Dovete stare zitti!

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Sembrava in tutto e per tutto una delle solite mail. La NFL ce ne manda almeno tre al giorno, tra un’iniziativa e l’altra, un riassunto statistico e un resoconto delle partite. Questa però era speciale, era in qualche modo una mail spasmodicamente attesa. La comunicazione sulla multa per i Carolina Panthers, rei di aver rimandato in campo il loro quarterback Cam Newton in evidente stato di commozione cerebrale durante il Wild Card di tre settimane fa contro i New Orleans Saints.

Sorpresa, però: niente multa, anzi le agenzie già pronte a scrivere “100000 dollari di multa ai Panthers” non solo hanno dovuto rinunciare all’articolo, ma anche ingoiare un indigesto rospo.
La riprensione è chiara: “Diffidiamo i giornalisti dal trarre conclusioni dalle sole immagini televisive!”
Quanto astio, quanta rabbia da parte della NFL. Vediamo se giustificata.

Il 2017 è stato un anno rivoluzionario per la lega. La protesta dei giocatori contro il Presidente Trump e le sue esternazioni sul mancato rispetto all’inno nazionale hanno fornito a Roger Goodell, il commissioner, un assist davvero prezioso per trovare nella famosa “unity” la chiave di volta per ricompattare gli attori di questo immenso circo. Provvidenziale, se è vero come è vero che il gioco sta cambiando e da un punto di vista tecnico esistono tremendi intoppi che vanno sbrogliati.

Primo fra tutti, il regolamento. Esasperato dalla massiccia presenza di instant replay e decisioni centralizzate, il sistema arbitrale si è accartocciato su sé stesso. Si litiga quotidianamente su cosa debba essere una ricezione e cosa no, su come cambiare le regole sulla pass interference, su cosa sia un colpo proibito e uno di gioco.

Proprio la lotta agli infortuni più gravi è mediaticamente ancora più serrata. Non solo commozioni cerebrali, ma anche interventi sulle ginocchia e alla schiena. Ogni volta ognuno dice la sua, proponendo cambi al regolamento o drastiche misure di penalizzazione.

Il tutto in un turbinio, dettato dai tempi del Mondo odierno, racchiuso in un tweet. E non solo di illustri sconosciuti, ma anche di giornalisti più che affermati, ex allenatori, ex arbitri. Tutti “verificati”, tutti addetti ai lavori.
E allora la reazione immediata (fast reaction) vale tanto quanto un’analisi più approfondita. Analisi approfondita che quindi è totalmente in mano alla NFL stessa.
La mail di cui parlavo nell’incipit è estremamente scrupolosa: Cam Newton è stato valutato con rigore e nella decisione di rimandarlo in campo lo staff medico di Carolina ha considerato anche le botte ricevute a partita in corso (al ginocchio e all’occhio). La stato di apparente stordimento non era quindi dovuto al colpo alla testa ma a questi due, non c’è stata commozione cerebrale e la NFL, con i suoi consulenti esterni allineati, ha deciso che non vi era stata nessuna deroga al regolatorio che costringe a tenere fuori le vittime di “concussion”.

Via così: di volano in volano Roger Goodell usa l’opinione pubblica a suo vantaggio, per ristabilire una situazione di potere e dominio che stava perdendo. Prima l’assist glielo fa Trump, poi le reazioni tempestive – e pressapochistiche – dei giornalisti.

Questi ultimi, però, sono anch’essi da comprendere.
Le famose “fast reaction” sono l’ultima carta per mantenere il loro status di “intenditori”. Nel Mondo globalizzato perso nell’era dell’informazione, non ci vuole molto per capirne (forse) di football. La ragione si perde nella dimensione del tempo, che restringendosi costringe a spararla grossa, pensandoci pochissimo sopra.
L’ex allenatore e hall of famer Tony Dungy domenica scorsa, a fine primo tempo, scriveva su Twitter che mai e poi mai i Patriots avrebbero recuperato contro i Jaguars. Hanno vinto.
L’esposizione alla figuraccia è quotidiana, sempre presente. Cam Newton stava barcollando, aveva espressioni facciali completamente assenti, sembrava non capire le domande rivoltegli dai medici.
Era sicuramente stordito, e rivederlo poco dopo in campo sembrava un’eventualità remota che, quando realizzata, ha fatto esplodere la curiosità e la competenza degli addetti ai lavori. Chi se lo aspettava che fosse solo un colpo all’occhio a contribuire alle sue espressioni e quella al ginocchio all’instabilità?

E allora Goodell ci manda la famosa mail. Si atteggia a bulletto di quartiere, porta dati oggettivi e diffida dal continuare alla caccia alla magagna NFL. Più preciso di Tom Brady, più aggressivo della difesa di Philadelphia.
A una settimana dal Super Bowl è proprio il commissioner a essere l’uomo di football più in forma del Mondo.

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È convinto la vita sia una brutta imitazione di una bella partita di football. Telecronista, editorialista, allenatore. Vive di passioni quindi probabilmente morirà in miseria. Gioca a golf con pessimi risultati; ma d'altra parte, chi può affermare il contrario?