Russia 2018 – Svizzera, a caccia di conferme

Copyright MondoSportivo.it/Silvano Pulga

La Nazionale svizzera, per i nostri lettori, è un’ospite fissa, a differenza delle tante altre che partecipano al mondiale. Per questo motivo, la presentazione avrà un taglio differente, in quanto si tratta, in fondo, di proseguire un discorso già iniziato e che, ovviamente, continuerà in questi mesi di avvicinamento alla manifestazione calcistica più importante in assoluto.

Abbiamo seguito la campagna di qualificazione mondiale della Nati, in questi mesi, che faceva seguito a un europeo francese in chiaroscuro, dove però si erano viste anche cose interessanti, soprattutto in ottica futuro. Certo, non è mai del tutto scomparso, da parte di tifosi e addetti ai lavori, un certo scetticismo di base, che è riassumibile in un proverbio ticinese che, purtroppo, non possiamo citare, in quanto un po’ greve come linguaggio, ma che i nostri lettori d’oltre confine conoscono benissimo, e avranno senz’altro intuito leggendo queste righe. Volendo riassumerne il significato, questa massima esprime lo scoramento di chi fa tanto per arrivare ma, al momento decisivo, non ha più forze per compiere l’ultimo, decisivo passaggio.

Il selezionatore Vladimir Petković, residente in Ticino, e quindi spesso presente allo stadio di Lugano, è personaggio che, nonostante i risultati ottenuti, non convince il 100% dei commentatori. I sostenitori fanno presente che, dalla sua, vanta un Europeo in Francia dal quale è stato escluso agli ottavi solo ai calci di rigore, e la qualificazione ai Mondiali ottenuta con 27 punti in classifica e un secondo posto dovuto solo alla differenza reti con il Portogallo campione d’Europa. Inoltre, rimarcano la creazione di un gruppo forte, con una grande identità nonostante le differenti origini dei giocatori, e il progressivo spegnersi delle polemiche (il non cantare l’inno da parte di alcuni giocatori, l’uso, in alcune occasioni, di lingue non nazionali nelle conferenze stampa, eccetera).

I detrattori ricordano invece che la sconfitta in Francia, nella famosa partita con la Polonia, al di là del rigore sbagliato da Xhaka, fu figlia di uno scellerato primo tempo, giocato non bene dai rossocrociati. Riguardo al girone di qualificazione, gli stessi fanno emergere come fosse composto da squadre modeste (a differenza, per dire, di quello di Svezia e Francia), e che, di conseguenza, i risultati ottenuti siano stati figli di questa combinazione. Insomma, San Sorteggio (soprattutto per lo spareggio), come scritto da Omar Gargantini, giornalista della RSI, in un tweet (senza volerlo inserire, però, nel partito dei critici dell’ex allenatore della Lazio).

Personalmente, in accordo con altri colleghi, siamo dell’idea che Vlado abbia fatto bene, considerando le pedine a disposizione. La Nati ha mostrato, durante la sua gestione, una buona proprietà di palleggio, qualche giocatore di alto livello e una conseguente capacità di saper imporre il proprio gioco. I rossocrociati, finora, si sono però dovuti inchinare a squadre di prima fascia, come l’Inghilterra durante le qualificazioni europee, e il Portogallo, nell’epilogo del girone di qualificazione mondiale (a Basilea riuscirono invece a prevalere, ma i lusitani non schierarono Cristiano Ronaldo, a causa di un infortunio). Questo particolare, unito a una certa difficoltà in fase di finalizzazione, sono elementi che bastano, secondo i detrattori, a dire che la Svizzera non ha ancora fatto il definitivo salto di qualità per entrare tra le nazionali di primo livello, europeo e mondiale. E qua, di solito, viene citato il proverbio di cui parlavamo sopra.

Vlado, davanti ai taccuini dei giornalisti, dopo la decisiva partita di Basilea, ha comunque ammesso che ci sono dei problemi, e che lavorerà alla loro soluzione, in questi mesi che lo separano dai Mondiali. Di sicuro, uno dei più importanti è l’impiego saltuario, nei rispettivi club, di alcuni giocatori chiave (Mehmedi e Džemaili su tutti), tant’è vero che li ha spronati alla ricerca di una soluzione, nel corso della campagna di trasferimenti invernale, che permetta loro di essere schierati con continuità. Sono pochi gli elementi che giocano in Svizzera, tra l’altro: uno di loro è Lang del Basilea (nella foto) il quale, disputando anche la Champions con i renani, ha un curriculum ad alto livello.

Quello del gol è un altro importante aspetto, che il tecnico ha promesso di curare. I fischi dei tifosi nei confronti di Seferović hanno senz’altro lasciato il segno: tuttavia, si tratta solo di un aspetto del problema. Ci sarà da risolvere la convivenza Shaqiri/Embolo, per esempio. Il selezionatore ha parlato chiaro: la chiave potrebbe essere, anche, una rivoluzione tattica, che possa consentire agli elvetici una diversa presenza in area, con tutto ciò che potrebbe conseguirne in ottica di prolificità. Insomma, il futuro della Nati è ancora tutto da scrivere. E vedremo, a questo punto, cosa saprà fare Vladimir Petković, e chi avrà ragione tra i suoi sostenitori e i detrattori.

 

Condividi
Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.