WBA, esonerato Pulis: la crisi di gioco del “never relegated manager”

Immagine tratta dal profilo Twitter del West Bromwich Albion https://twitter.com/WBA

In Inghilterra, assegnare un soprannome agli allenatori è ormai una tradizione consolidata da tanti anni. Non tutti ne hanno avuto uno, ma dagli “Special One” e “Two” Mourinho e Villas-Boas, fino al “Normal One” Klopp, i quotidiani e tifosi d’Oltremanica hanno spesso dato libero sfogo alla propria fantasia, finendo spesso anche per fare ironia (come il “Fourth One” Wenger, riferito ai continui quarti posti in classifica conquistati dall’Arsenal per tanti anni di fila). Tra i manager meno in luce dal punto di vista mediatico, però, spicca il soprannome attribuito a Tony Pulisthe never relegated man. 25 anni di carriera in panchina e nemmeno una retrocessione per il tecnico gallese: non male per un allenatore che in così tanti anni ha sempre guidato società di serie inferiori o di livello medio-basso in Premier League.

Nella massima serie inglese, Pulis ha saputo guadagnarsi negli anni una reputazione e un rispetto notevoli, fino a diventare il sogno proibito di tutte le squadre bisognose di costruire delle rose in grado di raggiungere senza troppi patemi la salvezza. Era andata così con lo Stoke City, che proprio il gallese aveva trascinato dalla promozione in Premier League fino a una storica prima volta in Europa League, e anche con il Crystal Palace, riuscito a conquistare tre anni fa una salvezza al limite dell’impossibile grazie al cambio di panchina al posto del disastroso Holloway. Nel gennaio 2015, un curriculum simile non poteva passare inosservato da parte della dirigenza del West Bromwich Albion, alla ricerca di un sostituto dell’esonerato Irvine in grado di mantenere nella massima serie una squadra che, dopo tanti anni di continui sali-scendi tra Premier League e Championship, stava finalmente trovando una certa continuità di progetto.

Con i Baggies è cominciata così una storia d’amore durata tre anni, segnata da continue salvezze conquistate con ampio anticipo (chiudendo nelle ultime tre stagioni al tredicesimo, quattordicesimo e, infine, decimo posto in classifica) e da prestazioni forse non belle dal punto di vista dello spettacolo, ma certamente molto solide ed efficaci, nel tradizionale stile di gioco “inglese” di Pulis. Merito della bravura del gallese nel creare una squadra molto fisica e pratica, ma in parte anche di una dirigenza che ha avuto finalmente il coraggio di investire sul mercato, portando al The Hawthorns anche nomi di prestigio come Evans, Rondón, Chadli e, in ultimo, il polacco ex PSG e Siviglia Krychowiak.

All’improvviso, però, l’idillio si è rotto. Due vittorie nelle ultime 21 gare di campionato disputate, soltanto 10 punti guadagnati finora, solo uno in più del West Ham terzultimo in classifica, e un pesante 4-0 subito in casa nella giornata di sabato contro il Chelsea. Un crollo non semplice da spiegare per una squadra che in estate aveva confermato tutti i suoi migliori elementi, aggiungendo pochi tasselli, ma ben mirati per garantire una rosa al passo con il crescente livello del campionato. Fatta eccezione per le prime gare (7 punti nelle prime 3 disputate), però, il WBA non è più stata la squadra ostica dello scorso anno e le statistiche hanno confermato il netto calo di rendimento: dal record del 29% di gare vinte e una media di meno di un gol a partita (0.99), i Baggies sono attualmente la peggior squadra per possesso palla, terzultima per occasioni create (davanti a Brighton e Swansea) e quartultima per numero di reti segnate (hanno fatto peggio solo Crystal Palace, Swansea e Huddersfield).

Da questi dati, insomma, emerge il grande problema che è costato caro alla panchina di Pulis, con l’emersione di un classico effetto collaterale del suo modo di insegnare calcio: l’atteggiamento troppo rinunciatario della squadra. Accusa che, tra l’altro, gli fu rivolta nel 2013 anche dalla dirigenza dello Stoke City per le brutte prestazioni, ritenute troppo “inglesi”, in giro per l’Europa. Ma questo aspetto ha avuto riflessi anche sulle scelte tattiche, come il passaggio alla difesa a tre e altrettanti centrocampisti con quasi esclusive caratteristiche difensive come Barry, Livermore e Krychowiak a copertura, delle ultime gare disputate, che fossero in casa o in trasferta, contro Chelsea o Manchester City oppure contro avversari più abbordabili come Huddersfield e Southampton.

Il brutto inizio di stagione del WBA ha dunque cancellato con un colpo di spugna gli storici risultati delle ultime stagioni (il decimo posto dello scorso anno, come rileva Sky Sports UK, è stato uno dei posizionamenti migliori della storia dei Baggies). Il calcio moderno, sempre più veloce nel gioco e nei cambiamenti, non permette di rimanere troppo a lungo legati ai ricordi del passato: ecco perché la scelta della dirigenza potrebbe essere arrivata al momento giusto, nella speranza di dare all’ambiente una scossa che faccia rialzare la testa a una squadra demotivata. E poco importa che la vittima sacrificale, stavolta, sia stata l’allenatore diventato famoso in Inghilterra e nel mondo per non essere mai stato retrocesso. Ma Pulis può e deve già guardare in avanti: con un record simile sul curriculum, non dovremmo attendere molto a lungo prima di vederlo nuovamente in corsa, alla guida di un nuovo progetto di qualche squadra alla disperata ricerca della salvezza.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.