La Svizzera passa in Islanda, e resta in lizza per la Final Four di Nations League

Serata di esperimenti, in Islanda, per il CT della Svizzera Vlado Petković. Il tecnico ex Lazio, infatti, pur tornando al tradizionale 4-2-3-1, fa debuttare tra i pali Mvogo al posto di Sommer, mette Moubandje a sinistra al posto di Rodríguez (fermatosi ieri durante la rifinitura) e lancia, dal primo minuto, come unica punta, il ticinese Gavranović (in gol contro il Belgio all’Heysel venerdì sera), trasferendo Seferović nell’inedita posizione di esterno offensivo destro. La speranza, quella d’invertire un trend negativo (tre sconfitte nelle ultime tre partite in trasferta, compreso l’ottavo di finale in Russia contro la Svezia, giocato formalmente in campo neutro).

La vittoria elvetica per 1-2, nonostante una prestazione non proprio da incorniciare, soprattutto nella prima frazione, consente quindi all’undici rossocrociato di giocarsi, a Lucerna contro il Belgio, il primo posto del girone. In ogni caso, il risultato sancisce la retrocessione della nazionale dell’ex Basilea Bjarnason in Lega B.

Vlado avrà di che ragionare, nelle prossime settimane, sullo schema che gli ha fatto schierare ben 4 uomini offensivi. Da tempo il CT cerca un sistema di gioco che consenta ai suoi una maggiore presenza nei sedici metri avversari, e questo contro l’Islanda era un buon test. Tuttavia, nel primo tempo, i rossocrociati hanno prodotto la miseria di un’azione degna di nota, proprio con una percussione di Gavranović, che ha consentito a Zuber di concludere a rete (4′), venendo poi chiuso da un terzino avversario.

Per il resto, troppo lenti e prevedibili i quattro moschettieri di Petković, incapaci di creare sei grattacapi alla retroguardia dei padroni di casa, dotati di buona prestanza fisica. Buona invece la prova di Mvogo, all’esordio. L’ex portiere dello Young Boys (oggi al Lipsia) è infatti stato autore di almeno tre interventi provvidenziali.

Nella ripresa, la Svizzera è partita con un’altra grinta e con uno Xhaka finalmente sui livelli attesi. Sono così arrivate le reti di Seferović al 52′ (di testa, su preciso traversone proprio del centrocampista dell’Arsenal) e di Lang un quarto d’ora più tardi, con un’azione simile a quelle che vedevamo fare al turgoviese con la maglia del Basilea lo scorso anno. Partita chiusa? Assolutamente no, visto che gli elvetici hanno saputo come complicarsi la vita, grazie anche alla bravura di Finnbogason il quale, all’81’, con un destro incrociato da fuori area, ha riaperto il discorso, rendendo incertissimo il finale. A salvare il risultato, allo scadere, un salvataggio sulla linea di Schär a portiere battuto.

In definitiva, una trasferta positiva. Certo, c’è ancora parecchio da fare: tuttavia, a fine partita, Vlado è apparso soddisfatto, ai microfoni dalla televisione svizzera romanda: “Risultato importante. Abbiamo sofferto, tenendo però tutto sotto controllo. Alla fine, loro hanno riaperto l’incontro, e gli ultimi minuti sono stati duri, ma abbiamo vinto: bene così. Siamo scesi in campo nella ripresa con maggiore decisione: ci voleva più qualità, trovare il nostro gioco. Ho chiesto ai ragazzi di fare cose più semplici, e siamo entrati subito in partita. Forse nel finale siamo stati un po’ troppo schiacciati: ma anche queste sono esperienze che aiutano a crescere.”

Si chiude, quindi, questa parentesi, con delle buone sensazioni, e con risultati concreti, in vista delle qualificazioni per l’Europeo 2020. I rossocrociati stanno diventando più duttili tatticamente, anche se non hanno ancora trovato un gioco del tutto soddisfacente dal punto di vista della capacità realizzativa. Alcuni elementi dovranno trovare maggiore continuità: Shaqiri, alle spalle delle punte, ha dimostrato di trovarsi bene, ma deve crescere a livello d’intensità. Xhaka ha dimostrato di essere un metronomo importante anche per il gioco offensivo: però, dovrà dare una maggiore continuità sui 90′, per poter davvero essere decisivo.

Davanti, i problemi restano. Seferović e Gavranović sono andati entrambi a segno, in queste due ultime partite, ma devono crescere entrambi, cercando di più la soluzione individuale. Si tratta di capire, a questo punto, se possano o meno essere in grado di farlo, o se si possa mettere in campo una squadra che ne esalti le caratteristiche. Scrivevamo ieri che il Belgio, prossimo avversario dei rossocrociati a Lucerna, il 18 novembre, è il modello al quale si ispira la Svizzera per crescere. Con la maglia dei Diavoli Rossi, però, giocano elementi (tra gli altri) come Lukaku e Hazard. Si tratta di capire se gente come Shaqiri, Xhaka, Seferović o Gavranović possano essere paragonati a questi due: crediamo, sinceramente, di no. E questo, per ora, può fare ancora la differenza. Appuntamento, quindi, in riva al Lago dei Quattro Cantoni.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.