempo, come riportato da OptaPaolo, i tocchi effettuati nell’area avversaria sono stati appena 4, record negativo stagionale peggiore anche degli 8 effettuati contro il Sassuolo dello scorso 30 agosto. Tutti numeri che fotografano l’eccessiva timidezza del Milan di ieri sera, quasi soddisfatto di uscire dal derby con un punto strappato senza convincere, in una gara in cui invece ci si sarebbe aspettati di vedere più propositivi i rossoneri, sullo stile di modo di fare calcio di Gattuso. Ma contro le “big” i rossoneri non sembrano mai seguire la linea delle gare precedenti e tra cali fisici, disattenzioni difensive difficilmente accettabili (ieri sera, come a Napoli due mesi fa) e un gioco che non riesce a sbocciare, il salto di qualità non è ancora arrivato.

Ne esce male anche la difesa, tutto sommato ordinata durante la partita anche grazie a una prestazione precisa di Romagnoli, ma che paga a caro prezzo la confusione generale che ha permesso il gol di Icardi. In campionato, i rossoneri hanno subito già 11 reti in 8 gare ed è da aprile (lo 0-0 contro il Napoli del 15 aprile) che la porta non resta inviolata. Ora, è soprattutto Donnarumma a finire sul banco degli imputati, perché le imprecisioni cominciano a diventare troppe. Di per sé tollerabili, quando ci si ricorda che l’estremo difensore campano ha appena 19 anni, ma le vicende contrattuali e di mercato hanno creato aspettative sempre più grandi attorno a un ragazzo che rischia di non riuscire a sostenerle. E anche il suo salto di qualità, come quello del resto della squadra, è rinviato a data da destinarsi.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.