Mondiali Russia 2018: le prospettive della Svizzera

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“Che bello!” ha esclamato Vlado Petković, CT della Svizzera, secondo quanto riferito dalla RSI, quando Diego Armando Maradona ha estratto il nome del Brasile, nel corso dei sorteggi per i Mondiali“È sempre un piacere scendere in campo contro una squadra che ha una grande tradizione di vittorie. La nostra speranza e che non arrivino già al 100% della loro forza, consentendoci così di provare a fare risultato” ha poi aggiunto il tecnico dei rossocrociati.

Ai tempi degli spareggi, si era ringraziato molto San Sorteggio, come aveva scritto su Twitter, ironizzando, Omar Gargantini, sempre della RSI. Diciamo, allora, che la Dea bendata si è ripresa tutto, e con gli interessi. A parte il Brasile, la Nati dovrà infatti incrociare i tacchetti con la Costarica e la Serbia: non proprio una passeggiata. Tra l’altro, in caso di qualificazione da seconda, dovrà incontrare, agli ottavi, la vincente del Gruppo F (Germania, Svezia, Messico, Corea del Sud).

E il calcio, si sa, è un gioco bellissimo, dove però vincono sempre i tedeschi (celebre citazione attribuita a Gary Lineker): e, difficilmente, la nazionale campione in carica arriverà dietro una delle tre rivali. Insomma, al di là delle battute sorridenti (a denti stretti, aggiungiamo) di Vlado, riportate sempre dalla RSI (“Ci danno già per sconfitti, o qualcuno pensa che i tedeschi arriveranno secondi nel loro gruppo?”), come abbiamo potuto constatare di persona, in Svizzera, c’è poca voglia di riderci sopra.

Quali sono le speranze rossocrociate di andare avanti? Le rivali, a parte il Brasile, sono pericolose, ma entrambe all’altezza. Logicamente, conteranno molto tanti fattori, non ultimo la soluzione di alcuni problemi tattici dei quali abbiamo già scritto tempo fa: per vincere, infatti, bisogna segnare. E, sotto questo aspetto, la Svizzera deve crescere.

Costarica e Serbia sono entrambe squadre (soprattutto i balcanici) talentuose e grintose, in grado di creare problemi (diversi tra i serbi sono stati recentemente campioni del mondo U20). Quella con questi ultimi sarà poi una partita difficile anche dal punto di vista ambientale: si giocherà in Russia (i neutrali saranno probabilmente filoserbi), e molti rossocrociati sono di origine balcanica. Insomma, ci vorrà anche il carattere, per prevalere.

Premesso questo, è ovviamente giusto essere anche ottimisti: la squadra, ai mondiali, c’è arrivata, e il gruppo ha tutte le intenzioni di ben figurare. Ci sono ancora diversi mesi per mettere a punto e oliare i meccanismi, e chissà che, nelle annunciate rivoluzioni tattiche, per migliorare la fase offensiva, non salti fuori qualche sorpresa. Vlado ha sottolineato, di nuovo, in occasione dei sorteggi, l’importanza di fare bene nelle proprie compagini di appartenenza“Chi fa già parte del gruppo dovrà dare il massimo nel proprio club per arrivare pronto all’appuntamento in Russia.”

A questo proposito, noi siamo, già da tempo, dell’idea che il capocannoniere del massimo torneo nazionale dovrebbe essere, se svizzero, convocato nella Nati, soprattutto in considerazione del fatto che stiamo parlando di una squadra con un attacco piuttosto sterile. Lo avevamo detto, tempo fa, per Marco Schneuwly, oggi però in fase calante, e in difficoltà a Sion.

Certo, sicuramente molti sorrideranno all’idea che uno come Simone Rapp, attaccante ticinese del Thun, possa essere il 23° giocatore in Russia: ovvio che il livello tecnico del massimo torneo svizzero di calcio sia imparagonabile a quello di un campionato del mondo. Però, il calcio è fatto anche di voglia, di momenti magici, di palloni che entrano in porta nonostante. E ci ha fatto piacere sapere di non essere da soli, a sostenere (anche sognando, beninteso) una tesi del genere, visto che la RSI lo ha intervistato, toccando il tema.

La punta biancorossa ha, ovviamente, tenuto i piedi per terra: “Fa piacere questo primato, non dico certo di no, ma sono consapevole che siamo solo alla fine della prima parte del torneo, manca ancora tutto il ritorno, e bisogna continuare su questi livelli: non sarà facile. Gioco senza sentire la pressione di segnare: mi basta quella dovuta alla necessità di fornire una buona prestazione ogni volta, io e i miei compagni, perché siamo in lotta per non retrocedere. Tra l’altro, abbiamo perso diversi giocatori per infortunio. In queste ultime partite, non avere Teo (Tosetti – ndr) in campo è stata un’assenza che io, in particolare, da attaccante, ho sentito parecchio. La Nazionale? So bene che un buon girone d’andata non basta per conquistarsi un posto ai mondiali.

 

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.